“una danza poetica quella di Azzari, fatta di linee, gesti, parole e suoni, portatrice ancora una volta di un messaggio universale”

                                                                                        (Fabiola Pasqualitto)  

Sold Out alla prima di Gregor, la nuova opera di Francesco Azzari liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Kafka  che lo scorso 4 Aprile  è andata i scena al Teatro Ariston di Gaeta superando tutte le attese. Il balletto ha chiuso la stagione teatrale emozionando il pubblico con una creazione a dir poco toccante. Creatore e al tempo stesso protagonista di un’opera straordinariamente drammatica, il coreografo, a distanza di un anno dalla sua riuscita Aracne, ha stupito nuovamente. Azzari fa un piccolo ritocco al testo drammatico alleggerendone il sapore attraverso l’inserimento di un mondo onirico nel quale Gregor vive la sua trasformazione traendone addirittura beneficio, il risultato è una “metamorfosi” intrisa di un’elegante teatralità.  L’idea più creativa sta sicuramente nella grossa corazza a forma di scarafaggio posta a destra della scena per tutto il tempo del balletto, una struttura in ferro ideata dallo stesso coreografo e realizzata da Mario Leto. E’ questa la vera casa di Gregor, una casa nella casa in cui la sua famiglia continua a vivere insieme alla sua ripugnante presenza. Un’altra novità rispetto al testo Kafkiano è la donna sconosciuta raffigurata nel quadro che nel balletto diventa il simbolo dell’amore. Gregor già trasformato nel sogno entra in un altro sogno ricordando l’amore in uno stupendo passo a due insieme alla donna/fantasma. Azzari ci parla del mondo onirico di Gregor:_…se noi analizzassimo i nostri sogni, molte volte potremmo trovare la soluzione di qualcosa che ci assilla o ci preoccupa.  I sogni sono le nostre paure, le nostre sensazioni che durante la quotidianità rimangono soppresse e nel sogno vengono fuori trasformate in altro . Alla fine, quando Gregor si accorge che era tutto un sogno, ritorna  alla normalità con un animo più sereno, non più annoiato e svogliato… La donna del dipinto (Finisia Bosi) si anima e danza insieme a Gregor che, un po’ uomo e un po’ animale,  vive istanti di pura bellezza dei sentimenti. Subito dopo però la sorella di Gregor (Carla Soscia) entra nella stanza con la ciotola per dargli da mangiare e guarda il quadro come un ingombrante pezzo di arredo da togliere quanto prima insieme al mobilio poiché d’ingombro e se vogliamo dire anche di nessuna utilità ad uno scarafaggio. L’esproprio del quadro simbolo dell’amore scatena in Gregor una forte ira a tal punto da chiamare in suoi aiuto gli altri scarafaggi che invadono la stanza  impaurendo il padre la madre e la sorella. Si unisce ai suoi simili e in una danza energica e nervosa di giovani e tonici corpi dentro aderenti tute nere dalle quali viene fuori tutta la bellezza di queste creature riprovevoli, invidiabili poiché forti della loro diversità. Il padre (Marco Albano), arrabbiato per il comportamento di Gregor, decide di colpirlo con delle grosse mele calate dal cielo causando così la morte del figlio/ scarafaggio ma Gregor in realtà non muore tanto per la mela conficcata nel suo torace quanto per la sofferenza e il disagio provocato alla sua famiglia. Al fianco del padre danza un’ elegante e raffinata Rosanna Leone nei panni della madre di Gregor.Il procuratore, (Valeriano Vaudo) e gli affittuari (Mattia Lucchese, Antonella Notarianni e Alessandro Donzella) avevano visto Gregor trasformato in scarafaggio e quindi erano scappati nel conoscere il suo segreto, questo fa si che Gregor desideri ancora di più la morte. Tutte le otto scene sono tenute insieme da un filo rosso, la cameriera personaggio intelligente e scaltro interpretato da Mariangela Suraci. Molte le citazioni presenti nel balletto come Il Cavatore di Marina di Carrara che tiene il marmo quindi un enorme peso, quello della vita che sente Gregor annoiato e la Nike di Samotracia.

Che la riuscita del balletto sia dovuta più alla sua genialità  coreografica o più alla sua mirabile interpretazione nulla incide sull’affermare l’ eccellente riuscita di Azzari in entrambi i ruoli. Evidente invece è la nuova direzione della sua ricerca che tende verso una teatralità intrisa di più arti. Una danza dalle linee contemporanee che esclude la parola ma non la comunicazione soprattutto di messaggi ben precisi. Una danza intenzionale che muove i sentimenti oltre che i corpi della scena. Complimenti a tutto il corpo di ballo: Alice Greci, MariaPaola Giorgi, Valeria Ricci, Simona Meroli, Giorgia Franzino, Miriam Zottola, Annamaria D’ Arienzo oltre ai già citati sopra. Ricordiamo inoltre il prezioso aiuto regia: Rosanna Lombardini e il disegno luci di Marco De Cesare.

“ Nel mio spettacolo c’è la diversità, la solitudine, la famiglia ma soprattutto il sogno perché io spesso in essi ho trovato le soluzioni per la mia vita, sempre concentrandomi nella loro analisi naturalmente”.   (Francesco Azzari)

Fabiola Pasqualitto

Credit photo: Mario Di Benedetto

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