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Foto di Federica Capo

Sarà tutta al femminile la nuova direzione artistica della sezione danza al Teatro Bellini e al Piccolo Bellini per la stagione 2017/2018, affidata nelle consapevoli mani di due giovani esperte della danza: Manuela Barbato ed Emma Cianchi. Un binomio perfetto che vede schierarsi insieme una giornalista/critica di danza e una coreografa, con l’obiettivo di instaurare un dialogo creativo volto a risanare quei gap che spesso rendono difficile la fruizione dell’arte coreutica nella città di Napoli. Loro che Napoli la vivono nel cuore e nello spirito artistico hanno lavorato con tenacia e passione con l’obiettivo di offrire un cartellone accattivante sia dal punto di vista economico che per la scelta degli spettacoli che spaziano tra tutti i generi, dal balletto classico all’hip hop.

Ad aprire la stagione del Piccolo Bellini sarà così la compagnia J7s Dance Company con Shikishin Funi, un progetto indipendente della giovane coreografa Giulia Iurza con il sostegno del Laban (compagnia del conservatorio di Musica e Danza di Londra). Questo spettacolo apre #WomanMade una sezione speciale che per 4 martedì presenterà la giovane coreografia campana tutta al femminile. Così alla J7s Dance Company seguirà: Sara Lupoli danzatrice e coreografa attiva tra l’Italia e il Belgio; Macia Del Prete coreografa eclettica apprezzata nel suo ambito a livello nazionale; e Marcella Martusciello, coreografa e danzatrice che presenta un lavoro dedicato alla tradizione napoletana.

Durante i weekend la danza esplorerà i più diversi stili allargando il proprio orizzonte e rivolgendosi non solo ai suoi spettatori abituali, ma anche al pubblico teatrale di tutte le età. Si parte con TPO e il loro nuovo lavoro di danza e interazione digitale intitolato Pop up Garden, un lavoro particolarissimo, che trasformerà il palco in un enorme giardino digitale in cui i bambini potranno entrare provando l’emozione di interagire con lo spettacolo. E ancora avremo l’Opus Ballet che arriverà a Napoli con la nuova coreografia, incredibilmente dinamica e fisica, del portoghese Gustavo Oliveira, mentre la rinomata Compagnia Simona Bucci porterà in scena due estratti dai suoi più acclamati lavori Enter Lady Macbeth Still. Assisteremo poi a un linguaggio di grande impatto emotivo, quello di Susanna Sastro – in passato musa ispiratrice del grande coreografo francese Maurice Bejart – che presenterà la sua ultima creazione Vuoto per la compagnia Körper. A concludere i 9 appuntamenti del Piccolo Bellini la grande novità della stagione: lo spettacolo di hip hop Fight del gruppo the X Company che presenta un lavoro coreografato dai più noti rappresentanti campani di questo stile.

Ma cerchiamo di capire meglio in che modo è nata questa collaborazione tra Manuela Barbato e Emma Cianchi, e come si affronta la direzione artistica di un cartellone per un teatro importante come quello del Bellini.

A proposito dell’invito a collaborare con il Teatro Bellini

Manuela Barbato: È cominciato tutto con un messaggio in cui i fratelli Russo mi chiedevano di incontrarci per parlare di danza e da lì non mi sono più fermata. Un fermento incredibile: idee, suggestioni, proposte rischiose che però sono state tutte avallate con fiducia ed entusiasmo dai direttori artistici del teatro Daniele e Gabriele. Quel giorno ero sola nell’ufficio di Gabriele Russo in teatro e appena mi è stata fatta la proposta di diventare la nuova consulente artistica per la danza ho pensato subito che non avrei voluto farlo da sola, così ho chiamato Emma per proporle di stare al mio fianco e condividere con me quest’avventura. Inutile dirlo, Emma è stata contentissima e abbiamo cominciato a lavorare a ritmi serratissimi in simbiosi e in un clima meraviglioso.

