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Il “pentagramma multi-artistico” di Sonia Nifosi

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“Mi piace pensare al mio Danzatore come ad un fine scultore che mosso dalla sua emozione si trova all’interno della creta e che dal di dentro da forma alla sua opera d’arte.”

                                                                           (Sonia Nifosi)

Coreografa, soggettista, sceneggiatrice e regista, Sonia Nifosi è dal 1995 un’artista a pieno titolo sulla scena italiana e non solo. Oltre venti produzioni rappresentate in Italia e all’estero utilizzando con grande versatilità stili diversi e ispirandosi a diverse tematiche emozionali, filosofiche e psicologiche. “Volo fra pensieri di luce”, “Giulietta degli Spiriti”, “Della Prova e Del Viaggio” e il suo ultimo e fortunatissimo “Un Americano a Parigi, l’importanza delle idee”, sono solo alcuni dei successi, frutti della sua continua ricerca. La coreografa ci racconta il suo ultimo lavoro in scena in questi giorni al Teatro degli Eroi di Roma: Picasso.

Picasso, il genio della pittura del XX secolo, è raccontato nella sua ultima creazione che in questi giorni sta riscuotendo notevoli consensi sulla scena romana. Come nasce lo spettacolo?

Picasso nasce dalla mostra dello scorso anno a Roma basata sulle esperienze dell’artista con i Ballets Russes. L’idea dello spettacolo parte dal fatto che il pittore avesse lavorato con la compagnia di Diaghilev e soprattutto prende ispirazione dalla sua evoluzione stilistica che va dal periodo blu al periodo rosa al cubismo. Conosciuto soprattutto per la sua destrutturazione della pittura, Picasso è tante altre cose. Ispirandomi da molti anni alla pittura e utilizzando per la mia arte diversi stili di danza, mi sono sentita molto vicina all’artista. Mi sono chiesta:<< Perché non provare a rappresentarlo utilizzando più stili? >>. La partenza è stata una minuziosa ricerca sulla sua vita artistica, ma anche privata. Sono citazioni dei Ballets Russes i tutù che indossano le danzatrici in alcune scene, ad esempio. A livello coreografico altro esempio sono le posizioni che vengono fuori dalle pitture e dai disegni che Picasso aveva fatto nel momento in cui era fidanzato con Ol’ga Chochlova. Per la partitura musicale ho utilizzato, con cognizione di causa, autori che sono stati suoi amici o hanno avuto in qualche modo a che fare con lui, tra questi anche Debussy e a Stravinskij. Uno spettacolo da scoprire costruito su un “pentagramma multia-artistico”. Abbiamo la narrazione di un attore in scena che lo spettatore scopre solo alla fine essere la voce del figlio di Picasso. Ci sono anche le voci dei doppiatori che ho inserito all’interno della musica. Niente è messo a caso. La danza è in evoluzione come la pittura dell’artista: nel periodo blu ho usato una tecnica neoclassica, una danza più caratteristica per l’Arlecchino, una coreografia destrutturata per il Guernica.

Quando nasce la Motion Dance Group?

La compagnia è nata nel 1995 con il nome di Gruppomagnetika, è diventata in seguito Motion Dance Group mantenendo sempre la mia firma coreografica. Ha avuto diverse evoluzioni stilistiche visibili nella cronologia degli spettacoli, determinate dalla mia continua ricerca che nel tempo ha mutato la concezione della mia arte. In Picasso ho riutilizzato la tecnica di lavoro che trova origine nell’ ispirazione pittorica, sperimentata già nel 1998 in Quem Quaeritis. Per molto tempo ho lavorato anche con il teatro danza utilizzando uno stile neoclassico e contemporaneo. Determinante in questo è stata la mia partecipazione al Mudra come borsista. Credo di aver aperto gli occhi sull’arte attraverso Béjart, fonte d’ispirazione non tanto come tecnica quanto come idea di teatro e di creazione artistica. Sì, quel lavoro sicuramente ancora oggi mi accompagna! C’ è poi il lavoro sull’aspetto interpretativo delle parole che diventano musica per il corpo, in collaborazione con attori e doppiatori. Le loro voci, in un certo modo, diventavano musica per i danzatori. Oggi il mio teatro è composto dalla musica, dalle parole, dalle pittura, dalla danza e dalla scultura. Credo che la mia danza debba nascere da un pensiero che può essere anche un “non pensiero”, chiaramente voluto. Il movimento deve scaturire da un bisogno interiore. Ai tempi di Alfine di volare (1997), la mia danza era prettamente di stile neoclassico, béjartiana, poi però l’esigenza degli spettacoli successivi ha voluto che diventasse più teatro-danza.

Quali peculiarità ritiene siano necessarie per i suoi danzatori? I danzatori con cui lavoro devono sicuramente avere una fortissima base classica, al livello estetico non necessariamente devono rappresentare il ballerino classico nel senso assoluto. E’ importante che abbiano una forte partecipazione emotiva nell’ espressione del loro movimento. Devono avere una mentalità aperta, che abbiano svolto un ottimo studio classico ma che si siano formati poi studiando modern. Inizialmente lavoravo prettamente con danzatori classici, oggi invece cerco elementi versatili e quindi spesso lavoro con persone che hanno studiato con me, questo mi permette di creare più velocemente. La formazione è fondamentale in questo caso. In Picasso danzano Davide Nardi il primo ballerino della compagnia formatosi sotto il mio insegnamento. Davide è molto versatile, lodato dalla critica per la sua capacità di passare da uno stile all’altro con molta facilità. Le due soliste, Vanessa Costabile e Valeria Bertoni, si muovono molto bene all’interno dei quadri di teatro danza dove si richiede maggiore espressività.

E’ già in progetto un nuovo spettacolo? Il 17 marzo al Teatro Marconi ci sarà la prima romana di Furioso Orlando già andato in scena a Garfagnana in provincia di Lucca.

Fabiola Pasqualitto

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