L’Aterballetto è una delle più rinomate e prestigiose compagnie di danza in Italia.
Nata nel 1977 come Compagnia di Balletto dei Teatri dell’Emilia Romagna, dal 1979 ha assunto la denominazione Aterballetto sotto la guida di Amedeo Amodio, che l’ha diretta per quasi 18 anni.

Nel corso del tempo sono stati molti gli artisti di fama internazionale ad aver lavorato con la compagnia. Oltre a Mauro Bigonzetti, che ne è stato direttore artistico dal 1997 al 2007 e coreografo principale fino al 2012, l’Aterballetto vanta prestigiose collaborazioni con alcuni tra i più grandi coreografi contemporanei quali: Jiri Kylian, William Forsythe, Ohad Naharin, Johan Inger, Andonis Foniadakis, Fabrizio Monteverde e Jacopo Godani.

Dallo scorso settembre, Gigi Cristoforetti è subentrato a Giovanni Ottolini nella direzione dell’Aterballetto, che continua a essere, anche in campo internazionale, una delle più importanti realtà per quanto riguarda il balletto e la danza contemporanea.

Per avere un’idea di che cosa rappresenti in Italia, basterebbe domandare a un qualsiasi ragazzo che studia danza che cosa significherebbe entrare a far parte della compagnia. L’Aterballetto è il sogno di ogni danzatore! Sono in pochi però, soltanto i migliori, a coronare questo sogno.

Di seguito, la testimonianza di Saul Daniele Ardillo e di Grace Lyell, due membri della compagnia.

Saul Daniele Ardillo – photo Calvani

Saul Daniele Ardillo

A 13 anni hai iniziato a studiare danza. Che cosa ha spinto un ragazzino della provincia di Bari verso un mondo affascinante ma che richiede grandi sacrifici e una totale dedizione?
Hai sempre ricevuto appoggio, sostegno e comprensione da parte di amici e parenti?

Ero un ragazzino sensibile, molto introverso e spesso balbuziente. Mi piaceva lo sport e mi piaceva la musica, che preferivo di gran lunga alle urla dei compagni di squadra della scuola di calcetto. Credo che ciò mi abbia spinto verso la danza, un mondo dove la sensibilità ha la precedenza su tutto.
Amici e genitori mi hanno sempre sostenuto e credo che i sacrifici fatti e il senso del dovere siano anche una conseguenza del desiderio di non deluderli.

Dopo pochissimo tempo hai vinto una borsa di studio presso la scuola del Balletto di Toscana. Com’è avvenuto e come hai vissuto il passaggio da una piccola realtà a uno dei più grandi e prestigiosi Enti italiani della danza?

Nel 2003 partecipai a un concorso di danza nella città di Montecatini Terme. Un’amica di famiglia viveva a Firenze, così mia madre decise che ci saremmo fermati qualche giorno da lei. Poco tempo prima, al saggio della mia scuola di Bari, un ex-allievo che stava studiando proprio a Firenze, mi disse che se avessi voluto fare il ballerino sarei dovuto andare in una realtà più grande e professionale. Trovandomi lì ne approfittai. Insieme a mia madre lo incontrammo e lui mi presentò Cristina Bozzolini. Per lei feci un’audizione: una sbarra con un corso che stava per iniziare. Ero abbastanza intimorito. Tuttora sono sicuro che le piacqui poco, ma sapeva che non avevo mai studiato danza classica. Subito dopo, nel suo ufficio, si abbassò gli occhiali da vista e mi chiese: “tu vuoi fare il ballerino?” Io le risposi di sì e lei mi disse: “devi lavorare tanto ma ce la puoi fare”. Cosi, accompagnati dalle lacrime di commozione di mia madre, ritornammo a Bari.
Vissi il tutto con l’ingenuità propria di un ragazzino molto giovane. Non avevo paura di vivere da solo a Firenze a neanche quindici anni. L’estate passò velocemente. Sentivo il dolore dei miei genitori crescere così come le frasi “intimidatorie” delle nonne e delle zie che non volevano che vivessi lontano, ma niente mi poteva smuovere.

