Da vari anni  negli studi di danza si parla di embodied, incarnazione o, meglio, incorporazione dei movimenti e dello spazio nella danza e nel lavoro degli interpreti. In relazione alla percezione del pubblico che ama la danza si tratta di segni riconoscibili che rimandano ad una possibilità di comunicazione, ad una cultura, un repertorio coreutico conosciuto e amato. Nella realtà del danzatore si tratta di addestramento incessante che diventa anche parte del proprio vissuto. Su questo substrato estetico, che si riferisce anche alla tradizione postmoderna,  Niko Piscopo ha creato una coreografia, Sweet Swan Sway, che utilizza l’immaginario creato dal Lago dei cigni, l’immortale balletto di Petipa e Ivanov,  con le musiche di Tchaikovsky, per condurci verso una sua personale  visione del rapporto uomo-donna. Lo spettacolo, chiaro e leggibile, è stato  prodotto da ARB Dance Company, ha debuttato nel marzo scorso al Teatro Bellini che di recente lo ha riproposto per inaugurare la nuova stagione di danza.

In una scena nuda una coppia ripete ossessivamente dei gesti che dall’esprimere affettività passano gradualmente alla violenza, come inevitabile conclusione di un rapporto diseguale e sbilanciato tra uomo e donna.  La protagonista, interpretata da Elisabetta Violante, intensa e sempre vera nel suo agire in scena, rinasce con l’aiuto di tre goffi uccelli (cigni? oche?) che l’aiutano a ritrovarsi e a trasformarsi gradualmente in un cigno. Ma neppure in questo caso il rapporto di coppia riesce ad essere paritario e, dopo una doccia purificatrice allestita in scena dalle ironiche e buffe amiche, interpretate con grande ironia e bravura da Monica Cristiano, Sibilla Celesia e Roberta Zavino,  la donna-cigno diventa una sensuale e prorompente Odile, in nero abito da sera, mentre l’uomo, il principe Sigfrido del balletto, un incisivo Leopoldo Guadagno, viene sopraffatto dai tre uccelli. La rielaborazione operata da Niko Piscopo del tema legato al capolavoro di Petipa – Ivanov ha il merito di  riportare nuovamente l’attenzione sulla protagonista femminile, e il suo doppio Odette-Odile, che aveva perso  centralità nelle innumerevoli riletture novecentesche del balletto. Dalle versioni  più volte  realizzate da Nureyev dal 1966 in poi, infatti, il Principe Sigfrido è diventato sempre più protagonista di un’evoluzione psicologica concentrando su di sé l’importanza dell’azione drammatica. Nella sua personale versione, Illusion- Like Swan Lake (1976), John Neumeier rende il protagonista maschile un emblema della complessità interiore identificandolo con Ludwigh II di Baviera, fino ad arrivare alla celebre rilettura di Mattewh Bourne (1995) in cui tutti i cigni sono maschi. Niko Piscopo, che con coraggio si è inserito in un percorso così egregiamente sperimentato, propone una sua coreografia breve in cui il dualismo impersonato nell’ambivalenza cigno bianco – cigno nero viene sintetizzato come evoluzione del personaggio femminile che supera paure, tradimenti e insicurezze, per acquisire una identità autonoma e ben definita,  a prescindere dal rapporto con l’altro: il maschio.  D’altra parte il personaggio maschile ha anch’egli una identità fragile che si appiglia a desueti modelli machisti e resta svuotato dalla liberazione della compagna. Divertente, a nostro avviso,  è il suo assolo sulla danza spagnola tratta dal III atto del Lago, che riproduce sarcastici cliché da torero. Le citazioni e i riferimenti teatrali e culturali di Piscopo non si limitano al balletto di Tchaikovsky ma rimandano ad una sorta di mondo dionisiaco in cui i cigni-donna divorano il principe Sigfrido-Penteo come delle animalesche baccanti, laddove la sessualità, se eccessivamente  repressa, produce solo distruzione. Il lavoro del coreografo che utilizza il doppio linguaggio coreutico, sia quello classico per i protagonisti che quello contemporaneo per i personaggi grotteschi,  potrebbe sembrare una dissacrazione del balletto classico ma ne rappresenta, invece, un atto di amore perché i codici originari non sono messi in discussione ma vengono riproposti, frammentati, in un caleidoscopio di immagini.

Roberta Albano

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