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Disecciones, analisi di un “io” invisibile all’ Accademia Europea di Danza di Roma

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ROMA – “Di un uomo comune, il suo movimento come scalpello: risonanza che dal percorso interno disseziona quattro stadi che nello spazio si dispiegano in voci, memoria, volti e immagini nascoste alla quotidianità. Autopsia di un corpo a se stesso, la cui biopsia sia quel canto intimo che potrebbe riconoscersi come danza.” Apro la recensione con una “porzione” del più ampio testo scritto da Josè Alberto Gallardo, giovane messicano, attore, autore e interprete di Disecciones, performance in scena all’ Accademia Europea di Danza di Roma lo scorso 29 settembre. Nell’intimità e la sacralità dello spazio performativo romano si è consumata un’originale performance di cinquanta minuti dai toni forti e dissacranti. In una sorta di esame dettagliato delle sue viscere, l’attore/danzatore si mette a nudo al centro di uno spazio povero dal sapore grotowskiano fisicamente condiviso con un altro interessante e bravissimo artista: il musicista Roberto Castillo Filomarino. Dal vivo la sua meravigliosa musica pervade la scena ed egli sembra eclissarsi tra essa e gli inaspettati gemiti del performer. Un corpo oltraggioso che esamina e espelle le sue parti più interne, fin quelle più nascoste e difficili da scovare, emettendo lamenti, urli e rumori. Suoni umani, movimenti convulsivi e frenetici che, associati a maschere grottesche, mettono a disagio e sfidano l’emotività dello spettatore fino a infrangere, in alcuni momenti, la linea dello spazio scenico. Il buio chiude il primo quadro dai chiari riferimenti al Butoh, la danza contemporanea giapponese. La luce e il silenzio imbarazzante del secondo quadro sono infranti dalle bellissime note della partitura dal vivo che non accompagna ma è “compagna” di un movimento originato, in tutta la sua totalità, dalle emozioni più intime. Movimenti lenti, respiri più apprezzabili, rilassatezza, sono ora gli espedienti che Josè Alberto Gallardo utilizza per comunicare fuori di se l’analisi di una parte meno sconvolgente. Un corpo, quello del performer meravigliosamente artefatto! Egli ricorre a trucchi fatti di simboli, analogie, metafore per comunicare fuori da se un’immagine mimetica interiore ma in Disecciones l’artificio ha un valore aggiunto.  La mente dello spettatore sembra infatti condividere i due spazi del performer: quello “sotto esame”, interno al suo corpo, e quello esterno, fuori da se. In questa fase di quiete Josè Alberto Gallardo elabora e comunica anche lo spazio attorno a lui. Uno spazio aperto, naturale e primordiale invisibile allo spettatore. Egli rende visibile l’invisibile! Nella performer momenti di rabbia e ribellione si alternano ad altri di sottomissione e sconfitta di fronte alla scoperta di un’intimità a volte tenebrosa, altre piacevole e rassicurante. Disecciones è un lavoro molto singolare che porta la firma di Rossana Filomarino, coreografa romana che da anni collabora con il Ministero della Cultura del Messico attraverso un lavoro di ricerca coreografica che supera i limiti della sola danza per entrare nel territorio della “danza d’autore”. Un teatro fatto di parole, suoni e movimenti dove non mancano contaminazioni col teatro del Novecento in cui la centralità della relazione attore/spettatore sfocia in dirette comunioni percettive. Un Teatro che mette a nudo l’attore ma anche lo spettatore, che non vuole intrattenere, per pochi quindi. Rosanna Filomarino è autrice di un testo performativo e non di uno spettacolo. Nel suo testo le parole sulla scena, come insolitamente accade, nascono postume al movimento e allora mi torna inevitabilmente in mente la nozione di “performer” nella civiltà hindū in cui egli è colui che vive in modo straordinario, un outsider, un guerriero che attraverso il “doing” ossia le azioni impara e conquista la sapienza. Una danza d’autore, quella della Filomarino, che vuole cambiare e non divertire chi la sta a guardare!

Fabiola Pasqualitto

 

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