Emma Cianchi: Con Manuela avevo già condiviso un bellissimo progetto intitolato DOMINA sulla condizione della donna presentato in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. In quell’occasione abbiamo iniziato a conoscerci ed è nata subito un’intesa, un affiatamento che ci teneva unite in chiacchierate lunghissime, durante le quali, con ingenuità fantasticavamo su progetti futuri per il nostro territorio. Inaspettatamente, perché in fondo non è da tutti decidere di condividere una cosa cosi preziosa, è arrivata la sua chiamata nella quale con lo stesso entusiasmo delle nostre chiacchierate mi invitava a condividere con lei questo viaggio. La stima che mi ha dimostrato con questo gesto e le poche parole usate per convincermi non potevano far altro che farmi accettare e da subito ho pensato di coinvolgere Giuseppe Canale (un tempo allievo prodigio di Artgarage, oggi ballerino della West Australian Dance Company) e di farlo conoscere a Manuela. Lo conosco bene e conosco la sua capacità organizzativa che non poteva che esserci di aiuto. Al Piccolo Bellini negli ultimi tre anni è stato condotto un lavoro appassionato da chi ci ha precedute per quanto riguarda la danza e spero che io e Manuela saremo in grado di continuare con la stessa serietà e devozione, ma sono sicura che sarà così.

Emma in che modo la tua esperienza come coreografa è rientrata in questo lavoro di curatela artistica per una stagione teatrale?

Emma Cianchi: Faccio una premessa: il mio essere una coreografa non nasce solo dalla necessità di voler esprimere e mettere in scena quello che ho da dire con la danza, ma anche da una “sete” di conoscenza  per quello che c’è intorno. La mia esperienza di coreografa mi ha portato a viaggiare e a guardare, a conoscere e a condividere, con l’inevitabile conseguenza di una serie di contatti e conoscenze tra colleghi coreografi, di cui conosco bene il lavoro, e operatori. Poi, quando c’è la stima che fa da collante, il gioco è fatto.

Manuela quali sono stati gli obiettivi che ti è posta accettando questo lavoro come curatrice artistica e consulente della sezione danza per la stagione 2017/2018 al Teatro Bellini e al Piccolo Bellini:

Manuela Barbato: Questa domanda è bellissima e pericolosa, perché da napoletana mi porto dentro un retaggio di scaramanzia inconsapevole. Dunque, il mio obiettivo è stato fin dal primissimo istante quello di vedere il teatro pieno. La danza, a Napoli, è diffusa in maniera capillare sotto forma di formazione tra scuole, accademie, associazioni culturali, ma anche sotto forma di professione con le tante compagnie e centri di produzione; c’è una passione nei confronti di quest’arte che credo non abbia eguali nel resto del territorio nazionale, ma i nodi vengono al pettine nel momento in cui si parla di andare a teatro. La riflessione sul perché di questo triste fenomeno sta prendendo piede tra gli addetti ai lavori napoletani: coreografi, danzatori, critici si stanno finalmente interrogando e già questo è un fatto importantissimo, perché oltre a cercare le motivazioni si cercano le soluzioni e si spera di stimolare il potenziale pubblico ad andare a teatro. Il mio obiettivo, che condivido con Emma Cianchi, è contribuire a portare la gente a teatro per la danza.

A questo punto la domanda che sorge spontanea e che vorrei porre ad entrambe è: nell’ambiente della danza, cosa manca davvero alla città di Napoli e in che modo questo cartellone si presterà a sollecitare l’attenzione e l’interesse del pubblico verso il nostro settore?

Emma Cianchi: Quello che manca nella città, ma non credo solo nella nostra, è il pubblico. E su questo ci sono più argomenti che viaggiano su binari paralleli. Ne accenno due.

Il primo è che credo che il pubblico abbia delle aspettative, quando assiste ad uno spettacolo di danza, che poi non vengono colmate. Cerca sempre di dare un significato a quello che ha visto e alla fine resta deluso, perché pensa di non aver capito. Quindi forse, dovremmo insistere sull’educazione del pubblico,  fin da piccoli, e non abbandonare mai questa strada.

