La vivace  polemica sull’opportunità di organizzare uno spettacolo con Diego Armando Maradona al Teatro di San Carlo, sollecita alcune riflessioni. Il teatro, come fenomeno sociale ed economico, e non solo culturale, ha nella sua storia molte contraddizioni e continui scambi tra “alto” e “basso”. Tutto ciò non  risparmia neppure il teatro  musicale. Il primo vero teatro d’opera napoletano, il San Bartolomeo, fu fondato nel 1620  allo scopo di reclutare fondi per le attività benefiche dell’Ospedale degli Incurabili. Un’attività considerata a quell’epoca non del tutto morale ed edificante, quella teatrale, venne utilizzata, almeno nelle intenzioni, per scopi benefici. Nel corso del tempo, in realtà, fu poi più spesso la congregazione della Santa Casa degli Incurabili a sostenere il teatro che viceversa, nonostante sulle tavole del San Bartolomeo debuttassero  compositori eccelsi come Alessandro Scarlatti e Giambattista Pergolesi. Quando nel 1737 Carlo di Borbone fece costruire il San Carlo, il San Bartolomeo, troppo piccolo, fu smontato e fu costruito quello che allora era il più grande teatro d’Europa. Fin dalle prime stagioni gestite dal costruttore, Angelo  Carasale, l’attività economica del teatro dovette essere integrata dalle finanze della monarchia perché l’iniziale sussidio già elargito dal Re, risultò  sempre insufficiente. Già dalla metà del Settecento vennero organizzate  serate di balli a pagamento in cui i nobili e la borghesia benestante potevano pagare un biglietto per  lunghe e divertenti serate danzanti.  In periodo napoleonico furono istituiti i giochi d’azzardo che nel ridotto del teatro e in sale attigue, rimpinguavano le tasche degli impresari del teatro. Il milanese Domenico Barbaja, storico impresario del teatro di San Carlo dal 1809 al 1840, attivo anche a Milano, Vienna e Parigi, fece del gioco d’azzardo la fonte economica più attiva dei ricchissimi allestimenti del teatro in quegli anni  e della propria ricchezza personale. E’ un po’ come se oggi in una sala di un  teatro d’opera fosse organizzato un bingo e si facesse una discoteca in platea!  In quegli anni vennero scoperti a Napoli i principali talenti della musica operistica quali Gioacchino Rossini e Gaetano Donizetti . E’ noto che l’impresario Barbaja si fosse talmente arricchito da poter  prestare a re Ferdinando il denaro per riedificare in pochissimi mesi il teatro dopo l’incendio del 1816. Dopo l’Unità d’Italia il teatro ha subito una lenta e graduale decadenza economica, non certo artistica, in quanto le principali risorse  e le attenzioni dei media sono sempre state rivolte ai teatri di  Milano e  Roma. La ristrutturazione degli scorsi anni ha rispolverato la bellezza del teatro e lo ha fornito di nuovi spazi per una gestione più razionale sia dei servizi al pubblico che agli artisti. Negli ultimi anni i visitatori desiderosi  di ammirare gli spazi della platea , la magnifica cornice dell’arco di proscenio e la perfetta  successione di file di palchi, sono raddoppiati. La connessione tra produzione artistica di qualità e necessità di reperire fondi economici è sempre stata, quindi,  una condizione essenziale del teatro lirico.

Oggi non ci sono più sovrani a sostenere, per demagogia più che per mecenatismo, l’attività teatrale e per anni in Italia abbiamo avuto un Ministro delle Finanze, Tremonti, che soleva dire: con la cultura non si mangia!! Assistiamo inermi alla chiusura di compagnie di ballo e al continuo impoverimento degli allestimenti per mancanza di fondi.  Non credo che sia opportuno inveire contro la sovrintendenza del San Carlo per questa iniziativa decisamente un po’ nazional popolare e kitch ma che avrà portato a teatro un pubblico, economicamente facoltoso, che forse mai aveva varcato la soglia dello storico edificio. Le risorse economiche napoletane dovrebbero essere più vicine al teatro e sostenerlo  come un simbolo della propria identità. Anche la Scala di Milano nello scorso gennaio aveva organizzato una sfilata di moda sul palcoscenico del teatro e, per quanto possa valere il mio giudizio, lo sport, fenomeno decisamente popolare e non d’élite,  ha certamente  un valore sociale ed educativo maggiore della moda!

Roberta Albano

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BIBLIOGRAFIA SUGGERITA

Benedetto Croce  I teatri di Napoli, ristampa Adelphi 1992                                           Paologiovanni Maione e Francesca Seller I Reali Teatri di napoli nella prima metà dell’Ottocento Santabarbara editore 1995