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Emanuela Tagliavia racconta Pulchra Minima, nuova rassegna di danza contemporanea a Milano

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Uno spazio piccolo che si sente grande, il Teatro Gerolamo a Milano, forte dei suoi 150 anni, di tante stagioni fortunate e di un nuovo smagliante aspetto, ospiterà una nuova rassegna di danza contemporanea “Pulchra Minima”: quattro serate dedicate alla danza, dal 31 maggio all’8 giugno, in cui i coreografi italiani si confronteranno con un palcoscenico “da camera”, per creare assoli, duetti e trii. Curatrice della rassegna è l’esperta Emanuela Tagliavia che ha scelto come linea guida di questa prima edizione l’arte del Surrealismo e sua la visione onirica; il sogno a cui si appellano le avanguardie del ‘900, quale matrice del processo creativo. Abbiamo intervistato Emanuela Tagliavia per farci raccontare alcuni dettagli di questa importante esperienza.

Che significa per lei curare oggi una rassegna di danza a Milano, quali sono gli ostacoli, quali gli obiettivi?

Una rassegna di danza, in un teatro con un grande passato per Milano, ancorché nato per le marionette, è già una sfida. L’obbiettivo è quello di offrire un ruolo inedito alla programmazione del Teatro Gerolamo con nuove creazioni di Danza Contemporanea. Nelle quattro serate saranno presentati assoli, duetti, trii, quasi tutte nuove creazioni nate per questo bellissimo e particolare spazio teatrale.

In che modo la scelta del titolo della rassegna “Pulchra Minima” riflette la missione che si è posta nel curare questo evento?

“Pulchra Minima” è come dire “Small is beautiful“, la bellezza di un minuscolo teatro all’italiana, ristrutturato con eleganza e cura dei dettagli dall’architetto Chitose Asano, diventa palcoscenico per danzatori e coreografi che in genere lavorano in spazi più ampi, ma accettano qui la sfida di creare danza, trasformando un limite in pregio. Una idea di danza “da camera”, dove il pensiero coreografico spezza la “gabbia” fisica e rivela dettagli nuovi con il contatto molto ravvicinato del pubblico.

Fra le tante forme d’arte con cui al giorno d’oggi la danza si confronta in un dialogo creativo, perché la sua scelta è ricaduta sull’arte figurativa e in particolare sul Surrealismo?

Al Surrealismo e ai suoi protagonisti, sono legata da uno dei miei primi lavori coreografici, Corto Circuito, per la Scuola del Teatro dell’Opera di Roma. I riferimenti erano diversi, dalla pittura al cinema e alla letteratura. Per questa rassegna ho scelto di sfruttare il materiale surrealista nella sua capacità potente di rendere viva e sempre attuale la visione onirica calata nella realtà oggettiva del quotidiano. Penso che da questo punto di vista, l’influenza del pensiero surrealista offra ancora idee di qualità e bellezza creativa che ben si adattano alla molteplice contemporaneità dei linguaggi coreografici.

I coreografi da lei scelti, come hanno reagito al confronto con un tema così complesso come quello del sogno e della visione onirica?

Kor’sia è la prima compagnia che ho selezionato, Mattia Russo e Giuseppe De Rosa sono miei ex allievi dell’Accademia, fondatori del gruppo che risiede a Madrid. Trovo che il loro lavoro offra molte analogie con il tema scelto per il Festival. Presenteranno il trio Lamentate Trio e il duetto Yelllowplace.
Alessio Maria Romano crea per il danzatore Filippo Porro, ex allievo della Scuola Civica Paolo Grassi, un assolo, Avida Dollars, riferito alla contraddittoria bramosia di vita di Dalì.
Un altro ex allievo della Paolo Grassi, Tiziano Portas, autore e interprete, scelto per la sua poliedricità di danzatore, musicista e pittore, propone un assolo che si ispira all’arte figurativa surrealista e alle pratiche dell’automatismo psichico.
Paolo Mohovic, con Inerzia, creato per tre danzatori dell’Eko Dance Project, sviluppa le visioni interiori di una donna in uno spazio chiuso e sicuro.
La compagnia Entre Temps, con sede a Parigi, ci mostrerà un duetto che ha come tema la notte, un ponte onirico nel surreale intervallo tra un giorno e l’altro.

Interverrà anche come autrice/coreografa in questa rassegna, di che tratta il suo ultimo lavoro?

Io presenterò in anteprima Murmuration, duetto femminile, che segna l’inizio di una mia collaborazione con il giovane drammaturgo Giuseppe Dagostino. La musica del Prélude de l’aprés-midi d’un faune e la suggestione di una famosa scultura di Dalì, raccontano la molteplicità del femminile vissuta all’interno di un sogno. Si tratta di un’anteprima perché il duetto sarà poi presentato al Conservatorio di Milano nella serata dedicata a Debussy.

Che cosa crede manchi alla danza italiana e che contributo sente di dare con questa rassegna?

Alla danza italiana manca il sostegno delle istituzioni, oggi è difficile mantenere una compagnia e produrre. A testimonianza di questa situazione  anche alcune compagnie di balletto sono state sacrificate in questi anni. Con questa rassegna spero di dare visibilità a coreografi italiani presenti nei palcoscenici fuori dal nostro Paese.

Letizia Gioia Monda

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