Dal 2007 fai parte dell’Aterballetto. Che cosa rappresenta questa compagnia per un giovane danzatore e cosa si prova a studiare e a lavorare con i più applauditi coreografi contemporanei d’Italia?

Quando entrai in Aterballetto ero davvero giovane e non potevo far altro che “chinare il capo” di fronte ai miei colleghi. Li guardavo molto e cercavo di farmi un’idea di come volevo diventare da ”grande”. Facevamo belle tournée e pian piano iniziai anche ad avere qualche piccolo ruolo. Era affascinante lavorare con coreografi italiani e stranieri ed ero sempre curioso di conoscere come interpretavano il movimento. Lavorando con tanti artisti, quell’idea – di come volevo essere da “grande” – si delineava lentamente.
Ciò che più mi interessava non era capire i movimenti ma il perché facevano quelli…

ph. by nadir bonazzi

Per l’Aterballetto hai anche creato Esclusa in casa mia (2010); sussURLANDOmi (2011), vincitore del Premio Siae del Festival di Spoleto; Attendere prego (2012); Games (2014); B O R N (2015) e Impersonal deep (2016). Com’è stato passare dal ruolo di ballerino/interprete a quello di coreografo?

Cristina Bozzolini decise di organizzare una serata per giovani coreografi: danzatori della compagnia che avevano voglia di sperimentarsi nella coreografia. Non avevo mai pensato a questo ma con la stessa ingenuità di qualche anno prima, decisi di partecipare al progetto. Non sentivo differenza di ruoli in sala e amavo vedere come qualcosa di astratto prendeva forma, di come i colleghi interpretavano parole e movimenti.
Lo stupore fu tanto quando la SIAE mi assegnò il premio a soli 22 anni.
Negli anni successivi l’ansia da prestazione e l’aspettativa ‘sporcarono’ quella spontaneità neutra e pura di esprimersi… Fortunatamente il tempo ha ripulito.

Di recente c’è stato il passaggio nella direzione dell’Aterballetto da Giovanni Ottolini a Gigi Cristoforetti. Che cosa è cambiato nella compagnia? Nuovi obiettivi, nuovi impulsi, nuove idee?

Sotto la nuova direzione, la compagnia si apre a idee e progetti innovativi senza cancellare tutto ciò che negli anni precedenti è stato costruito. Fra le tante iniziative, le collaborazioni con festival, teatri e coreografi che Gigi Cristoforetti crea, ciò che più mi affascina è la volontà di portare la nostra danza fuori dagli spazi convenzionali di spettacolo. Di sicuro questo facilita nuove idee e impulsi, indispensabili per quest’arte come per tutte le altre.
A mio avviso i cambiamenti sono necessari se si decide di non fermarsi.

A proposito del nuovo anno appena cominciato, quali sono i tuoi propositi e le tue speranze per il 2018?

Nell’ultimo periodo ho scelto di pianificare quasi tutto. In questo nuovo anno, invece, farò lo sforzo mentale di lasciar fluire il “movimento “ rischiando anche di uscire dalla mia “confort zone”. In fondo noi danzatori ci occupiamo di movimento e il movimento non dovrebbe aver paura di muoversi…

Grace Lyell

Grace Lyell

Sei nata a Londra, hai studiato danza in Francia, prima presso il Conservatoire National de Toulouse e successivamente all’Ecole Supérieure de Danse de Cannes – Rossella Hightower. Dal 2011, prima ancora di diplomarti, hai iniziato a lavorare per La Companyia Juvenil de Ballet de Catalunya, per poi approdare in Olanda alla Nederlands Dans Theater 2.
Puoi raccontarci come la danza abbia determinato tutti questi cambiamenti dando una direzione sempre diversa alla tua vita?

