Home Attualità Il “Ghetto” di Mario Piazza è poetico come la pittura di Chagall

Il “Ghetto” di Mario Piazza è poetico come la pittura di Chagall

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Ghetto del coreografo Mario Piazza, è uno spettacolo in continua evoluzione sin dalla sua creazione..

Nel nuovo allestimento per il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Stato di Stara Zagora,con la direzione del ballo di Silvya Tomova, ripresa da Ludovic Party, le scene fanno riferimento ai colori di Marc Chagall, e vengono sviluppati i temi cardine del progetto coreografico  per una nuova visione dei passi a due e assoli alla luce del continuo evolversi di questo progetto.

“Ghetto” dove emozione fa rima con riflessione ed impegno.

Lo spettacolo sarà programmato al Teatro dell’Opera di Stato  di Stara Zagora il 21 maggio 2019, per poi iniziare il tour che vede la seconda tappa il 29 maggio al Teatro Nazionale di Musica di Sofia .

Con Ghetto, premiato con uno dei più importanti riconoscimenti per le Performing Arts dalla European Association for Jewish Culture a Londra, si dà corpo al sogno di ogni minoranza perseguitata e oppressa per appartenenza etnica, orientamento sessuale o credo religioso di uscire dall’isolamento in cui é confinata e conquistare l’agognata libertà attraverso la musica, patrimonio condiviso dell’umanità. Ghetto non più luogo di costrizione ma costruzione di dialogo nel rispetto delle diversità sociali e culturali. 

Il Ghetto diviene quindi simbolo di tutte le discriminazioni, a partire da quello del popolo ebraico; il regista lo rappresenta visionario e poetico come nella pittura di Chagall. I protagonisti David, Sarah e il Rabbino Capo interpretano la vita in un colorato, travolgente caleidoscopio di sentimenti e passioni: l’amore coniugale, il matrimonio, le tradizioni e le feste fino alla disperazione, la deportazione e la tragedia della Shoah. Figura narrante Tikvah (in ebraico speranza) racconta la forza, la fede e la rinascita del popolo d’Israele. A scandire i passi di danza le note di Underground di Goran Bregovic, i brani travolgenti e struggenti della musica kletzmer, i canti gitani come Gelem Gelem a ricordo dello sterminio dei Rom, in un crescente palpito che lascerà commosso e stupefatto lo spettatore.

Il punto di partenza per elaborare questo spettacolo è stato la necessità di affrontare i temi della esclusione e dell’esilio, attraverso l’esplorazione dei ghetti, reali e virtuali, che nascono dalla paura  generata dalla diffidenza.Il ghetto ebraico rappresenta un concentrato di umanità, con la sua memoria storica, tra musiche Klezmer e canti tzigani,una coppia di giovani sposi  è l’emblema del cammino futuro della società. Il lavoro mescola umorismo, e angoscia, dolore e sorriso nella consapevolezza di avere una “Hatikvah” (speranza) che darà la forza necessaria per superare uniti ogni ostacolo.Un affresco danzato di normalità e conoscenza e un messaggio danzato di pace e libertà.” (Mario Piazza)

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