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Ha un volto angelico. Capelli biondi e occhi chiari, un fisico plastico dalle linee perfette, un carattere mite, modi garbati ed eleganti.  Francesco Mariottini, ex allievo nella Scuola di “Amici di Maria De Filippi”, presto promosso al ruolo di professionista, sembra proprio un principe azzurro, di quelli usciti dalle fiabe. Si racconta con piacere, parlandoci della danza e della sua vita privata, a dispetto di tutti quelli che, all’interno del talent, lo deridevano bonariamente, descrivendolo come una persona introversa e di poche parole…Incassata l’esperienza televisiva, oggi Francesco si dedica all’insegnamento, pur continuando a danzare per alcune compagnie e a mettere ogni giorno in campo nuovi progetti…restando innamorato della danza come il primo giorno.

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti allo studio della danza?

Da piccolo avevo un atteggiamento scoliotico da correggere. I miei genitori decisero di iscrivermi in piscina e  farmi fare  ginnastica correttiva. Per puro caso mia zia consigliò a mia madre di farmi provare delle lezioni di danza che potevano aiutarmi a risolvere il problema. Fu lei ad invitarci a vedere il saggio di mia cugina che era iscritta ad una scuola di danza di Jesi …Tutti, dai parenti agli amici, mi avvertirono: “Guarda che ti addormenterai!”.  Invece  rimasi non solo sveglio, ma sognante per tutto il tempo dello spettacolo!

Nel 2000 vincesti una borsa di studio a Firenze con il Balletto di Toscana…cosa è cambiato da quel momento nella  tua vita?

I miei genitori erano preoccupati, non sapevano nulla della danza. Conoscevano tutt’ al più il nome di Carla Fracci. Ricordo perfettamente quel momento.  Mi misi in piedi davanti a mio padre e gli dissi: “Babbo se tu non mi mandi a Firenze, io scappo di casa!”.  Fu in quell’occasione che i miei genitori ebbero la chiara percezione di quanto fosse grande la mia passione per quest’ arte. Io volevo solo ballare, i miei occhi parlavano da soli. Avevo 14 anni, non ci pensai due volte a fare la valigia e a trasferirmi i primi tempi a casa di un’anziana prozia.  Mia madre era preoccupata di tutto, ma ogni cosa, come per incantesimo, si incastrava perfettamente. Persino il liceo che frequentavo, un istituto tecnico ad indirizzo biologico, esisteva solo a Firenze oltre che a Jesi e il pulman per andare a scuola passava esattamente sotto casa di mia zia. I primi tempi furono di ambientamento. Dal secondo anno arrivarono altri ragazzi  da Jesi e andammo a vivere insieme, da soli, a 15 anni! Per me quella borsa di studio ha rappresentato il primo vero  traguardo della mia vita.

A quanto pare i tuoi genitori avevano intuito la tua vena artistica fin da quando eri bambino, ma ci è voluto un po’ prima di individuare nella danza il tuo vero talento….

Sì. Prima della danza ho fatto violino, calcio, pattinaggio artistico. Riguardo al pattinaggio devo dire di essere anche entrato in crisi ad un certo punto…questa disciplina mi piaceva molto e non sapevo se proseguire o darmi allo studio della danza. Mi bastò entrare una sola volta in una sala di danza per scegliere,  anche se lì per lì non avevo ancora la percezione di quanto immensa fosse per me questa passione.

A 18 anni sei entrato poi nel corpo di ballo sello Stuttgart Ballet, il Balletto di Stoccarda fondato da John Cranko, una delle compagnie di danza più rinomate al mondo…Cosa si prova ad entrare così giovane in un corpo di ballo così importante?

Lì per lì però non ho saputo vivere quell’esperienza a pieno. Infatti dopo due anni mi sono licenziato. Venivo da uno studio di pochi anni della danza classica. Mi sono trovato all’improvviso con ballerini già formatissimi nel classico. Sono stato introdotto da subito nei primi cast come corpo di ballo e lì ho iniziato a sentire voci che circolavano sul mio conto. Gli altri ballerini si chiedevano come potessi essere entrato così giovane e così poco formato in compagnia. Non seppi resistere a quella pressione.  Però quell’esperienza è servita a fortificare il mio carattere. A Firenze ero stato troppo coccolato. E’ a Stoccarda che ho capito come funzionava davvero il mondo del lavoro. Cosa è giusto e cosa è sbagliato, come ci si comporta con un direttore e con i colleghi.

