NAPOLI – Il 15 novembre nel Palazzo Corigliano a Napoli si è tenuta una bella Conferenza dal titolo, Le danze degli altri: la folía in musica, danza e letteratura, organizzato dalle docenti Francesca Bellino e Oriana Capezio, in collaborazione con Alessandra Petitti dell’ensemble Dissonanzen. Si è affrontato il tema della folìa -in italiano, follia-  danza  del Quattrocento di origine portoghese, nelle sue molteplici declinazioni  in musica, in letteratura e nell’ambito coreico. Domenica 24 è prevista la seconda parte di questo approccio teorico-pratico ad un tema così affascinante: quello performativo. Al ridotto del Teatro Mercadante, alle ore 21, andrà in scena  lo spettacolo Folìa per Ensemble.

Che cos’è la folìa? Dal punto di vista etimologico il termine deriva dal latino follis, che indicava approssimativamente un qualche sacco o contenitore “pieno d’aria”. Per metafora, nel corso dei secoli, si è arrivati all’accezione odierna che ci porta all’alienazione mentale, ma, durante la conferenza si è meglio chiarito il passaggio semantico che porta da qualcosa “pieno d’aria” -leggero? Che salta e rimbalza? – all’immagine della testa vuota e del folle. Tommaso Rossi, presidente di Ensemble Dissonanzen; Tiziana Pangrazi, docente dell’Università Orientale; Gloria Giordano, docente dell’Accademia Nazionale di Danza; Gianfranco Salvatore, dell’Università del Salento; Francesca Romana Sestili, del Liceo Coreutico Boccioni-Palizzi; la già citata Alessandra Petitti, dell’Ensemble Dissonanzen; Guia Boni Minerva e Paola Gorla, sempre dell’Università Orientale; nell’affrontare in tutte le sfaccettature la folìa hanno chiarito che è un’espressione artistica che, soprattutto nella forma musicale, richiama alla libertà della rimodulazione di uno schema, delle variazioni sul tema. Nella danza barocca, estremamente codificata, è forse l’espressione della libertà creativa che parte da un ritmo lento per arrivare ad impervie accelerazioni. Una danza che non aveva variazioni nel senso moderno del termine, ma “mutanze”. Su questo concetto di elaborazione e reinterpretazione è nato lo spettacolo che andrà in scena domenica.

Abbiamo chiesto ad Alessandra Petitti, coreografa e danzatrice, di presentare il progetto che ha dato vita allo spettacolo.

Da tanti anni ascolto le folìe che hanno realizzato i musicisti di varie epoche, dalla più nota di Corelli a quella di  Pablo de Sarasate. Mi è venuta naturale una riflessione su come mai quel tema armonico muova così tanto sia nella danza che nella musica, fino alla versione più moderna di Krzysztof Penderecki, del 2013, che abbiamo la fortuna di poter riproporre. Nell’Ensemble c’è lo straordinario Daniele Colombo che ha avuto il privilegio di studiarla e ce la riproporrà.  Parlando anche con Tommaso Rossi, di come festeggiare i venticinque anni dell’Ensemble Dissonanzen, con quattro spettacoli al teatro Mercadante, mi è venuto naturale proporre una serata sul tema musicale e coreico della folìa. Similmente  con Francesca Bellino è nato il progetto della Conferenza Le danze degli altri all’Università Orientale. Credo sia stato interessante che i ragazzi del Liceo coreutico abbiano elaborato le variazioni coreografiche, secondo i criteri coreutici, ma su ispirazione della folìa di Corelli. Mi sembra importante affrontare anche gli aspetti teoretici della danza che per me è una “sapienza”.

In effetti sembra che non tutti lo ricordino abbastanza…

Il mio obiettivo con la Conferenza, infatti, è stato unire teoria e pratica e, in questo senso, esemplare sarà l’apertura dello spettacolo di domenica affidato a Gloria Giordano, docente di teorie della danza in Accademia di danza, ma anche ricercatrice e performer, che danzerà estratti da Les Folies d’Espagne di Guillaume-LouisPécour e Raul Auger Feuillet (1700-1704 circa) e dalle Folias di Juan Antonio Jaque, nella ricostruzione della coreografa e studiosa Anna Yepes. L’accompagnamento musicale sarà la Folias echa para mi Seňora Doňa Tarolilla De Carallnos di Andrea Falconieri su esecuzione eimprovvisazione de l’Ensemble Dissonanzen e Luigi Ceccarelli.

Come nasce il suo interesse per la musica e la danza Barocca?

Nello specifico io non mi occupo di danza barocca, lo fa meravigliosamente Gloria Giordano! Amo molto la musica barocca e ho sempre cercato di inserirla nella mia interpretazione coreografica contemporanea. Poi ho lavorato a lungo in passato con Antonio Florio e il suo Centro di Musica Antica, collaborando per l’allestimento del Didone ed Enea di Henry Pucell, ho lavorato su materiali Seicenteschi e Settecenteschi con il Tenore Pino di Vittorio, ma sempre utilizzato il mio vocabolario e le mie conoscenze di danza contemporanea. Nello spettacolo di domenica il tema della folìa viaggerà avanti e indietro nel tempo.

Chi altro parteciperà allo spettacolo?

Con me danzerà Giacomo Calabrese che ha un’ottima attitudine all’improvvisazione. Per legare le sonorità differenti, ad esempio nel passaggio dalla musica antica dell’inizio di Gloria Giordano , alle altre, ci sarà l’intervento di Luigi Ceccarelli che compie una vera e propria regia del suono. Il centro dello spettacolo è il solo di  Penderecki, poi si  passerà al Ricercare a due voci di Vincenzo Galilei, per concludere con la follia delle folie: Sonata in re min. op.5 n.12 “La Folia“ per violino e basso continuo di Arcangelo Corelli. Oltre ai musicisti già citati ci saranno  Ciro Longobardi al clavicembalo, Tommaso Rossi e Raffaele Di Donna ai flauti. I costumi sono di Antonia Dilorenzo e di Mimì Grassi per Gloria Giordano, le luci di Marco Schiavoni e Andrea Veneri assistente alla regia del suono. Ispirandoci alla suggestione della folìa, il lavoro di musicisti e danzatori si dipanerà nell’orbita di una variazione infinita che accoglie, consola e spinge verso nuovi orizzonti.

Roberta Albano

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