Place is the Space – Live! è la performance che venerdì sera ha animato il Teatro Nuovo di Napoli all’interno della rassegna Quelli che la danza 2017: linguaggi della danza contemporanea. Presentata da Movimento Danza, compagnia contemporanea fondata nel 1984 da Gabriella Stazio, lo spettacolo è un debutto, in  una nuova ed inedita versione del Place is the Space, andato in scena al Campanian Dance Road e ideato per spazi all’aperto.  Ma in realtà è un prodotto completamente autonomo dal momento che, come ha detto la Stazio durante un incontro con il pubblico a fine spettacolo, gli interpreti, i musicisti e i luoghi, sono assolutamente nuovi.  L’idea creativa della Stazio, influenzata, tra l’altro, dalle correnti americane e dalla post-modern dance,  è quella dell’evento che accade nel momento stesso della rappresentazione in uno scambio di suggestioni e stimoli  tra danzatori, musicisti e pubblico.

Il gruppo musicale che ha accompagnato la performance dal vivo,  Drunk Goat Cave Factory Live in progress, composto da Matteo Castaldo alla conduzione di noises and simples, Giosi Cincotti  alle Tastiere, Luigi Stazio alla chitarra e Nando Trapani al sax tenore, era alla prima esibizione pubblica insieme in questa formazione.  La loro jam-session ha trovato un riflesso nella  visualizzazione  della danza apparentemente libera e improvvisata delle bravissime ed instancabili Sonia Di Gennaro, Valeria D’Antonio  e Simona Perrella.  In realtà le tre danzatrici  si muovono secondo schemi spaziali ben definiti dalla coreografa, costituiti da chiare figure geometriche, corridoi, diagonali, cerchi, linee orizzontali, in una sequenza che sembra casuale ma che è guidata di volta in volta da una dalle performers attraverso input non individuabili dal parte del pubblico (forse sguardi, posizioni, gesti) ma che sono chiari ed efficaci, vista la solidità strutturale dell’esecuzione.  Ognuna ha una sua personalità, solare,  sicura e definita quella di Sonia Di Gennaro, danzatrice storica della compagnia, insegnate delle altre  due partners. Introversa ma piena di forza e di energia è la danza di  Valeria D’Antonio che si contrappone alla più estroversa e concitata Simona Perrella. Il legame fatto di lavoro, di esperienza e  conoscenza che lega le interpreti tra loro e con l’autrice, è forse l’elemento esplosivo che crea la vera omogeneità dello spettacolo.  

Il “posto”, come dice il titolo, è lo spazio in cui la coreografia  si sviluppa in un gioco tra gli interpreti che in maniera instancabile trasformano la qualità, il ritmo, la dinamica della loro danza.  Il rapporto con la musica e il supporto sonoro è estemporaneo ma non è privo di contatti. Si tratta di uno scambio inconscio o subliminale, in realtà, perché la qualità del movimento delle interpreti è condizionata solo in parte  dalla qualità sonora e ritmica dei musicisti.  La magia dello spettacolo, riuscito ed apprezzato, che ha ipnoticamente coinvolto il pubblico, risiede nell’effetto liberatorio dell’apparente mancanza di “messaggi”, nel piacere manifestato da chi sul palco ha danzato e suonato per il piacere di farlo in se’ e di condividerlo con gli spettatori.  Per Gabriella Stazio, infatti, “il significato di quello che facciamo è negli occhi di chi guarda”.

 

Roberta Albano

Foto Sergio Ciarambino

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