Il secondo è che nonostante i numeri elevatissimi di persone che orbitano in un modo o in un altro intorno alla danza, nella nostra regione e non solo, i teatri sono spesso vuoti, soprattutto quando si propone danza contemporanea di autori del nostro territorio, o nazionali. Autori che hanno alle spalle compagnie riconosciute dal MIBAC o dalle Regioni di appartenenza con un organico giustamente inquadrato e che portano in scena spettacoli belli, importanti, con una propria ricerca e un proprio linguaggio. Ecco, spesso, in queste occasioni il pubblico è davvero poco, ed è un vero peccato, perché costringe i creativi a ridurre le produzioni, con conseguenze negative sulle possibilità di distrubuzione in termini di lavoro. 

Bisognerebbe far capire che riempire i teatri serve indirettamente ad alimentare possibilità lavorative ai tanti giovani che orbitano, per l’appunto, intorno alla danza. Io e Manuela abbiamo lavorato in sinergia, e per cercare di attrarre l’interesse abbiamo pensato, più di ogni altra cosa, di portare in scena diversi stili di danza, che abbracciassero più fasce di pubblico, ma anche e soprattutto perché crediamo entrambe che la danza è una sola, ed è bella tutta!  

Manuela Barbato: Anche io dividerei in due rami differenti le grandi mancanze a cui sopperire con urgenza. Il primo ramo riguarda – come dice anche Emma – la formazione, è fondamentale, ed è una conditio sine qua non, che i direttori delle scuole di danza e gli insegnanti inseriscano nel piano di studi dei propri allievi la visione dello spettacolo dal vivo. Ci sono degli sconti incredibili per le scuole di danza sui costi dei singoli biglietti come pure sugli abbonamenti. Anche noi al Bellini abbiamo creato dei pacchetti per le scuole di danza che farebbero impallidire qualunque esperto di contabilità aziendale per l’esiguità dei prezzi. Non è quindi pesabile di giustificarsi dietro un biglietto troppo caro e non parlo solo del Bellini, anche altri teatri come il Bolivar o il Nuovo o il TAN per citarne alcuni, sono attenti affinché i prezzi siano assolutamente popolari. L’altro ramo è più strettamente politico e riguarda l’impossibilità da parte del Comune e dell’Assessorato alla Cultura di sostenere economicamente il teatro. Purtroppo la mancanza di fondi pubblici a sostegno della produzione culturale è paralizzante, ma so che si tratta di un’impossibilità dovuta ad un Comune in predissesto e quindi non mi pare proprio il caso di polemizzare. Forse si potrebbe almeno pensare di dare gratuitamente gli spazi pubblicitari ai teatri, come i totem presenti alle fermate degli autobus o in giro per la città, per mettere in campo una comunicazione più efficace riguardo gli spettacoli. Questa proposta fu fatta durante una seduta della Commissione Cultura al Comune da parte di un direttore di teatro, non riesco a ricordare chi fosse nello specifico, ma mi auguro che prima o poi venga messa in atto. La comunicazione è tutto si sa!

Manuela, in che modo, secondo te, la danza può rientrare in un piano di recupero sociale e politico per la città di Napoli?

Manuela Barbato: L’arte e la cultura possono tutto e quando si capirà questo saremo salvi. La danza, come pure altre forme di espressione artistica, non si ferma al solo campo estetico di una bellezza fine a stessa, ma affina lo spirito e rende liberi. L’arte ha la capacità di sviluppare nell’osservatore la più alta facoltà dell’essere umano, quella del giudizio. Ovviamente non si tratta di un giudizio nell’accezione più comune del termine che si risolve in un “mi piace” o ” non mi piace”, ma un giudizio che scaturisce da un’analisi, un riconoscimento di determinate categorie e parametri. La sensibilità di un ragazzo che nel mezzo del proprio sviluppo emotivo e cognitivo va regolarmente a teatro è sollecitata e assorbe una serie innumerevole di stimoli che arricchiscono la sua conoscenza riguardo, non solo la storia della danza e dei più grandi testimoni del passato, ma riguardo anche e soprattutto temi sociali di enorme rilevanza. Con la danza si trattano argomenti come la condizione della donna, la violenza, la libertà, il rispetto, la spensieratezza della gioventù e la saggezza della maturità. La conoscenza è libertà e un cittadino libero non è assoggettato alla volontà altrui, ma ragiona con la propria testa e il teatro che è pregno di significato, o la danza nel nostro caso specifico, è veicolo e strumento di emancipazione e libertà per tutti i motivi che ho elencato, ne sono certa.

