Cominciamo una nuova rubrica Pliè di pagina , letture ed approfondimenti che ci auguriamo creino interesse e curiosità in chi di danza vive, ma anche in chi la danza la conosce poco o voglia andare oltre l’attualità. Così come è sempre nello spirito del nostro dance magazine. 

Approfondimenti che pubblicheremo anche in più di una puntata.

A firmare la rubrica Gabriella Stazio, editore di Campadidanza, ma prima di tutto coreografa, danzatrice, manager culturale.

 

La danza moderna è un fenomeno artistico e culturale che nasce agli inizi del ‘900 in Europa e negli Stati Uniti e che si sviluppa poi fino ai noi attraverso forme e contenuti sempre diversi,sempre capace di ribaltare e/o recuperare le tendenze artistiche precedentemente conquistate.

La danza moderna, a seconda dei punti di vista, rappresenta un nuovo percorso della danza, una rivoluzione, una deviazione o una biforcazione parallela all’interno dello sviluppo storico del balletto poiché è il frutto, il risultato e la continuazione  di quelle stesse premesse. È’ la possibilità complementare del processo artistico e culturale che il balletto classico aveva già definito. L’altra faccia del corpo occidentale.

Nata in contrapposizione alla tecnica classica accademica ed al balletto teatrale dell’epoca, la danza moderna con la sua carica rivoluzionaria sovverte i principi basilari propri del balletto e della tecnica accademica, e pur ponendosi come rottura, alternativa, ricerca, è comunque parte dello stesso percorso, del medesimo ambito culturale, dell’ insieme relativo alla danza teatrale, colta, occidentale.

La sua carica sovversiva risulta essere ancora talmente viva, forte e costantemente alimentata da nuove e recenti sperimentazioni, che non sempre  viene “riconosciuta” come danza dalla sua stessa cultura di appartenenza.

Scomoda, ruvida, a volte troppo astratta ed intellettuale, a volte troppo fisica e primordiale, infastidisce e preoccupa senza rassicurare come solo il teatro, la musica,le arti figurative contemporanee riescono a fare.

Difficile dire se il bisogno di ribellione che caratterizza questa corrente sarebbe esploso senza la cultura egemonica del balletto. Come i figli che si contrappongono ai genitori alla ricerca di una propria identità, così la danza moderna si definisce all’interno di questo processo storico, rappresentandone al tempo stesso un elemento di rottura come di continuità.

Mary_WigmanLa contrapposizione tra balletto e danza moderna, appare forse troppo riduttiva poiché ambedue rappresentano visioni diverse dello stesso percorso culturale che cerca e crea nuove forme d’arte per rigenerarsi, rinsaldarsi, ricostruirsi come nuovo e diverso.

In fin dei conti tra il balletto e la danza moderna non è l’oggetto della riflessione a subire modifiche, non è tanto il corpo che cambia ed il suo bisogno di essere e di comunicare quanto la prospettiva storica, sociale, politica, economica che ne rende visibili possibilità e forme fino ad allora sconosciute e/o ignorate.

Dopo lo stanco e statico accademismo che segna la fine del grande repertorio romantico, incarnazione suprema del dualismo di origina cattolica tra corpo ed anima, la corrente della danza moderna vuole cercare di ristabilire il rapporto forma-contenuto nella danza, e non con lo spirito riformista proprio del balletto moderno, e cioè dall’interno del sistema come hanno fatto i Ballets Rousses, Fokine e dopo ancora lo stesso Balanchine, ma attraverso una rivoluzione vera e propria.

La danza moderna delle origini, compie un salto all’indietro “annullando” secoli di storia,di cultura del corpo occidentale andando alla ricerca della naturalità del movimento, di un ritorno alla natura che si identifica sia con la cultura greca,come con quella orientale.

