Cominciamo una nuova rubrica Pliè di pagina , letture ed approfondimenti che ci auguriamo creino interesse e curiosità in chi di danza vive, ma anche in chi la danza la conosce poco o voglia andare oltre l’attualità. Così come è sempre nello spirito del nostro dance magazine. 

Approfondimenti che pubblicheremo anche in più di una puntata.

A firmare la rubrica Gabriella Stazio, editore di Campadidanza, ma prima di tutto coreografa, danzatrice, manager culturale.

 

Per principi della tecnica classica accademica si intendono quelle leggi generali che guidano e dirigono il movimento all’interno di questo codice.

L’esposizione dei principi su cui si fonda la danza classica accademica è naturalmente un esposizione complessa. Infatti in alcuni casi tali principi e le corrispondenti regole applicative,essendo risalenti ai secoli precedenti, sono divenuti così rigidi da essere limitanti, come in altri casi nel lungo corso del tempo, alcuni di essi sono stati abbandonati per facilitare la creazione di un  particolare stile di danza.

Inoltre le grandi scuole di danza classica italiana, russa, francese, inglese, danese hanno elaborato nel tempo sfumature e stili che se pur accomunati dagli stessi principi hanno bisogno di specifiche trattazioni.

Già nel 1589 Thoinot  Arbeau (Digione 1519 – 1596 Langres  )   descrisse in termini generali quali dovessero essere i passi, il contegno ed il comportamento di un ballerino: il portamento, la posizione en dehors degli arti inferiori, il bilanciamento del corpo su una o due gambe, il piazzamento di tutte le parti del corpo nel suo insieme e rispetto a sé stessi, al partner, al pubblico.Dopo di lui molti altri daranno il loro contributo all’evoluzione tecnica di questi principi sviluppati e selezionati per dare una sempre maggiore possibilità di movimento ai ballerini e  per ampliare il grado di espressività della tecnica accademica. Agli inizi del ventesimo secolo la danza classica si uniforma ancora alle severe regole dettate dall’ambiente di Corte, che prevedeva comportamenti predeterminati, convenzionalmente e solo personalità come quella di Michel Fokine (1880-1942) trasformano il balletto in un mezzo espressivo dalle potenzialità più ampie, eliminando il virtuosismo fine a sé stesso, la gestualità affettata e convenzionale, iniziando a liberare il balletto e la tecnica classica accademica da abitudini lunghe secoli.

Ciò non significa che i principi dalla danza classica accademica non siano ancora oggi insegnati e tramandati così come sono stati ereditati dalla tradizione classica, in cui ogni linea ed ogni angolo della testa, del corpo, delle braccia, delle gambe continua ad incarnare i canoni classici di armonia, bellezza delle forme, perfezione, quanto che a tali principi oggi si affiancano possibilità stilistiche ed espressive molto più ampie che fanno del balletto ancora il principale codice di danza della cultura occidentale.

La realizzazione di ogni movimento nella danza classica è limitato dalla struttura anatomica del corpo umano e dalla struttura fisica di ogni singolo ballerino, per cui è necessario comprendere che i principi su cui si basa discendono da un accurato studio anatomico del corpo umano, delle sue regole, delle sue possibilità, delle sue potenzialità.

Inoltre sono determinanti la capacità del ballerino di gestire tutti gli organi, dai nervi ai muscoli, variando il loro grado di tensione di rilassamento.

Tradizione, convenzione, classicismo, stile sono altri degli elementi fondanti di questi principi che non possono comunque rappresentare oggi il limite alla creatività dell’artista sia esso creatore od interprete.

ballet-de-la-nuit-_-il-re-soleLa prima codificazione della danza accademica è opera dellAcadémie Royale de Danse, l’associazione dei maestri di danza fondata nel1661  a Parigi da Luigi XIV, il cui compito è quello di organizzare, classificare i movimenti della danza di corte e della danza teatrale, con la relativa terminologia.

Un comitato composto da tredici maestri di danza ordina in sistema le danze di corte e le danze di carattere esistenti fino a quel momento, per riportare e ristabilire la perfezione nell’arte della danza.

Si stabilisce quindi la terminologia in francese, i principi dinamici, ritmici e le coordinazioni dei passi e dei movimenti della danza classica accademica, che vanno così a comporre una prima stesura unitaria e coerente di quella teoria della danza a cui viene uniformata la didattica della danza francese.

A Charles L. Beauchamp (Versailles 1636 – Parigi 1705), danzatore e coreografo francese e primo direttore della scuola di ballo annessa all’Acadèmie Royale de l’Opèra (1669), viene attribuita da Pierre Rameau l’invenzione delle cinque posizioni del balletto classico o con più probabilità la sistematizzazione e la codificazione definitiva di una pratica già in uso.

Nasce così la figura del ballerino e del coreografo professionista e con la nascita di tale figura inizia il percorso che trasforma la danza in uno spettacolo di balletti a favore di un pubblico.