Nel 2005 sei entrato nella Compagnia dell’Aterballetto dove  hai iniziato a interpretare ruoli da solista in giro per il mondo…

Il direttore Mauro Bigonzetti mi aveva già visto al Balletto di Toscana e successivamente a Stoccarda. Mi informarono che in quel periodo cercavano ballerini maschi, così provai l’audizione e mi presero. Per la prima volta facevo ciò che apparteneva alla mia natura…L’Aterballetto è una realtà importantissima non solo in Italia, anzi noi danzavamo soprattutto all’estero . Abbiamo girato tutto il mondo: dalla Cina, agli Stati Uniti, la  Nuova Zelanda, il Messico. A soli 20 anni ho vissuto un’esperienza indimenticabile. Lavoravo e  intanto conoscevo il mondo e le più diverse culture. In quegli anni avevo sempre  una valigia in mano. Ballavamo per esempio a New York e, rientrati in Italia dopo due settimane di spettacoli, avevamo a stento il tempo di fare il cambio di roba che eravamo già su un aereo per la Cina…Ho un bellissimo ricordo della Nuova Zelanda. Lì hai l’esatta percezione di  trovarti dall’altra parte del mondo…c’è una tranquillità, una solarità nelle persone…in quindici giorni mi sono innamorato di quella terra!

Tu sei diventato noto al grande pubblico per la tua partecipazione al talent show “Amici di Maria De Filippi”…ma,  a differenza di molti altri, ci sei arrivato già con un solido percorso professionale alle spalle…

Sì. Avevo una carriera artistica-teatrale già avviata. All’inizio non sapevo neanche cosa fosse Amici.  Avevo guardato qualche puntata delle prime edizioni quando c’era Ambeta.  Fu un ballerino importante, Giuseppe Picone, a dirmi: “Francesco perché non fai un provino per il programma? Tu hai il viso televisivo… “.  In quel momento il  mio ragionamento fu…: “Ho 20 anni, tra 10 anni non avrò certo l’occasione di tentare un’esperienza di questo tipo. Allora perché non farlo subito?”.  Così me ne andai dall’Aterballetto e feci il provino, sostenuto come sempre dall’aiuto dei miei genitori,  pensando che, mal che andava, avrei perso un anno.

Cosa ricordi del provino e della tua vita ad Amici?

Non sapevo niente del mondo della  televisione. Per me i provini erano le audizioni delle compagnie dove ti selezionavano durante o a fine lezione. Lì dicevano sempre  “Ti faremo sapere”. Feci  tre provini, poi attesi un periodo e infine mi  chiamarono per fare lo stage.  Ma capitò che lo stage coincideva con lo spettacolo dell’Aterballetto, quindi dovetti rinunciarvi creando un po’ di polemica e disguidi tra i professori che mi avevano selezionato. Ma a fine agosto mi arrivò una telefonata. Mi invitavano a fare un altro provino, l’ultimo! Così arrivai tra i 90 e poi sono entrato.  I primi giorni avevo un po’ d’ansia, dovuta all’inconsapevolezza di quello che significava stare lì dentro. Infatti  all’inizio è stata un po’ dura. Ricordo il primo giorno di lezioni: erano le 8.00 del mattino, entrai nello spogliatoio, mi cambiai e sentii suonare una campanella. Mi chiesi:  “Ma cos’è, siamo tornati a scuola?”.

Com’è davvero il mondo tra le mura della Scuola di Amici?

Lì dentro è difficile. Ci vuole un carattere forte. Io ho provato a prenderla nel modo più costruttivo: cercando di imparare tutto quello che potevo della danza. Di carattere sono un tranquillo, per cui evitavo di prender parte alle polemiche che spesso sorgevano anche per un nonnulla. Spesso i ragazzi si arrabbiavano perché dicevano che non parlavo mai. Ma era più forte di me… non amo litigare! Quando si creano le squadre del serale le cose cambiano.  Si creano dei legami molto belli e forti. Poi, man mano che i mesi passano, diventa come  una famiglia, dove però tu sai che hai delle responsabilità. I professori sono buoni ma anche duri, esigono giustamente il massimo da ognuno. Quello di Amici è un palcoscenico né migliore né peggiore di quello dei teatri.

