Giuseppe Picone, direttore del corpo di ballo del teatro di San Carlo, ha giocato d’azzardo mettendo vicini i giovani talenti della compagnia napoletana e l’immensa e duratura esperienza di Carla Fracci, ha rischiato ed ha vinto. La serata La Musa della danza. Tanti auguri Carla! è stata un successo. Un vortice di emozioni che in un graduale crescendo ci ha portato dal debutto in ruoli principali, per alcuni giovani della compagnia, alla conferma dell’eccellenza di alcune coppie destinate ad una fulgida carriera, fino alla celebrazione di un’artista che con la sua sola presenza è ancora capace di riempire la scena: Carla Fracci. Avrebbe potuto essere un corto circuito avvicinare giovani emozionati e con qualche insicurezza  ad alcuni veri  “mostri” della scena, come Fracci, Picone e la coppia del New York City Ballet, Tyler Peck e Robert Fairchild.  Invece così non è stato, è stata una grande festa della danza in cui si è creato  un sottile filo conduttore esaltato dal brano creato per Carla Fracci, da Picone e dal marito –regista  Beppe Menegatti: Domani futuro di giovinezza. Ma andiamo con ordine: la prima parte della serata era incentrata su brani del repertorio classico-romantico che sono stati alcuni dei cavalli di battaglia della stella milanese: Lo spettro della rosa,  Adagio della Rosa e Grand Pas da Bella addormentata, La SYlphide e il Grand Pas da Raymonda.  E’ stata una bella prova di rigore tecnico e di personalità per i talenti della compagnia napoletana, qualcuno non ancora impeccabile per presenza scenica o per fedeltà allo stile coreografico interpretato, ma tutti dotati di bellezza fisica e preparazione tecnica. Si può solo migliorare, considerando questa esperienza un punto di partenza, e non certo di arrivo,  per la ricerca di qualità che  Giuseppe Picone ha imposto come obiettivo della sua  direzione, iniziata solo da quaranta giorni. Sono  da segnalare  Salvatore Manzo, sorprendente negli equilibri, nelle sospensioni delle pirouettes, nell’affrontare il ruolo che fu di Nijinsky ne Lo spettro della rosa, affiancato da una dolce Candida Sorrentino; la giovane ma determinata e sicura  Claudia d’Antonio nell’Adagio della Rosa e la coppia Annachiara Amirante e Alessandro Staiano in un rigoroso Pas de deux da Raymonda. Bravi Sara Sancamillo e Carlo de Martino nel Pas de deux da La Sylphide, ma ancora bisognosi di qualche ritocco stilistico,  Luisa Ieluzzi nel Passo a due delle Nozze di Aurora, e Stanislao Capissi, sicuro futuro talento della compagnia, un po’ emozionato dal debutto nel ruolo del principe Desirè.  Una ventata di energia e vitalità è arrivata dal passo a due da Stars and Stripes  di Georges Balanchine, interpretata con maestria assoluta e padronanza della scena dai Principlas  del New York City Ballet: Tyler Peck e Robert Fairchild. Sono un esempio per i giovani e promettenti ballerini napoletani: con linee meno perfette delle loro,  possiedono un controllo tecnico e, nello stesso tempo, un magnetismo che dovranno certamente prendere da modello. La tecnica è essenziale, è il mezzo con cui ci si esprime nel balletto classico, ma non può essere il fine: il pubblico va conquistato con l’emozione, non solo stupito con un virtuosismo. Ed ecco che arriviamo ad un altro elemento che è stato protagonista di queste serate: il pubblico. Che cos’è un artista senza il suo pubblico? senza chi riflette con la partecipazione, il silenzio, l’attenzione, il consenso, tutti i sacrifici e gli sforzi di chi va in scena? Ecco che la festa per Carla Fracci è stata emozionante ed unica perché la protagonista è straordinaria  ma anche perché ha incontrato un pubblico, quello napoletano,  devoto ed appassionato che le ha tributato una standing ovation ad apertura di sipario della seconda parte dello spettacolo quando Carla è finalmente apparsa in quello che è il suo ambiente naturale: un palcoscenico,  con una sbarra, tre specchi ed il pianoforte. Che dire? E’ stato veramente unico! Chi l’ha vista danzare dal vivo o in video nelle sue  indimenticabili Giselle o Giuliette, chi l’ha amata nei vari ruoli di eroina, di donna umile, di sconfitta, o di divinità che Beppe Menegatti negli anni le ha saputo  cucire addosso, si è alzato in piedi ad applaudirla, rompendo un silenzio commosso e magico al suo solo apparire.  Sarebbe bastato anche solo questo, invece ancora una volta con garbo ed eleganza, Menegatti e  Picone,  le hanno ritagliato un brano fatto su misura con una suite  di musiche di Debussy, Bach e Gyorgy Kurtàg, interpretate al pianoforte dall’impeccabile Alexandra Brucher. Attraverso la rievocazione dei suoi partners più amati, Antony Dowell, Eric  Bruhn, Rudolf Nureyev, Paolo Bortoluzzi e Gheorghe Iancu, con un gesto, un magnifico port de bras, un tremito, Fracci ha evocato i suoi personaggi e le eroine del passato, che si sono alternati ai momenti bui, di vita vera, che come ognuno ha attraversato nel proprio percorso esistenziale.  L’apparizione di Giuseppe Picone, splendido ed affettuoso, ha sublimato tutti gli Albrecth della carriera di Fracci, e, forse, tutti i sogni, gli amori, le illusioni che, come il principe, all’alba, ritrovano l’impatto con la triste realtà. Solo il futuro, la gioventù, un piccolo bimbo desideroso di apprendere la danza, restituiscono la gioia e il senso della continuità della vita e dell’arte stessa.  A prosecuzione di un momento così toccante e veritiero,  è iniziata una bellissima successione di  brani neoclassici e contemporanei con le coreografie di Edmondo Tucci, Gianluca Schiavoni, Renato Zanella, Michele Merola, Christopher Wheeldon, in cui tutti i protagonisti della serata hanno danzato con una luce in più, trasmessa forse proprio dalla precedente interpretazione della Fracci. Giuseppe Picone ha danzato con la sua consueta, ma sempre entusiasmante bravura, una riuscita coreografia di Maria Grazia Garofoli: Narciso. Ha concluso la serata una suite musicale dai Carmina Burana, coreografie di Picone, in cui il direttore ha messo in evidenza il corpo di ballo della compagnia del San Carlo.  Il Gala si è concluso  al tempo  di un vivace galop che  ha contribuito a rendere caldo e vibrante l’applauso ritmato di tutto il teatro, felice  e coinvolto dalla gioia di tutti i protagonisti e della  verve della nostra Musa della danza: Carla Fracci.

Roberta Albano