Ritorna la nostra rubrica Con la danza si può in cui raccontiamo storie di performer, danzatori e musicisti che con la danza hanno trovato una strada professionale ed un’identità artistica. Oggi parliamo di Federico Ievoli, napoletano, 25 anni, ballerino in ascesa del balletto nazionale di Praga.

Quando hai iniziato a fare danza?

Fin da piccolo mi piacevano il teatro e i travestimenti e recitavo e ballavo seguendo il

Ayaka Fujii, Federico Ievoli, foto di Younsik Kim

video della Gatta Cenerentola di Roberto de Simone. Mi piace anche molto la musica, mio fratello suona il violoncello e quindi a casa sono cresciuto con la musica. Ho anche studiato pianoforte. Ho iniziato a 6 /7 anni a giocare con la danza frequentando l’attività di doposcuola che anni fa si teneva alla scuola Vanvitelli al Vomero, su iniziativa del Cogeva, comitato di genitori della scuola. Ci andavano delle amiche di classe e le ho seguite, lì ho avuto la fortuna di incontrare Dorina Jancu e grazie a lei mi appassionai alla danza, anche se allora per me era solo un gioco. Ad otto anni feci il provino alla scuola di ballo del San Carlo diretta da Anna Razzi. Studiai propedeutica e primo corso ma mi sentivo triste, non mi sentivo motivato, forse anche perché ero un bambino un po’ sovrappeso, non mi sentivo seguito. Dopo 2 mesi di secondo corso me ne andai e ritornai da Dorina che si era trasferita all’Every Dance di Sant’Arpino, scuola diretta da Antonietta Genovese e Cristina Monticelli. Restando lì per 4 anni ho riscoperto l’amore per la danza che diventò la mia priorità. Tutti gli insegnanti di allora mi hanno aiutato a ritrovare fiducia in me stesso. A 14 anni Dorina mi mandò al teatro la Fenice perché serviva una persona per seguire le prove dell’opera Morte a Venezia di Benjamin Britten, regia di Pizzi, il coreografo era Georghe Iancu. Iniziai a lavorare con loro. Fu un’esperienza importante: avrei dovuto sostituire Alessandro Riga solo durante l’allestimento, in attesa che finisse un impegno di lavoro e prendesse il proprio posto, invece divenne l’occasione per partecipare anche ad alcuni spettacoli veri e propri. Ho quindi ricevuto l’incoraggiamento a provare l’ammissione all’Accademia di ballo della Scala e fui ammesso al sesto corso.

Cosa ha significato per te lo studio all’Accademia della Scala?

Ritratto, foto di Pavel Hejny

È stata un’esperienza formativa molto importante, mi sono trovato bene fin da subito con il maestro Leonid Nikonov. Nonostante soffrissi la lontananza dalla mia famiglia, è stato essenziale, dal punto di vista umano, trovare ragazzi con cui condividere la vita di scuola e di danza. Fondamentale poi la possibilità che l’Accademia ci ha dato di ballare tanto e coreografie di tutti i generi, Who Cares?, Tema e Variazioni di George Balanchine, altre coreografie di Kiliyan, Preljocaj, lavorando con gli assistenti dei coreografi. Il direttore Frederic Olivieri ha dato a tutti noi la possibilità di avere esperienze tecnico-artistiche uniche, siamo stati addirittura in India per una tournée all’estero.

 

Nella tua vita di danzatore qual è stato il momento più difficile?

Dopo il diploma all’Accademia è stato il periodo più difficile, avevo 17 anni e non potevo fare neppure l’ammissione alla Scala perché in Italia devi essere almeno maggiorenne. Sono tornato a Napoli e sono stato 6 mesi a casa che sono stati molto difficili, per trovare le motivazioni per mantenersi in forma, ho fatto circa 20 audizioni che presuppongono tante spese per i viaggi. Finalmente fui preso al Balletto di Siena diretto da Marco Banti. E’ stato un periodo ricco di lavoro e di esperienze importanti sia sul piano del mio lavoro sulla danza contemporanea, sia per quanto riguarda il lavoro a teatro. Dopo 3 anni mi sentivo pronto e riprovare le audizioni nei teatri. Ho fatto l’audizione al teatro Nazionale della repubblica Ceca a Praga, il Czech National Ballet, e finalmente è iniziata la mia prima stagione.

Come si vive a Praga e cosa significa lavorare in una compagnia così importante?