Cosa si prova a diventare popolari all’improvviso? In che modo il successo cambia la vita?

E’ una cosa che appena ti succede, ti travolge.  Le prime edizioni di Amici  avevano un audience altissima. Facevamo 11- 12 milioni di telespettatori a puntata. Capita che improvvisamente sei chiamato a fare ospitate, il cellulare inizia a squillare di continuo, la gente ti riconosce e ti ferma per la strada… E’ sicuramente bello godersi tutto questo, anche se è molto facile cadere in tentazione. Io ho saputo prendere nel giusto verso quel periodo. Mi sono divertito e  ho guadagnato un po’ di soldi. Ma intanto dentro di me guardavo oltre. Mi chiedevo cosa sarà, cosa farà Francesco domani? Ho capito che dovevo sfruttare quella popolarità per mettere le basi a qualcosa di costruttivo. Così, per prima cosa, ho comprato la macchina, e poi ho investito per aprire una scuola di danza in coodirezione con altre persone. Oggi  abbiamo tre sedi sparse per l’Umbria.

Ad un certo punto, da allievo sei passato ad essere professionista della Scuola di Amici…

Fu Maria De Filippi a  propormelo, accettai subito.  Ero già professionista prima di entrare nella scuola, ma  la gran parte del pubblico ovviamente mi identificava come allievo. Quando passi da allievo a professionista la gente inizia a guardarti con occhi diversi e ovviamente godi di un rispetto e di una stima professionale che ti consentono di crescere. Fare il professionista per la Scuola di Amici è uno dei lavori più difficili che esistono oggi nel panorama  della danza in Italia. Il tasso di lavoro è altissimo, sei chiamato a danzare tutti gli stili e a ballare ogni tipo di coreografia, anche quando non ti piace. Inoltre un allievo ad Amici danza con la tuta, con le luci bianche e in più è sottoposto ad ogni tipo di stress derivante dalla competizione. Un professionista è sicuramente agevolato dai costumi, dalle luci di scena e dal fatto di dover svolgere il proprio lavoro e basta senza entrare nel dibattito che a volte si fa acceso.

Che rapporto avevi con i professori?

I docenti di Amici mi hanno dato tanto: mi hanno fatto capire che esistono dei mondi molto diversi dal teatro. Mi hanno insegnato la velocità e la rigidità nel mestiere. Inoltre mi hanno trasmesso molta fiducia nel passaggio da allievo a professionista. Anche di Maria de Filippi ho un bellissimo ricordo. Mi ha aiutato psicologicamente in tantissimi momenti di sconforto che inevitabilmente ci sono quando lavori con quei ritmi e in quel contesto..

Tu hai ballato molto anche per i  musical…quale stile prediligi?

Decisamente il  contemporaneo e il modern contemporary.

Secondo te per diventare ballerino sono più importanti le doti fisiche o il carattere?

Sono entrambe importanti. Il corpo è la prima cosa che guardano in un’ audizione. A lungo andare, però, se non si ha un carattere forte, è difficile reggere alcune situazioni lavorative. Ma il carattere è fondamentale anche in scena: se non hai personalità, quando balli diventi anonimo. Il ballerino deve mettere in conto di dover vivere con una valigia sempre in mano. Magari in questo un ragazzo è aiutato dall’entusiasmo,  ma è importante anche che ci sia una famiglia alle spalle che ti supporta.

Qual è l’elemento caratteriale più importante per poter fare questa carriera?

La testardaggine. Sia nel modo di studiare,  sia nelle decisioni che ogni giorno sei chiamato a prendere.

Hai un esempio nel mondo della danza?

Di sicuro amo due giganti della danza: Nureyev e Barysnikov. Parlando dei ballerini di oggi, ne apprezzo molti, ma non mi rivedo in nessuno. Ognuno di noi ha dei limiti e delle massime potenzialità.  Arrivi presto a capire che non puoi provare ad assomigliare a nessuno. Sei unico, con tutti i tuoi limiti e le tue caratteristiche belle e brutte. Sono cresciuto anche ammirando Alessandra Ferri in una maniera spropositata!

Che fa Francesco Mariottini quando non danza?

