NAPOLI – Il 24 e 25 marzo (ore 20 e 19,30) nella suggestiva sala delle locomotive del Museo Ferroviario di Portici, andrà in scena In viaggio con Degas, spettacolo in cui otto tra i più famosi quadri del pittore e scultore francese Edgard Degas prenderanno vita diventando Tableaux vivants tra danza musica, canto e teatro. L’idea è nata in relazione al fatto che la realizzazione della Ferrovia di Pietrarsa, la prima su rotaie, fu dovuta alla sinergia tra la societá “Chemin de fer de Naples a Nocera e Castellammare” guidata dall’ingegner Armando Giuseppe Bayard de la Vingtrie e il banchiere René Hilaire Degas, nonno dell”artista francese. Lo spettacolo, voluto dal direttore del Museo, curato nella parte coreografica da Irma Cardano con la regia di Laura Zaccaria, gioca sul fascino dei Tableaux vivants e porta gli spettatori alla scoperta della grande sala delle locomotive, uno degli angoli più suggestivi del Museo di Pietrarsa.

Abbiamo incontrato per Campadidanza la coreografa Irma Cardano che sta vivendo un momento professionale veramente esaltante in quanto è da qualche anno protagonista di numerose collaborazioni internazionali.

Tutto è nato per caso circa cinque anni fa, a seguito di un seminario tenuto ad Atene con la Seresta Dance Company dove il mio lavoro è stato apprezzato dalla direttrice del Krshala Dance Theatre di Bangalore in India che mi ha invitato per un workshop. É stata un’esperienza davvero unica lavorare con danzatrici del Katack, un antico stile di danza tradizionale, lavorando sul mio stile contemporaneo. Da questo incontro sono partite collaborazioni con l’Università della stessa città in India e poi inviti in altri paesi. Tra le principali esperienze ricordo il Vanadzor Yerevan State Choreographic College in Armenia ad Erevan, la collaborazione con l’Opera House di Detroit, quella con il Teatro do Engenho Erotides de Campos in Brasile a Piracicaba, e in Russia a San Pietroburgo con l’Herzen Pedagogical University.

Cosa le hanno trasmesso queste esperienze?

Dal punto di vista personale mi ha convinto dell’imprevedibilità della vita, solo dieci anni fa avrei creduto inimmaginabile quello che sta accadendo oggi, mettermi da sola in viaggio per il mondo. Dal punto di vista professionale mi ha ancora una volta insegnato quanto sia apprezzata e rispettata all’estero la danza che ha un suo posto importante sia in realtà teatrali di natura commerciale, che in realtà universitarie ed educative.

Cosa pensa sia stato apprezzato in particolare del suo lavoro?

Nel mondo ci sono tantissimi bravi insegnanti e coreografi, credo che la mia particolare caratteristica venga dal fatto di essere napoletana e di avere una capacità comunicativa rara. Il mio modo di dare lezione è molto istintivo e comunicativo. Ricordo gli abbracci dei ragazzi, dopo i workshop, è qualcosa che travalica il rapporto professionale, e fa parte del nostro modo di essere passionali e diretti. Penso che sia stata particolarmente apprezzata l’intensità con cui trasmetto il mio pensiero e la mia cifra stilistica. Ho incontrato tanti giovani preparatissimi e tecnicamente ineccepibili che puntano molto sulla preparazione fisica, acrobatica, io cerco di fare capire che dietro ogni gesto, ogni movimento, c’è un’emozione, questo tipo di lavoro, dalla caratteristica più teatrale, è sicuramente meno frequente ed è molto apprezzato all’estero.

C’è stato un momento in cui la sua carriera ha avuto una svolta?

Nel 2011, quando non ero certo una ragazzina, ho frequentato il biennio specialistico dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma. È stata un’esperienza faticosissima quella di rimettermi in gioco tra ragazzini, ma è stata anche una spinta professionale inaspettata, con incontri umani e culturali importanti, e mi stupisce che i ragazzi si arrendano alla prima difficoltà e non abbiano voglia di approfondire e capire la radici storiche, teoriche e tecniche di quello che si fa danzando.

Anche negli Stati Uniti ha creato alcune coreografie?

Si ho riprodottoSo Close per la Compagnia Giovanile Detroit Opera House, con cui collaboro ormai da tre anni partecipando anche alla loro Summer School. Hanno un bellissimo teatro dei primi del Novecento in cui è stato davvero emozionante lavorare. Anche in America, dove il lavoro è molto fisico ed atletico, il mio linguaggio più espressivo ha fatto la differenza. Laddove c’è una forte tendenza all’acrobatismo, ritengo sia importante trasmettere alle nuove generazione l’aspetto teatrale e comunicativo del linguaggio coreico.

Ci parli di questa sua ultima fatica In viaggio con Degas:

Il nonno di Degas è stato un finanziatore della prime ferrovia e mi è sembrata una coincidenza davvero notevole. Così è nata questa iniziativa con otto grandi riproduzioni di quadri di Degas in 4 postazioni del museo che prenderanno vita attraverso dei Tableaux coreografici. Le opere rappresentate: “Nel negozio di cappelli, “L’Assenzio”, “Le Stiratrici”, “Lo Stupro”, “L’attesa, “La Tinozza”, “Tre ballerine in una sala prova” e, infine, “Esercizi di giovani spartani”.  Dai quadri saranno estrapolati i personaggi che saranno i ballerini che, di volta in volta, o si distaccano dal quadro o ad esso fanno ritorno. È un lavoro molto impegnativo perché gli spazi non sono pensati per la danza e si deve creare tutto dal nulla. I brani musicali scelti sono tutti di fine ottocento, tranne l’ultimo in cui danza tutta la compagnia composta da Monica Cristiano, Laura Malgieri, Francesca Formisano, Sibilla Celesia, Imma Noemi, Angelo Sacco, Vincenzo Egarese, Luigi d’Aiello, Luca Jack Squadritti. In scena anche l’attore Antonio D’Avino, il soprano Romina Casucci e il pianista Luciano Ruotolo.

                                                 Roberta Albano

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