La crisi che attanaglia l’arte italiana in ogni sua forma procede senza sosta e la danza pare essere sempre più la vittima sacrificale da immolare sull’altare dell’indecenza. Corpi di ballo che chiudono e corpi di ballo in crisi, fondi succulenti spesi male ed enormi buchi finanziari causati dalla cattiva gestione di chi si trova a ricoprire ruoli manageriali non essendone all’altezza. Una politica frutto di clientelismi e scambi di favori fa sì che a dirigere e gestire le problematiche connesse alle fondazioni liriche siano per lo più persone che l’arte la subiscono e non l’agiscono. Subire l’arte vuol dire non avere la minima idea del guadagno in termini economici che può verificarsi per le casse dello Stato e per quelle dei singoli teatri: uno spettacolo messo in piedi con un corpo di ballo composto da professionisti di alto profilo, e in Italia ce ne sono davvero tanti, étoiles di fama internazionali, registi e coreografi contemporanei che hanno presa sul pubblico per innovazione e gusto sopraffino, balletti dal repertorio classico, mettono in moto un meccanismo perfetto che porta profitto, in primo luogo alle tasche di chi teatro lo fa direttamente, ma anche al circuito alberghiero, ristoratore, dei trasporti e dei servizi. Insomma, basterebbe un minimo di indagine di mercato più approfondita per comprendere, senza troppo sforzo, che la danza è portatrice sana di denaro. Portatrice sana pare essere proprio la denominazione corretta infatti la danza genera flussi enormi di guadagni, pare sia l’unico tipo di rappresentazione teatrale a garantire il sold out nella maggior parte dei casi – si pensi al balletto classico – , generando quindi un gran ritorno in termini di guadagno, ma non viene toccata da questo flusso che, per dinamiche assurde che oscillano da una mentalità mafiosa a quella profondamente ignorante e ottusa, finiscono per essere incanalati in stipendi da capogiro e investimenti in altri settori.

La Compagnia Maggio Danza che fin dagli anni ’60 ha affiancato con successo il Maggio Musicale Fiorentino ha chiuso i battenti tra l’indignazione di molti e l’indifferenza di moltissimi, da alcune dichiarazioni risalenti all’epoca dei fatti si deduce che alcuni ballerini siano addirittura stati incentivati ad andare altrove, altri esausti a rassegnare le proprie dimissioni e gli ultimi quattro superstiti invece licenziati con provvedimenti individuali. Oggi è la Fondazione dell’Arena di Verona a soffrire e per urlare a tutti il proprio dolore e la propria impotenza organizza sit in di protesta per le strade della città senza però perdere la caratterizzazione artistica: sinfonie, danze, improvvisazioni hanno invaso le stradine del centro storico nel tentativo ben riuscito, stando a quanto riportato sul blog S.O.S. Fondazione Arena di Verona messo in rete dagli stessi lavoratori, di avvicinare e sensibilizzare i passanti riguardo la tragicità dei fatti. Sul blog si leggono queste sconcertanti parole tale pubblico cittadino improvvisato, oltre a gradire i vari fuori programma musicali, si é dimostrato molto sensibile ai problemi dei lavoratori del Teatro e più in generale a quelli della Fondazione Arena, ponendo domande ed instaurando un vero e proprio dialogo con i lavoratori stessi, dimostrando così un interesse da parte della cittadinanza che di certo non stupisce. 

dichiarazione pubblicata sul blog dei lavoratori dell'arena di Veona
dichiarazione pubblicata sul blog dei lavoratori dell’arena di Verona

Le altre fondazioni liriche si stringono intorno al sofferente di turno e proprio i lavoratori del Teatro San Carlo di Napoli pubblicano una lettera di sostegno morale e umano per i colleghi veronesi in cui si legge: la rappresentanza unitaria del teatro San Carlo e i lavoratori tutti, manifestano solidarietà e disponibilità in questo drammatico momento e pronti ad intervenire a manifestazioni ed azioni necessarie per dare sostegno ai colleghi della Fondazione. E aggiungiamo pure che se i lavoratori del nostro Massimo sono per ora salvi è anche e soprattutto grazie al sostegno del sindaco della città di Napoli Luigi De Magistris sostegno che invece manca ai lavoratori di Verona stando alle loro stesse dichiarazioni pubbliche.

lettera dei lavoratori del Teatro San Carlo
lettera dei lavoratori del Teatro San Carlo per i colleghi di Verona

Come al solito il problema è sempre il medesimo: l’interesse di pochi distrugge il lavoro di tanti e quando quei tanti appartengono al mondo della cultura e dell’arte la faccenda interessa ancora di meno. Non è uno scandalo che in un paese come il nostro che ha fatto davvero la storia, che ha partorito i più grandi talenti e geni dell’universo artistico mondiale si verifichino fatti di questa gravità e i mezzi di comunicazione, dai tg nazionali ai quotidiani, non diffondano la notizia e non sollevino il caso come invece avviene ad esempio nel mondo del calcio? E’ in atto una vera e propria opera di abbrutimento degli italiani, perché, se ad una nazione si toglie lentamente e in maniera silenziosa la cultura spacciandola per puro intrattenimento di cui si può benissimo fare a meno, si giunge ad un punto di non ritorno. O forse ci siamo già.

Manuela Barbato