Non faccio vita mondana! Non amo molto la discoteca  e non sopporto i  pub dove c’è sempre troppo rumore che non consente di scambiare una chiacchiera con gli amici. Sembra assurdo ma quando non sono in una sala di danza, sono in viaggio nella mia macchina per raggiungere una scuola di danza piuttosto che un teatro! Ho acquistato una macchina a gas apposta per risparmiare! In un anno ho fatto più di 75.000 chilometri  con la mia Fiat Punto! Poi mi piace andare a cinema, leggere  e costruire! Adoro le attività manuali. Costruire una maschera o una casetta per fare uscire Alice delle Meraviglie dal bosco!

E l’amore a che posto lo metti nella vita?

All’amore lascio sempre un posto libero. Ora sono single. Il problema  è trovare una ragazza disposta ad accettare i miei impegni  e ad amarmi perchè sono Francesco, non perchè sono famoso! Ma non dispero…prima o poi arriverà!

Cosa vorresti che cambiasse nella danza in Italia?

La cultura per questa disciplina bellissima. In Italia si trovano ballerini talentuosi che spesso sono costretti ad andare fuori per lavorare bene. All’estero una stessa produzione si replica tantissime volte. In Italia, invece, anche per fare una prima importante ti danno a stento un sabato e una domenica pomeriggio.  Avevo notato già a Stoccarda l’approccio diverso che la gente ha con la danza. Vedevo delle intere scolaresche venire in Teatro la sera per assistere alla prima di un balletto dello Stuttgart Ballet…Gli insegnanti  spiegavano agli alunni il libretto:  la storia del balletto, le musiche e persino gli elementi che componevano il cast…E’ questa dedizione, questo atteggiamento di rispetto e desiderio di conoscenza per quest’arte, che manca in Italia.

Cosa consiglieresti oggi ad un giovane che vuole intraprendere la carriera di ballerino?

Di essere testardo e  fiero di intraprendere questo percorso, nonostante le mille difficoltà. Bisogna pensare che se, anche solo per un attimo, in teatro hai avuto le farfalle allo stomaco, quelle farfalle te le troverai sempre… Se poi ad intraprendere questa strada è un  maschio che proviene magari da una piccola città, a maggior ragione gli suggerisco di non ascoltare le critiche dei compagni e le prese in giro delle persone, ma di andare dritto per la sua strada avendo in mente solo la propria passione.  Mia madre mi ripeteva sempre la celebre frase dantesca: “Non ti curar di lor, ma guarda e passa!”

Cosa fai attualmente e quali sono i tuoi progetti?

Vivo in Umbria, a Gubbio. E lavoro per le mie scuole di danza dislocate in tre cittadine della Regione. Inoltre danzo per due compagnie: la Emox Balletto, creata e diretta da  Beatrice Paoleschi, e la  compagnia di Michele Merola di Reggio Emilia. In più seguo tanti progetti in corso: uno legato alle bambine che seguono le Winks. Si chiama Winx Fairy Dance. E’ un megaconocorso per le scuole di danza giunto quest’anno alla seconda edizione, organizzato dalla ditta Rainbow che essendo marchigiana come me, mi ha scelto come testimonial. Le Winx hanno dei valori molto belli: l’umiltà, la fratellanza, l’unione, la forza, la carica, la semplicità. E queste cose vengono trasmesse alle bambine che studiano danza e alla fine del percorso riceveranno dei premi e degli stage. Con la Provincia di Perugia sono testimonial di un altro progetto che si chiama: “In Ballo c’è il tuo futuro”. E’ un modo intelligente di spendere i fondi europei  per finanziare corsi di formazione per i ragazzi che escono dalle scuole o dall’università e si sentono spaesati, non sanno come proseguire nel mondo del lavoro. Per loro creiamo nei teatri degli spettacoli veri e propri e convogliamo così in modo simpatico i giovani intorno all’arte e alla conoscenza.

Il tuo sito ufficiale si apre con una celebre frase di Rudolf Nureyev che dice: ” Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei: quando finirò di vivere”. Quindi hai intenzione di vivere a lungo?!

Decisamente si! Ma ho intenzione anche di danzare a lungo! La cosa che più conta per me, anche quando smetterò di danzare, è di riuscire a mantenere sempre vivo l’amore per quest’arte meravigliosa!