Oltre che al Piccolo Bellini, ci saranno due imperdibili appuntamenti al Teatro Bellini curati da Manuela Barbato ed Emma Cianchi: il primo sarà il Bellini International Dance Gala, un evento speciale che riunirà le più grandi stelle internazionali della danza da Lucia Lacarra Marlon Dino a Daria Klimentova, da Vadim Muntagirov primo ballerino al Royal Ballet Doychin Dochev, primo ballerino al Macedonian National Ballet e poi ancora Alessandro Staiano Anna Chiara Amirante dal Teatro San Carlo, mentre dal Grand Théatre de Genève arrivano invece Sasha Riva Simone RepeleAda Gonzales con la sua Giselle arriva direttamente dall’Opera Nazionale di Bucarest, Yuya Omaki è primo ballerino ospite allo Slovenian National Thater di Mariborb e da una tra le più apprezzate compagnie israeliane, la Kamea Dance Company, arrivano Noam Ephron e Eldar Elgrably.

A conclusione di una promettente stagione teatrale avremo l’onore di assistere ad uno spettacolo del genio del teatro mitteleuropeo Wim Vandekeybusb, che con la sua compagnia Ultima Vez presenterà lo psichedelico lavoro In Spite of Wishing and WantingProiezioni, effetti speciali, musicisti, attori e danzatori in un lavoro con solo uomini in uno spettacolo al limite del reale, convulsivo ed eccitante che ha conquistato il mondo.

In merito a ciò dichiarano le direttrici artistiche:

Mettere insieme per il Bellini International Dance Gala interpreti della portata di Daria Klimentova e Vadim Muntagirov o Lucia Lacarra e Marlon Dino è stato possibile soltanto grazie ad un lavoro immenso ed estenuante durato mesi e portato avanti da me e Emma in collaborazione con Giuseppe Canale. Un lavoro di squadra tra Napoli e Perth con un fuso orario di 6 ore tra decisioni prese all’alba e belle notizie arrivate in piena notte.

Abbiamo deciso di metterci in gioco sul serio affinché il teatro Bellini mettesse in cartellone appuntamenti di danza imperdibili in grado di attirare il pubblico oggi più di ieri e siamo sicure che sia il Bellini International Dance Gala, di cui curiamo anche la regia, che In Spite of Wishing and Wanting di Wim Vandekeybus – entrambi coprodotti da noi insieme alla Fondazione Teatro Bellini – renderanno felici gli appassionati di danza e non solo. Non sono semplicemente due serate di danza, sono veri e propri eventi da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

Non possiamo che ringraziare i fratelli Russo per la fiducia accordataci e soprattutto ringraziamo tutto lo staff del teatro, dalla comunicazione al marketing alla contabilità tutti inverosimilmente disponibili e cordiali. Speriamo davvero che quanto abbiamo prodotto sia apprezzato, speriamo di vedere tanti appassionati di danza in sala: allievi, maestri, estimatori del genere tutti a riempire le poltrone di uno dei più bei teatri storici della nostra città. Ci auguriamo che sia solo l’inizio di un percorso fruttuoso e bellissimo.

 

E noi non possiamo che ringraziare Manuela Barbato ed Emma Cianchi per questo incredibile lavoro augurando loro tanta M**** per la prossima stagione teatrale.

STAY TUNED AND GO TO BELLINI THEATER!!!

Letizia Gioia Monda

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