A dire la verità, sono solo stata fortunata ad arrivare dove sono oggi, perché non era il mio piano originale quello di avere una vita guidata della danza.
Ho sempre pensato che per costruire un patrimonio culturale e di vita il più ricco possibile, specialmente in un mondo così vario com’è il nostro, sia essenziale imparare a muoversi in diversi ambienti, confrontandosi con persone, culture, modi di fare e di pensare sempre differenti.
Per questa ragione, a 14 anni sono andata via di casa. Volevo scoprire come fosse un vero training di danza. Così mi sono trasferita in Francia, dove, oltre alla danza, ho studiato per conseguire il Baccalauréat in economia. Nello stesso periodo ballavo anche con un gruppo spagnolo, per cercare di variare il più possibile le mie esperienze e facilitare le scelte che avrei fatto una volta finiti gli studi (per me era anche un modo per imparare lo spagnolo e fare nuove amicizie).
A 17 anni, ho iniziato a lavorare presso la Nederlands Dans Theater 2. Esperienza che ha cambiato la mia vita e la mia persona per sempre.
L’anno scorso, poi, a 19 anni, sono arrivata in Italia. Ancora una volta, un cambiamento dovuto alla danza. E qui, continuo la mia avventura!
Tra lo studio, le audizioni, i nuovi lavori, i progetti, le tournées, i viaggi per tornare a casa, etc etc, la danza mi consente di vivere esperienze di vita davvero uniche.

Nonostante la tua giovane età hai già avuto l’opportunità di danzare coreografie di Jiri Kylian, Roger Jeffrey, Johan Inger, Jiri Pokorny, Idan Sharabi, Paul Lightfoot e Sol Léon. Immagino, quindi, tu abbia maturato un gusto personale e preferenze precise in fatto di danza. In tal senso puoi spiegare come una danzatrice straniera vede la danza in Italia e se la tua opinione è cambiata da quando vivi nel nostro Paese?

Non so se ho abbastanza esperienza professionale o di vita per capire veramente ciò che sta succedendo, però la mia impressione è che la danza in Italia si sviluppi in un’atmosfera molto eccitante e importante. L’Italia è un Paese ricco di storia, di tradizioni, con un’identità culturale molto forte e, dal mio punto di vista, tutto ciò si sente anche nella danza. Contemporaneamente, ho anche l’impressione che siamo a un punto di svolta, di nuovi interessi, di curiosità e aperture che sono bellissime da vivere come artista che prende parte attivamente a tali cambiamenti culturali. Questa è la sensazione che ho lavorando all’Aterballetto. Sono felice di ciò che faccio e mi sento stimolata dal mio lavoro e dei miei collegi!
Forse non è la mia opinione a essere cambiata, ma è tutt’intorno a me a essere in atto un vero cambiamento…

Grace Lyell, foto di Nadir Bonazzi

Nel 2016 sei entrata a far parte dell’Aterballetto. Come ci sei approdata? Avevi già visto danzare questa compagnia? In che cosa è differente dalle altre compagnie presso cui hai lavorato?

Presso la NDT, condividevo il camerino con una cara amica, che di tanto in tanto montava i balletti di Kylian per l’Ater. È lei che mi ha parlato della compagnia e del bel lavoro che fa, dell’Italia, del clima (all’epoca vivevo in Olanda…), dei teatri, del cibo e degli italiani!
Non avevo mai visto la compagnia ballare, ma da quello che mi diceva Aurélie, ne ero davvero incuriosita.
Venendo dalla NDT 2, ossia la compagnia giovani, la differenza più grossa per me è l’eta media dei danzatori in compagnia. Per il resto, ci sono tante cose simili.

Già pensi alla tua prossima destinazione o pensi di restare in Italia, a ‘bordo’ dell’Aterballetto, almeno per un po’?

Ho appena compiuto 21 anni e ho già traslocato più di 15 volte nella mia vita, quindi, sarebbe strano fermarmi adesso. D’altro canto, sento che posso ancora prendere tanto dalla compagnia, imparare dalla vostra cultura. Qui ho trovato una specie di piccola bolla magica di danza e felicità, di luce e creatività, che per adesso, vorrei continuare a esplorare!

Anche a te pongo la stessa domanda sull’anno appena cominciato: quali sono i tuoi propositi e le tue speranze per il 2018?

Propositi: sorridere il più possibile, tutto il giorno tutti giorni
Speranze: che la gente sorrida, il più possibile, tutto il giorno tutti giorni 

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