Ciao!

Sono Geltrude S.  ed amo la danza.

L’ argomento che vorrei proporvi questa settimana è : il virtuosismo è virtuoso?

Ovvero, veramente il più bravo nella quantità lo è anche nella qualità? Oppure per essere i più bravi è necessario esserlo rispetto ad un altro? O anche, la danza è una gara di bravura?  Più faccio e più sono?

La danza, ha sempre avuto due anime, una che guarda all’ espressività, l’altra che guarda all’ abilità tecnica. E questa dicotomia è andata avanti per secoli.

Credo che invece di vedere queste prospettive come antagoniste, dovremmo pensarle come due possibilità che si integrino tra loro. Se ci regalano una scatola molto bella, ma vuota, non ne rimaniamo un po’ delusi?  La forma ed il contenuto nella danza formano una unità dinamica, poiché è il corpo stesso del danzatore che diviene opera d’arte. E la danza deve soprattutto comunicare in maniera empatica con chi la guarda, ovvero deve riuscire a far risaltare, evocare, percepire al proprio interlocutore i vari stati d’animo, instaurando un forte legame interpersonale che sposta l’ attenzione dalla semplice osservazione esterna dell’altro a quanto egli sente ed a quanto noi sentiamo interiormente. La danza è un potente mezzo di cambiamento, e non solo delle abilità tecniche del nostro corpo.

E allora mi chiedo : non è che l’eccessiva attenzione al virtuosismo ci sta allontanando dai contenuti? Il virtuosismo è una virtù da ricercare o può diventare un handicap?

 ” Il movimento è quindi di per se stesso un mezzo per trasferire un messaggio estetico ed emozionale dalla coscienza di un individuo a quella di un altro ”  John Martin  critico di danza del New York Times (1893/1984)

 

Aspetto tue

Alla prossima settimana

Geltrude S.