Dai numerosi manuali sull’arte della danza editi già agli inizi del ‘600 e del ‘700 è possibile dedurre le linee portanti della danza accademica, i caratteri tecnici e stilistici legati ancora all’epoca alla danza di corte,  al gusto ed alla cultura del ceto nobile.

Compostezza, grazia, armonia vanno di pari passo con la costruzione rigorosa dei passi vincolati dalle leggi fisiche che regolano i movimenti del corpo umano. La corretta postura ed il corretto equilibrio si armonizzano con i movimenti delle braccia e delle gambe, regolati dalla proporzione e dalle leggi fisiche sulla gravità. I passi ed i trasferimenti di peso non superano la distanza di un piede e sono coordinati perfettamente con le braccia secondo la naturale legge dell’opposizione.

Già John Weaver (Shrewsbury 1673-1760) coreografo e maestro di danza a cui si deve la traduzione in inglese del testo Choréographie di Raul Feuillet( 1675 – 1730) pubblicato nel 1699, descrive per primo le relazioni esistenti tra le ossa, i legamenti, i muscoli ed i tendini del corpo umano, facendo da battistrada ai principi della tecnica classica dell’epoca grazie al suo studio pubblicato con il titolo Anatomical and Mechanical Lectures upon Dancing (1721)

Verso la fine del ‘700 l’anatomia conquista un ruolo di primaria importanza nella preparazione e cultura del maestro di danza, che per sviluppare una tecnica virtuosa e potente, deve obbligatoriamente conoscere i meccanismi che regolano il mezzo a sua disposizione, il corpo del ballerino, per ottimizzarne le prestazioni.

La riforma legata alla nascita del Ballet d’action di fine ‘700, alle rivoluzioni politiche e sociali dell’epoca, contribuisce ad ampliare le possibilità stilistiche ed espressive della danza classica accademica,attraverso un linguaggio gestuale ispirato alle arti figurative ed al teatro drammatico, in grado di creare  nuove possibilità dinamiche.

La posizione en dehors degli arti inferiori portata fino a 180°, la tecnica dei giri, la ricerca di complessi equilibri, non compromettono i principi fondamentali della danza classica accademica stabiliti dall’Accademia voluta dal Re Sole. I passi sono pensati e costruiti sull’osservazione delle leggi fisiche che regolano i movimenti del corpo umano, e lo studio dell’anatomia del corpo umano offre alla teoria della danza classica gli strumenti necessari per la definizione di regole e leggi per la corretta esecuzione dei passi.

Si sviluppa quindi quella che viene definita teoria della danza classica ovvero  quella complessa disciplina che studia l’applicazione dei principi della danza classica accademica, in relazione alle possibilità anatomico-funzionali del corpo umano, alle sue possibilità e potenzialità ritmico-coordinative, attraverso l’analisi strutturale del movimento coreutico.

Nata verso la metà del ‘600, nel corso del ‘700 e dell’800 la teoria della danza classica si sviluppa come una disciplina di supporto fondamentale ed indispensabile per la corretta pratica della danza classica accademica divenendo quindi materia di studio e di confronto per maestri di danza, coreografi, ballerini.

I numerosi manuali pubblicati da quello di  Raul Auger Feuillet fino ad oggi, sono la testimonianza della vivacità e dell’importanza di questa materia in cui i principi teorici fondamentali della danza  accademica trovano la loro applicazione pratica e metodologica.

Tali principi,continuano ad essere i cardini di questo sistema anche agli inizi del XIX° secolo e divengono la base su cui si fondano le varie correnti o scuole di danza classica europee da quella italiana a quella francese, russa, danese, inglese.

Il linguaggio della tecnica del balletto classico accademico è rimasto ancora oggi in francese, a testimonianza dell’apporto determinante della Francia nel periodo di gestazione del balletto come forma teatrale, anche se questa non è mai stata un’arte esclusivamente francese.

 La formulazione dei principi fondamentali che disciplinano i movimenti della tecnica classica accademica sono quindi il risultato di un percorso di secoli che ha inglobato in una unica materia compatta e coerente l’esperienza dei grandi maestri di danza, la pratica quotidiana del ballerino come del coreografo, la tradizione espressa dalla cultura di danza occidentale e la conservazione di tale tradizione.

I principi su cui si basa la tecnica classica accademica possono essere esposti in maniera rapida e semplificata in:

  • posizione di partenza,portamento
  • en dehors
  • piazzamento  come simmetria, allineamento, orientamento ed èpaulement
  • leggi dell’equilibrio, posa ed àplomb, linea
  • trasferimento del peso,passo
  • coordinazione dei movimenti.                        
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A questi principi poi corrispondono le regole applicative per ogni singola parte del corpo,regole che come abbiamo già detto,si sono evolute nel tempo e che continuano ad evolversi in conseguenza nelle rinnovate esigenze tecnico-stilistiche del balletto moderno e contemporaneo.

 

Gabriella Stazio

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In copertina _ Le cinque posizioni dei piedi _ Rameau

Ballet de la nuit _ Il Re Sole

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