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Ventiquattro anni, nato a Torre Annunziata, Luca Carannante ha cominciato con la breakdance per poi scoprirsi inaspettamente innamorato della danza classica. Ad undici anni l’ingresso alla scuola di ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, dove si è diplomato e dove è stato, nel 2013, tra i protagonisi del docu-reality “Ballerini – Dietro il Sipario”, in onda su MTV. Solista nell’opera “Troy Game” di Robert North, premiato a Capri da Carla Fracci come giovane promessa del balletto, nel corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo per il Romeo e Giulietta di Massimo Morricone, il danzatore napoletano si racconta a Campadidanza, ripercorrendo cn noi le tappe più significative della sua carriera.

Luca, quando e com’è nata la sua passione per la danza?

E’ nata quando ero ancora un fanciullo, che, frenetico, non riuscivo a star fermo. Ricordo che ero affascinato dalla breakdance, tanto che di lì a poco i miei genitori mi iscrissero in una scuola di danza vicino casa. Ma non durò molto il fascino per la break, visto che subito esplose la mia passione per la danza classica.

Ha studiato alla Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, durante il periodo della direzione di Anna Razzi. Cosa ricorda di quegli anni di studio?

Ho tanti meravigliosi ricordi di quegli anni, ma in particolare riaffiorano alla mia mente l’impegno, la dedizione, la costanza e la curiosità, che fin dal primo giorno hanno accompagnato la mia formazione in scuola.

Qual è stato il momento più difficile degli anni di formazione?

Ho sempre vissuto con il sorriso gli anni trascorsi in scuola, nonostante le tante difficoltà nel superare gli esami, ma anche nel riuscire a conciliare il liceo con la scuola di ballo.

Dalla scuola al mondo del lavoro è stato tutto come si aspettava?

Di certo mi aspettavo che sarebbe stata dura, ma nonostante ciò tutte le esperienze lavorative vissute fino ad ora mi hanno donato emozionanti soddisfazioni e, soprattutto, mi hanno consentito di crescere ancora di più artisticamente.

Chi ha creduto nel suo talento e quando ha capito che la danza sarebbe diventata la sua professione?

La mia direttrice, Anna Razzi, è stata la prima che ha creduto in me, ero piccolo e già dai primi corsi mi inseriva nei balletti della compagnia del teatro. Ricordo il mio stupore nel veder danzare i primi ballerini con il corpo di ballo e restavo affascinato ed incantato da quei movimenti così leggeri e puri. Fu allora che mi resi conto che la danza era il mio sogno e doveva essere il mio futuro.

Quali sono stati i maestri o coreografi che hanno segnato particolarmente la sua crescita artistica?

Ho avuto il piacere e l’onore di studiare e lavorare con tanti maestri, ma sicuramente Iride Sauri e Antonina Randazzo hanno impostato le basi del mio percorso. Mentre Fulvio D’Albero, Susanna Sastro e Amedeo Amodio hanno  contribuito a maturare la mia ambizione artistica.

E’ stato tra i protagonisti di “Ballerini – Dietro Il Sipario”, il docu-reality di MTV. Com’è andata questa parentesi televisiva?

Partecipare come protagonista al docu-reality è stato divertente e molto piacevole. “Ballerini – Dietro il Sipario” è stata un’esperienza significativa, che mi ha permesso di vivere la realtà televisiva fino ad allora estranea. Ho trascorso con il sorriso ed immensa semplicità le riprese. Infatti, spesse volte, ragazzi, anziani, genitori, amici e colleghi mi raccontavano di seguire assiduamente il programma apprezzando il talento e la spensieratezza che trasmettevo nella mia quotidianità.

Più in generale cosa pensa della danza in tv? Parteciperebbe ad un talent come “Amici”?

Senza ombra di dubbio la televisione è il principale strumento di comunicazione. I più coinvolti da questo fenomeno sono i giovani desiderosi di emulare i propri beniamini. Credo che da un po’ di anni ormai il talent “Amici” abbia aumentato in modo significativo la voglia dei giovani di avvicinarsi alla danza. Al momento, per quanto mi riguarda, i miei obiettivi sono altrove, ma chissà…

Nel 2014 è entrato nel corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo. Ha ravvisato delle differenze tra il modo di lavorare nel corpi di ballo napoletano e quello palermitano?

Palermo è una bellissima città piena di gente carismatica come i napoletani. La mia esperienza al Massimo iniziò con il balletto di “Romeo e Giulietta” con le coreografie di Massimo Moricone. Ho vissuto momenti artistici indimenticabili, sarà il teatro, sarà la mia passione, sarà che amo tanto il mio lavoro da non riuscire a trovare alcun aspetto negativo. Però da cuore napoletano fra tutti sceglierei sempre il Teatro di San Carlo.

Ha partecipato al premio Danza Capri International ricevendo premio al merito giovani promesse direttamente da Carla Fracci. Condivide con noi l’emozione di quel momento?

Grazie al maestro Luigi Ferrone che, riconoscendo in me il talento, mi ha dato l’opportunità di partecipare al “Premio Capri”, dove sono stato premiato direttamente da lei, “La Regina della Danza”, porto sempre con me le sue parole dette al termine dello spettacolo: “Non Basta soltanto il talento, è necessaria una grande determinazione, capace di condurti laddove solo le doti non arrivano!”

Cosa le piace fare quando non danza?

Ho tanti hobby, ma nel poco tempo a disposizione mi diletto nella lettura di romanzi d’avventura. Inoltre, avendo la fortuna di vivere in una città ricca d’arte come Napoli è facile imbattersi in mostre ed esposizioni di nuovi artisti contemporanei.

Quale dote non deve mancare ad un danzatore?

Il non sentirsi mai arrivato, ma osare ogni giorno come se fosse il primo, è la dote che ti eleva prima come persona ed inevitabilmente come danzatore.

Ci sono danzatori che ha preso o prende come modello?

Potrei fare una lista, ma senza ombra di dubbio Vaslav Nijinsky, Mikhail Baryshnikov e Rudolf Nureyev.

Qual è il ruolo che maggiormente le è piaciuto interpretare? E quello che sogna di poter fare?

Nella danza non è il ruolo che può piacere più o meno di un altro, ma è l’emozione di calpestare il palcoscenico e la miriade di sensazioni che quel momento è capace di trasmettere.

Qual è la sua personale definizione di danza?

Emozionarsi ed emozionare nella spontanea interpretazione del movimento.

Progetti futuri?

Ritengo che il futuro stesso sia il mio progetto più ambizioso, per questo motivo lascio al tempo il piacere di rivelarlo.

Un sogno nel cassetto?

Sono tanti. Credo che sognare sia facile, ma c’è bisogno di coraggio e tenacia per realizzare i sogni.

 

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