Fethon Miozzi è  nato a Roma e si è formato all’Accademia Nazionale di Danza ma, dall’anno del diploma nel 1990, si è trasferito a studiare all’Istituto Coreografico Agrippina Vaganova di S. Pietroburgo ed è presto diventato danzatore presso il Teatro Marijinski e, in breve tempo, star dei teatri russi.   Nel 1993 ha vinto il premio Leonide Massine in Italia. Nel 1997 gli è stato riconosciuto il premio Danzasì per le sue doti fisiche e artistiche, nel 1998 è stato vincitore del premio Danza & Danza quale migliore ballerino italiano nel mondo. E’ stato allievo dei più grandi ballerini del firmamento russo della danza: Konstantin Seergheev, Natalia Dudinskaia, V. Semionov, M. Daukaev, T. Fesenko, Liudmila Kovaleva, N. Pavlova, Makhar Vazhiev. Ha interpretato i principali ruoli del balletto classico e ha avuto una carriera esemplare in Russia che ha anticipato di circa venti anni quella altrettanto spumeggiante di Jacopo Tissi, oggi al Bolshoi. Nel 2008, Altynaj Asylmuratova, allora direttrice dell’ Accademia Vaganova, gli affida la cattedra di docente di Danza Classica che tutt’ora ricopre, unico italiano, dall’epoca di Cecchetti, ad insegnare ininterrottamente in Russia per una scuola così prestigiosa. In Russia è chiamato anche Fyodor Ivanovich, ed alcuni suoi allievi, oggi ballerini professionisti, lo considerano uno dei migliori insegnanti al mondo, esigente ma solare, sempre pronto ad aiutare i suoi studenti. Gli chiediamo di parlare della sua attività e di come veda l’Italia da lontano.

Cosa ha significato per lei, giovane ballerino, accedere all’Accademia Vaganova? 

Quando mi diplomai all’Accademia Nazionale di Danza di Roma nel 1990 ero indeciso dove sarebbe stato meglio perfezionare i miei studi. Avendo vinto una borsa di studio da parte del Ministero degli Esteri, avevo la possibilità di scegliere fra Parigi, Londra, New York Cuba o la Russia.  Il balletto Russo mi aveva sempre affascinato fin da piccolo. I grandi “ mostri sacri” del balletto, Nureyev e Baryshnikov, miei grandi idoli, provenivano dalla superba scuola pietroburghese, quindi quando si trattò di decidere fra Mosca o Pietroburgo, scelsi ovviamente la scuola che mi aveva sempre destato tanta ammirazione : l’Accademia Vaganova, che allora si chiamava scuola coreografica. Mi assegnarono alla classe di due grandi maestri dell’epoca ormai purtroppo defunti: Nikolai Kovmir e in seguito a Yuri Umrikhin che mi portò al diploma. Mi ritrovai in un mondo divino dove vigeva una ferrea disciplina e una grande professionalità. Ricordo che, soprattutto i primi tempi, quando semplicemente entravo nella scuola, avevo la sensazione di entrare in un luogo sacro, simile ad un monastero dove tutto era impeccabile e dove ogni alunno aveva l’obbligo e il piacere di dedicarsi con devozione immensa alla danza.  Mi diplomai a pieni voti nel 1991 e allo spettacolo di diploma ballai il passo a due dal Don Chisciotte. Fui notato dall’allora direttore del balletto del Marijinsky, Oleg Vinogradov che mi invitò ad accedere nella compagnia. Rimasi stupito da quella notizia così inaspettata, soprattutto per il fatto che, allora, la compagnia non accettava stranieri.

Fethon Miozzi ed il maestro Yuri Umrichin

Ci racconti le sue prime esperienze da ballerino del Marjinsky . 

Quando iniziai a lavorare in compagnia, non rimasi per molto tempo nel corpo di ballo. Vinogradov sin dal primo anno cominciò ad assegnarmi subito ruoli da solista. Quell’anno, infatti,  vennero ricostruite  alcune miniature coreografiche del grande coreografo Leonid Yakobson ed io ebbi la fortuna di interpretarne alcune: Divertissement brillant, Jewish wedding, Mazurka, Vestris.  Questa esperienza mi aiutò   notevolmente nella successiva preparazione dei ruoli solistici nei capolavori del repertorio. Primi fra i quali furono il passo a due dei contadini in Giselle e l’ Infiorata a Genzano di Bournonville. Dopo il successo ottenuto, mi furono assegnati già ruoli da primo ballerino come Franz in Coppelia, il principe nello Schiaccianoci di Vasili Vainonen , Colin nella Fille mal gardée nella versione del 1972 di Oleg Vinogradov che, ricostruito apposta per il teatro Marijinsky, ottenne un successo strepitoso. Di li in poi si consolidò la mia carriera da primo ballerino e da guest in diverse compagnie.

 

Che rapporto si era creato tra lei e il pubblico russo? 

Devo dire che il pubblico russo, pur essendo molto esigente e “ viziato”, mi ha accettato subito con grande entusiasmo. Ricordo che all’ inizio ero molto intimidito da questo impatto ma il sostegno e l’amore con cui il pubblico salutava ogni mia rappresentazione, mi ha dato sempre più sicurezza. Ancora oggi vari ballettomani mi scrivono lettere molto toccanti e nostalgiche.

