Riceviamo e pubblichiamo da Dafni Pantazopoulou  ballerina, coreografa e storica greca.

Il 25 marzo a Sofia, nell’ambito del Festival Spring Forward di Aerowaves va in scena “Kokoro” performance  di Luna Cenere vista a Napoli al Teatro Nuovo. Un traguardo importante questo di Sofia che la Cenere raggiunge dopo aver conquistato anche numerosi premi e riconoscimenti in Italia.

Kokoro, Una storia evoluzione. Un flusso immaginifico di ombre e associazioni di ricordi in continuo divenire.
Una creatura su un palcoscenico vuoto. Sottosopra, come un embrione che dà vita alla vita stessa. Una creatura indefinita- umana o disumana, non importa – quadrata,
dà vita a due braccia-ali, (le gambe in una visione razionale) e da quadrata diviene multiforme e ovale. Le ali iniziano a schiudere il movimento della creatura, come una neonata
farfalla prepara e scalda le sue ali per il primo volo. Sembra la prima volta che queste ali provino a volare. I muscoli della creatura sono rilassati e concentrati esplorazione delle
loro stesse possibilità. E poi cade.
L’orizzontalità offre una nuova immagine della creatura. Adesso appare come due embrioni, uno rivolto verso il basso, uno verso l’alto, intrappolati in una sola pelle. Un
quadrato come al principio, ma ora più definito. Un essere stanco.  I due embrioni cominciano a
muoversi senza alcuna chiara intenzione.
Sembra vogliano separarsi dalla pelle che li avvolge. Come due gemelli siamesi che condividono una spina dorsale, un cuore. Cercando di crescere come Uno, di
prolungare la loro esplorazione e giungere ad una completa maturità. Cominciano a tremare
ed il frenetico tremolio porta con sé una domanda: cosa succederà quando cesserà? Forse
possono coesistere. Combattono fino allo stremo. Non ci sarà vincitore. Solo un’altra trasformazione.
Un nuovo elemento sta gradualmente apparendo. Piccoli tentacoli emergono dall’ interno della creatura. Come piccoli esploratori, i piccoli umani che conquistarono il corpo di
Gulliver. Cauti e riservati in prima istanza, esplorano la nuova superficie con desiderio sempre
maggiore.  A volte sembra di
vedere le mani di un essere umano che abbracciano la creatura, altre volte, esseri voraci e avidi
nell’atto di nutrirsi, altre ancora, viaggiatori solitari che tentano di incontrarsi  e provare ad attraversare la terra ignota.
Ed ecco la prima riconoscibile posizione di una persona seduta. Ci ricorda la sua effettiva realtà umana. Il Corpo rivede sé stesso come un essere nuovo. Sembra senza dubbio che
porti con sé tracce chiare delle memorie del suo percorso.
Di nuovo verticalità. L’essere si trasforma in una figura femminile. Si presenta come una Medusa contemporanea, una creatura mistica, mitologica con braccia che le fuoriescono
dalla testa e ci osserva, senza paura. Come se fosse sempre stata lì, pronta. Con un movimento lento – senza farci notare alcuna transizione –
inizia il suo ultimo percorso. Un percorso estatico che rivela, in un crescendo, una potente
esplosione.

La luce è usata con maestria
rivelando parti di un corpo che non avevamo mai visto prima. Finalmente si presenta come
un essere integro. Il viaggio troverà il suo compimento e come è cominciato così si
concluderà. Senza transizioni brusche o invenzioni emotive, senza conclusioni frenetiche o
gran finali. Terminerà in un sereno e graduale declino, come la vita stessa.

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