Fischi al San Carlo per la modern dance di Trisha Brown

Così titolava  il 6 gennaio 1987  l’articolo di Ermanno Corsi su “La Repubblica”.

Già pregustavo la mia serata.

Il Teatro di San Carlo  di Napoli aveva messo in programma nella stagione 1986/87  non solo una “Carmen” per la regia di Lina Wertmuller e le coreografie di Trisha Brown, ma anche cinque serate , dico 5, di spettacoli con la Trysha Brown Dance Company. In programma Laretal Pass, Opal Loop e il mitico Set and Reset, musiche di Laurie Anderson , scene di Robert Rauscenberg. Con i biglietti prenotati con netto anticipo, ero in un brodo di giuggiole da mesi. Già pregustavo la mia serata. Sarebbero stati a Napoli per mesi per sopralluoghi, accordi, prove. Avrei respirato la stessa aria che respiravano loro, camminato sulle stesse strade su cui poggiavano i loro piedi. Non ero più nella pelle. Riuscii anche a convincere Joffrey Axelroad e Shelly Sabine Senter a tenere stage, lezioni, laboratori, naturalmente con il permesso di Trisha Brown. In effetti loro avrebbero voluto aspettare il debutto, ma non gli diedi tregua. Quando sarebbe capitata una altra occasione come quella? Per anni poi sono ritornati a Napoli ad insegnare, a dare le loro classi, ad uno sparuto gruppo di danzatori contemporanei con semplicità e dedizione.

Teatro di San CarloUna serata memorabile.

La notizia che le scenografie ufficiali di Robert Rauscenberg si erano “perse” nel viaggio in nave  (la nave aveva fatto prima rotta in Portogallo) era già circolata in tutta la città. E che problema c’è ? Rauscenberg rifece delle nuove scenografie proprio a Napoli dove si trovava in quei giorni con materiali di risulta presi da una discarica e li sospese nel vuoto, sopra il palcoscenico : Neapolitans Gults in cui esplora la tridimensionalità del metallo. E finalmente arrivò. La serata si preannunciava essere molto “calda”. La “Carmen” della Wertmuller con le coreografie di Trisha Brown, era già “un caso”. Seduta accanto a Vittoria Ottolenghi, aspettavamo che le luci in sala si spegnessero.

Una serata fantastica

Dopo i primi minuti di Laterl Pass  il pubblico comincia a rumoreggiare, anzi ad urlare dai palchi e dal loggione. Qualcuno inveendo, abbandona il teatro. Poi arrivati a Opal Loop – senza musica – la bagarre è completa. Fischi, versi di animali “scemo, cretino,imbecille”  rimbalzano da un palco ad un altro , dalla platea al loggione. Il pubblico si divise in due fazioni di sostenitori e critici,  ed inizia a fronteggiarsi con  accanimento , in un crescendo che sfocia in veri e propri tafferugli in sala (insomma si arrivò alle mani) al limite della sospensione dello spettacolo per motivi di ordine pubblico (le repliche successive richiesero un servizio di sicurezza rafforzato).

Lateral PassUna serata storica.

Decise ambedue a difendere fino alla morte  Trisha e la modern dance , continuammo a guardare gli impertubabili , fluidi, dinamici danzatori, che come se niente fosse, continuavano a danzare in quello che silenzio non era più.

Per dovere di cronaca devo dire che anche alla mia augusta vicina uscirono dei sibilanti ” scemi Gabriella, sono proprio scemi”. Io me la ridevo a sentirla mentre si avvicinava al mio orecchio esternandomi il suo disappunto, ed allo stesso tempo mi infiammavo sempre di più decisa a non lasciare la mia poltrona benchè a pochi metri ormai si era alla rissa. Ad un certo punto non ce la fece più,si alzò in piedi e nel buio della sala iniziò ad applaudire in maniera forsennata, come solo lei sapeva fare , urlando a ripetizione “bravi, bravi”. La seguii a ruota con tutta la foga della modern dance dentro di me , e così a seguire tutta la fazione di sostenitori .L’arte lo esigeva, la danza e la libertà! Mentre la Trisha Bronw Dance Company si esibiva in una coreografia senza musica nella più assoluta impertubabilità, noi ci azzuffavamo senza ritegno. Chi a suon di applausi e fischi, chi con spintoni e botte. Capuleti e Montecchi o ero alla “prima” della “Sagra della primavera ” di Nijisnky? Non lo sapevo più. Ero esaltata. Uno spettacolo che dividesse il pubblico fino a quel punto, significava qualcosa. ” Tutto il movimento che si è determinato”  commentò Trisha Brown ” è un successo”. Ed uscì sorridente a ringraziare il pubblico con la sua Compagnia al termine di “Set and Reset”  la cui bellezza pacificò gli animi di tutti gli spettatori. Ero certa di aver assistito ad un pezzo di storia. La lunga e complessa storia dell’ arte contemporanea a Napoli.

Oggi.

Oggi , dopo appena 27 anni,  Trisha Brown ritorna a Napoli con  la Compagnia “EDge”  , compagnia post- laurea della London Contemporary Dance School. Il 29 maggio al Teatro Mediterraneo ore 21 grazie ad una idea di Fortunato Angelini, e con il sostegno di molte Associazioni , scuole di danza ed operatori tra cui Emma Cianchi ,che, autotassandosi,  hanno deciso di promuovere questa unica data in Italia, ( e le Istituzioni dove sono?)  presenteranno un programma che comprende coreografie di Trisha Brown, Yael Flexer, Joe Moran, Ben Wright. Un altro passo nella contemporaneità.