Quale ruolo ha amato di più interpretare?  

E’ sempre difficile dare una preferenza quando ogni ruolo diventa tuo e lo vivi in ogni particolare. Ma forse, dovendo scegliere, è stato il principe Albrecht in Giselle. Questo ruolo l’ho preparato per tanto tempo con maestri eccelsi, studiando ogni scritto riguardante questo capolavoro, cercando di cogliere ogni particolare ed assorbire ogni minuzia  ed esigenza del coreografo.

Badaeva e Miozzi in Giselle

Ha avuto un ballerino a cui si è ispirato nella sua formazione? 

Quando ci si forma in questa professione si hanno sempre idoli differenti, in relazione anche all’età e al gusto che cambiano. Senza dubbio Mikhail Baryshnikov e Vladimir Vassilev sono stati sempre a capo delle mie preferenze. Più tardi ebbi tanta ammirazione per Faroukh Ruzimatov a cui mi ispirai moltissimo, oggi mio caro amico e collega.

Che differenze trova nell’Accademia Vaganova ora che da dieci anni è parte del corpo docente, rispetto agli anni in cui l’ha frequentata da allievo?  

Le differenze riguardano più che altro le esigenze che oggi sono cambiate. Quando infatti io ero allievo, si dava molta più importanza all’ espressività. La tecnica andava in secondo piano, considerando il fatto che l’ allievo l’avrebbe consolidata col tempo ballando in teatro. La scuola, quindi, aveva il compito di dare una base solida da sviluppare. Adesso, considerando il ritmo frenetico, ad esempio del teatro Marijinsky che realizza quasi 25 spettacoli al mese, solo di balletto, anch’io, come docente dei corsi medi e superiori, ho il compito di diplomare allievi con tecnica superba capaci di cimentarsi subito in ruoli impegnativi. Compito arduo e difficile, per noi insegnanti e per gli stessi ragazzi!

L’Accademia, nella sua esperienza di docente, ha cambiato direttori,  Asylmuratova prima e  Tsiskaridze, oggi, in che modo cambia l’istituzione?  è sempre la stessa o cambia a seconda dei suoi leader? 

L’istruzione, la didattica e la metodologia non cambiano ma è ovvio che ogni direttore “ plasma” la scuola a seconda del suo gusto e punti di vista. Assylmuratova, per esempio, dava molta importanza ai galà della scuola sollecitando, anche gli allievi più piccoli, a creare piccole coreografie per sviluppare il proprio interesse per questa professione e la loro creatività. Tsiskaridze, invece, è maggiormente volto ad un tipo di educazione basata sull’ assimilazione del balletto classico tramite grandi capolavori di coreografi eccelsi. Abbiamo infatti nel repertorio della scuola splendide ricostruzioni di antichi balletti quali: La Fata delle Bambole, La Naiade e il Pescatore, La Gioconda, nonché Raimonda di Balanchine e Suite en blanc di Serge Lifar. Tanto per citarne alcuni. Due modi diversi di agire ma entrambi non biasimabili.

 E’ cambiata la costruzione muscolare di un ballerino oggi,  e si è sempre più differenziata dalla formazione di una ballerina,  oppure i due tipi di studio si sono avvicinati? 

La struttura muscolare è stata e sarà sempre differente. Il tipo di studio si è avvicinato per il fatto che oggi si richiedono, per esempio, ai ballerini maschi, doti che prima erano riservate solo alle ballerine come una  rotazione eccessiva, grande elasticità ed apertura o collo del piede.

 Le differenze nel mondo del balletto tra Russia e Italia rispetto agli anni ’90 sono diminuite o si sono acuite? 

C’è sempre stata un’abissale differenza di mentalità e cognizioni fra l’Italia e la Russia nell’ambito del balletto anche negli anni ‘90. L’Italia, purtroppo, non è riuscita a mantenere le sue preziose tradizioni coreutiche, se non in rarissime eccezioni, forse anche a causa di uno scarso interesse da parte dello Stato.

I Corpi di Ballo infatti, di quei pochi Enti Lirici ancora attivi, sono dilaniati da leggi insulse che non favoriscono affatto, anzi seppelliscono qualsiasi sviluppo di quest’arte. La Russia al contrario, essendo stata molto conservatrice, ha non solo mantenuto ma sviluppato la danza a tal punto da farla diventare uno dei riferimenti principali. Lo Stato ogni anno offre sovvenzioni cospicue per il mantenimento e lo sviluppo dei Corpi di Ballo favorendo quindi un grande interesse da parte della popolazione che oltre a sovraffollare i teatri, desidera avviare i propri figli a questa professione. Ogni anno per esempio, all’ Accademia Vaganova vengono circa 350 bambini desiderosi di essere ammessi in questa scuola prestigiosa. Noi ne selezioniamo solo intorno ai 60. Sarebbe bellissimo se in Italia si facesse lo stesso. Per adesso non resta che sperare. Dopotutto la speranza è l’ultima a morire!

 

Roberta Albano

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