parkin_son015

Padre e figlio: cronistorie e corpi a confronto per camminare insieme oltre il tempo mortale.

Lo spettacolo di Giulio D’Anna, in tour intercontinentale, è approdato ieri alla Sala Assoli di Napoli all’interno della rassegna Quelli che la danza, organizzata dal CDTM, che sta offrendo un’ottima presentazione di danza contemporanea e di ricerca quest’anno.

Lo spettacolo del giovane coreografo ha titolo Parkin’son e nasce proprio dalla volontà di cercare informazioni e terapie su questa malattia che ha colpito il padre.

Giulio ha deciso, infatti, di costruire una danza insieme a suo padre per esorcizzare i sintomi della malattia. La spontaneità e la fisicità sono punti di appoggio evidentissimi e la sperimentazione corporea è molto intensa. Giulio non risparmia nessun arto del proprio corpo per farlo danzare e ha sperimentato prese e momenti di contact-improvisation con il suo partner.

All’inizio, i due si presentano vestiti in abbigliamento quotidiano ed una voce registrata, la loro stessa voce, introduce la storia della loro vita che continuerà per tutto il pezzo. In principio vi era appunto il fisiologico scontro tra padre e figlio che emerge in tutta la parte iniziale dello spettacolo, la normalità di vedere l’altro come proprio specchio senza accettarlo ed il desiderio di allontanarsi e di trovare una propria strada.

Movenze di infanzia ed ironia fanno ridere il pubblico nei momenti in cui Giulio scherza con il corpo del padre e ne fa ironia.

Pian piano i due iniziano a “lottare” pacificamente, nella ricerca delle proprie identità, soprattutto per il figlio: il gioco sul corpo non si arresta mai. Si sfidano sui limiti corporei e ricordano di essere a Napoli, adattando lo spettacolo al tempo ed al luogo in cui si sono trovati.

Il racconto delle due voci narranti non si arresta mai, continuando con date ed avvenimenti, punti di svolta e ricorrenze più frivole.

L’ironia sale nel momento in cui la voce narrante, il padre, chiede al figlio perché non ci sia danza nel loro spettacolo e Giulio allora cerca di accontentarlo proprio lì, in quel momento: i corpi si sfidano di nuovo nel contact e fanno ironia dell’estetica e della forma, purtroppo ed ancora, considerati unica possibilità di danza.

Ma la vera danza che ci stanno facendo vedere i due performers è quella del dialogo tra padre e figlio nel corso della vita, dove, ad un certo punto, capita di dover affrontare la malattia.

Qui, il padre si siede e guarda il figlio soffrire per la conoscenza di tale malattia, quella del morbo di Parkinson, tremore, abbattimento: la danza di Giulio è estrema, sofferta, non accetta.

Il padre lo ferma, ha voglia ancora di danzare con lui e le immagini e le forme che creano con i corpi sono molto belle: si uniscono, si assemblano, si supportano. Il tempo è scandito dalla musica.

La voce narrante informa il pubblico riguardo i sintomi scientifici che ricorrono generalmente in questa malattia ed i due intanto fanno fluttuare i loro arti superiori nella penombra, come se volessero cercare leggerezza e spontaneità.

Affrontare le cose che accadono con naturalezza non è simbolo di frivolezza e superficialità ma di speranza e positivismo continuo ed inarrestabile.

Andando verso la conclusione, Giulio ringrazia Napoli ed espone le prossime date di Parkin’son non per pubblicità, ma perché quello spettacolo è un altro tassello della vita passata insieme al padre che lui vorrebbe eterna. Inizia così portandosi il padre in braccio a fare pronostici sul proseguimento della sua vita, fino a disegnare la sua morte guardata dal padre, una presenza immortale e formativa, che aldilà della malattia vince e non smette mai di far vincere le sfide poste dalla vita a suo figlio.

 

Quelli che la danza 2014

 

Parkin’son

Concept e direzione Giulio D’Anna

Creazione e performance Giulio e Stefano D’Anna

Assistente direzione e produzione Agnese Rosati

Musiche originali Maarten Bokslag

Disegno luci e scene Theresia Knevel e Daniel Caballero

Durata 63 minuti

Prodotto da Fondazione Musica per Roma

in collaborazione con Officina Concordia (un progetto di Comune di San Benedetto del Tronto e AMAT) e Civitanova Casa della Danza (progetto di Civitanova Danza/AMAT).

Con il supporto di Danceworks di Luana Bondi-Ciutti, Anna Maria Quinzi.

Progetto vincitore del Premio Equilibrio Roma 2011

Giulio D’Anna fa parte di Matilde, piattaforma regionale per la nuova scena Marchigiana, un progetto di Regione Marche e AMAT.

In scena, Napoli,  Sala Assoli, 8 marzo 2013 (unica data).