Incontriamo Gennaro Maione, danzatore  e perfomer attivo sia in Italia che all’estero (ha lavorato in Germania, Francia e Belgio).  Considerato un dei coreografi  emergenti più interessanti in questi giorni, (fino al 4 maggio) è in scena al Teatro Elicantropo con il suo nuovo lavoro “Noi Saremo” di cui è ideatore e creatore insieme a Roberto Giordano, direttore artistico di Palco 11zero8, noto anche lui all’estero soprattutto nel Regno Unito.

Cosa puoi raccontarci della tua formazione, gli chiediamo?

La mia formazione parte da una scuola privata di Napoli diretta da Rossella Rossi in cui ho approfondito prima di tutto lo studio della danza classica con maestri rinomati dell’ambiente partenpeo e poi lo studio della danza contemporanea tecnica Cunningham. Dopo il diploma ho invece deciso di approfondire anche altri linguaggi del contesto contemporaneo viaggiando per l’Europa e sostando soprattutto a Berlino e a Parigi.

Sei passato quindi dallo studio di un contemporaneo di matrice americana ad un contemporaneo più europeo?

Si e posso dire che quella europea è la scuola che sento più mia.

Dopo aver girato e cercato come mai hai poi deciso di tornare?

In realtà non credo di essere tornato, o almeno non in pianta stabile. Ho dei progetti da portare a termine e questo per adesso mi tiene qui.

Qualche progetto sviluppato fuori invece?

Fino all’anno scorso ho lavorato in Belgio per una compagnia di danza contemporanea e l’anno precedente ho lavorato per un’altra compagnia a Parigi e vari altri progetti li ho sviluppati in giro per la Germania con Antonello Tudisco che mi ha poi spronato a cercare la mia forma e il mio stile all’interno della danza contemporanea.

Quando hai cominciato a costruire la tua dimensione di coreografo?

Tutto è iniziato come una sorta di sfida e di scommessa con me stesso ed è successo approfittando di un concorso diretto da Susanna Sastro che si è svolto al teatro le Maschere di Napoli in cui ho presentato un mio studio che è poi diventato un vero e proprio spettacolo andato in scena al Teatro Elicantropo.

Credi di continuare comunque anche con la tua carriera di danzatore oppure stai mettendo in atto un passaggio a coreografo che diventerà poi definitivo?

Fino a quando sarò fisicamente in grado di danzare non credo che mi fermerò. Sono convinto che se smettessi di danzare verrebbe meno l’ispirazione a creare o comunque sarebbe difficile produrre senza sentire sulla pelle.

Tanti danzatori ancora allievi affrontano poi una fase di spaesamento dopo il diploma in cui perdono tutti i punti di riferimento e non sanno che cosa fare. Cosa puoi consigliare?

Ho sempre considerato il diploma come un pezzo di carta che certifica di aver fatto degli studi e nulla più, non bisogna mai fermarsi, non bisogna accontentarsi di studiare e formarsi in una scuola collezionando diplomi e certificati, ma girare e viaggiare in cerca di esperienze e nuovi stimoli. Non c’è certificato migliore della conoscenza e dell’esperienza!

Venendo ad oggi, come sta messa Napoli con la danza contemporanea?

Devo dire che negl’ultimi anni c’è una crescita, soprattutto da parte dei coreografi che hanno tanta voglia di fare, ma credo pure che ci sia poco materiale nel senso d’investimenti. Tante potenzialità e poca difesa della categoria.

Insieme state portando avanti un bel progetto, cosa potete dire al riguardo? Chiedo a tutti e due. 

Gennaro ed io abbiamo fondato una nuova realtà Palco11zero8 che si pone l’obiettvo di far confluire la danza con la recitazione – ci spiega Giordano – Il primo spettacolo che abbiamo creato insieme è “Noi Saremo” in scena in questi giorni al Teatro Elicantropo di Napoli. E’ uno spettacolo di teatrodanza denso dal punto di vista interpretativo ed emozionale che racconta le vicissitudini sentimentali di Verlaine e Rimbaud conosciuti come poeti maledetti. Il lavoro parte dall’analisi dello stato emozionale dei due poeti che vivono una storia d’amore contrastata e difficile. Si racconteranno non solo i sentimenti dei due protagonisti, ma anche gli stati d’animo della moglie di Verlaine che resta comunque una figura irrinunciabile della vita del poeta.

Ci saranno quindi momenti recitati e momenti danzati?

Si, ci saranno il movimento e la parola in un alternarsi di emozioni e interpretazioni. Non c’è recitazione da parte nostra, ma tutto verrà porato avanti con la gestualità del corpo, poi fuori campo la voce della moglie di Verlaine avrà il compito di racconatare dal suo punto di vista ciò che accadeva.

Cosa svela dei due poeti questo lavoro?

Svela la voglia e l’esigenza di andare aldilà di un limite tendendo all’infinito. I testi sono miei, le coreografie sono di Gennaro e le musiche sono scelte in base al loro legame, tanto storico quanto emozionale, con la storia di cui parliamo.

La scelta del titolo “Noi Saremo” a cosa è dovuta?

Si tratta di una poesia di Verlaine dedicata a Rimbaud in cui dichiara di volerlo amare a dispetto degli stolti e di tutti coloro che sicuramente non capiranno. Senza badare a nessuno e senza curarsi di nessuno camminando mano nella mano.

Se volessimo parlare un po’ di Palco11zero8?

Palco11zero8 è una realtà molto giovane, siamo un gruppo di amici che si è riunito mettendo insieme le forze e i mondi di appartenenza come la danza e la recitazione. Cerchiamo di realizzare lavori non scontati, ma poi se ci siamo riusciti…si vedrà!

Gennaro, torniamo a te. Ti rivolgo la domanda che tocca a tutti i miei intervistati: se non la danza cosa?

Avendo studiato Lingue e Letterature Straniere all’Orientale se non avessi danzato avrei provato a fare l’interprete di lingua francese e tedesca.

Per fortuna  che l’hai incontrata la danza! O maledetto quel giorno? Insomma più gioie o più dolori?

Maledetto mai! Anche se a volte nei momenti di rabbia lo dico, ma in realtà non lo penso. Credo che si sia trattato di una scelta molta coraggiosa, anche perché ho dovuto affrontare un mondo che non ha niente di semplice, ma non me ne pento affatto. E’ un sogno che ho sempre coltivato. E’ stata la scelta che avrei fatto comunque e in ogni caso!

Manuela Barbato