Il mio primo approccio è stato di estrema umiltà, ho avuto subito la voglia di mettermi alla prova e soprattutto di imparare dagli altri colleghi, come studiano, come ballano, come si muovo in classico, in moderno, il modo di lavorare. Il primo direttore era Petr Zuska, con lui abbiamo danzato il Lago dei Cigni, Bayadere, Schiaccianoci, ma abbiamo anche lavorato su sue coreografie e su un repertorio contemporaneo di autori come Ohad Naharin, Alexander Ekman. Ora il nuovo direttore è Filip Barankiewicz artista polacco, ex primo ballerino dello Stuttgart Ballet. Anche con lui si è continuato ad alternare il repertorio classico, a coreografie di Balanchine, fino al contemporaneo. Mi piace molto la varietà della programmazione della compagnia e ballare Lago dei cigni e dopo due spettacoli cambiare e fare Naharin. La compagnia è impegnata in circa 120 spettacoli a stagione, quest’anno ho ballato circa in 90 spettacoli su 120. Ho danzato in ruoli da solista ma amo molto danzare anche con il corpo di ballo e sentire l’energia del gruppo. Stare continuamente in scena dà una sicurezza che è veramente importante per un ballerino professionista, mi rattrista pensare che in Italia non si balla per più di cinquanta spettacoli all’anno. Il Czech National Ballet è una compagnia che dà molto spazio ai giovani, siamo circa 80 elementi che si alternano e danzano in 4 teatri diversi a Praga.

La città è bellissima manca la famiglia, ma per ora sto molto bene lì. Il teatro è sempre pieno e quest’anno ci sono stati quasi 100.000 spettatori e tanti bambini, i prezzi sono accessibili a tutti e un’intera famiglia può andare a teatro. Non ci si ferma mai, il 25 dicembre c’è doppio spettacolo di Schiaccianoci. Ad ottobre ci sarà una programma dedicato a Jiří Kylián, Bridges of time per i cento anni dalla fondazione della Repubblica Ceca, con 4 brani del coreografo, e non vedo l’ora di cominciare le prove.

Come sono i rapporti nella compagnia?

Ci sono diversi italiani nella compagnia, tutti maschi, e questo è un vantaggio. C’è un altro ragazzo Francesco Scarpato che ha fatto il mio stesso percorso dalla Every Dance, alla Scala ed ora a Praga, ed è solista. Ci tengo a citare anche gli altri: il primo solista (primo ballerino) Giovanni Rotolo, i demi solisti Guido Sarno e Gianvito Attimonelli, e i membri del corpo di ballo Domenico Di Cristo, Danilo Lo Monaco ed io.

Spesso anche in Italia l’ambiente della danza è molto competitivo e stressante, quindi alle volte si possono creare tensioni che io non amo affatto. Nel mondo della danza, e non solo, si tende a scaricare lo stress sugli altri, pensando che le proprie difficoltà dipendano da fattori esterni, dalle scorrettezze altrui. Ritengo, invece, che ci si debba assumere le proprie responsabilità e imparare dai colleghi e da chi è meglio di te, essere umili e non pensare che tutto ti sia dovuto. Io preferisco considerarmi un ragazzo normale e poi un ballerino.

Cosa preferisci danzare?

“Serenade” coreografia G. Balanchine, Federico Ievoli con Magdalena Matějková, foto di Younsik Kim

Amo il repertorio classico, ma Balanchine è un coreografo che amo molto. Mi piace molto come danzano gli americani, la loro musicalità, come sono dinamici, la loro velocità. Oggi si punta molto alla sospensione, alla fluidità ma si perde parecchio in velocità d’esecuzione. Il nostro direttore viene dallo Stuttgard Ballet e ha avuto il permesso di portare la versione di John Cranko del Lago dei cigni. Anche Cranko è un coreografo che amo molto e forse Onegin è il mio balletto preferito.

Per quanto riguarda il contemporaneo, mi sono sforzato molto per adeguarmi ad un modo diverso di muovermi, ma quando sono riuscito a danzare Decadance, Minus 16 di Ohan Narhin , è stata una grande soddisfazione ed un’importante conquista artistica. Oggi bisogna saper fare tutto e ti aiuta molto anche sul classico. Lavorare sul movimento che viene richiesto aiuta sulla concentrazione e sulla qualità del movimento.

Chi è il tuo ballerino preferito?

Non ho modelli assoluti, un ballerino deve essere espressivo, musicale, pulito, naturale ed umile. Senza ossessione.

Roberta Albano

iscriviti alla newsletter di Campadidanza