In questo viaggio nel passato la danza moderna non ritorna ad essere danza antropologica, quanto piuttosto di quel modo di vivere la danza recupera la prospettiva, una possibilità che le permetta di sviluppare codici diversi, nuovi, innovativi, ma che si rivolgono comunque ad un pubblico moderno e che nel pubblico, e non nel rito, trovano la loro destinazione finale.

Il ‘900 ,ed in particolare i suoi inizi,è il secolo che mette in discussione le certezze maturate precedentemente nelle arti,nelle scienze,nella società come nelle religioni.

Nuovi bisogni necessitano per essere espressi di nuovi linguaggi e le regole ed i codici artistici elaborati e codificati nei secoli precedenti divengono insufficienti ad esprimere questo uomo nuovo e la sua società ,sconvolta da continui cambiamenti sociali ed economici.

Le certezze ed i valori dell’uomo romantico sono destinate a crollare.Le nuove scoperte tecniche e scientifiche,i nuovi sistemi di comunicazione e di trasporto,la nascita di una nuova classe sociale,la classe operaia, la conseguente industrializzazione ,il processo di urbanizzazione,il primo devastante conflitto mondiale, danno vita ad una nuova economia,ad una nuova etica,una nuova estetica,una nuova morale,ad una nuova società.

I grandi cambiamenti del ‘900 non riescono più ad esprimersi nei linguaggi artistici precedenti sentiti ormai come morti.Tensioni dirompenti lacerano gli artisti di inizio ‘900.

La pittura,la poesia,il romanzo,la musica,la danza, Doris Humphreyconosceranno tutti la medesima inversione,animati  dal medesimo sentimento di rivolta e di ribellione.

L’imperativo categorico è il cambiamento,o meglio la contrapposizione,la dissoluzione delle forme artistiche precedenti per la creazione di nuovi linguaggi artistici ed  estetici.

L’arte moderna, la danza moderna quindi, nascono con la messa in discussione ,con il  rifiuto dei postulati estetici dei secoli precedenti, e non è possibile comprendere l’evoluzione e lo sviluppo di questi cambiamenti,se non inquadrati nel loro contesto storico,sociale ed economico. Come dice Roger Garoudy,assistiamo alla prima grande inversione della storia delle arti e della danza.

La danza moderna comincia il suo percorso con un rifiuto,alla ricerca di nuove possibilità espressive e sviluppa i suoi nuovi principi estetici attraverso la negazione: negazione nei confronti del balletto, unica cultura fino a quel momento riconosciuta in Europa e negli Stati Uniti,negazione degli accademismi ,degli artifici,delle regole, rigettando l’etica,l’estetica ed il codice di movimento proprio del balletto.

Il balletto di stampo europeo sul finire dell’800 ha ormai raggiunto il massimo delle sue possibilità artistiche ed espressive attraverso quel repertorio classico e romantico che ancora oggi lo rappresenta agli occhi del grande pubblico.La sua bellezza è stanca,le sue forme private di sé stesse,la ricerca della tecnica e del tecnicismo,il divismo, appaiono l’unica ragion d’essere.

Il balletto appare quindi ai giovani ,appassionati modern,come una forma priva di contenuto,un involucro vuoto e vacuo,un arte divenuta sterile,incapace di esprimere e di esprimersi,lontana dal suo significato primario di bisogno di rappresentare ed auto rappresentare la cultura,la società,la collettività,l’individuo.

E’ sicuramente questo il cardine della rivolta: i principi estetici elaborati fino a quel momento dal balletto ottocentesco,e che in questo trovano la loro massima esaltazione, mal si adattano alla donna  ed all’uomo del novecento,alla società,alla  cultura che si sta formando,soprattutto non rispecchiano la sua realtà quotidiana da cui in qualche modo ognuno si sente sopraffare.

Mondi incantati popolati da principi e fate,spiriti del bene e del male che si contrappongono senza soluzione di continuità,amori perduti dove ogni lotta per la sopravvivenza quotidiana è esclusa,linee bidimensionali epurate dal corpo,una visione prospettica unica e frontale del mondo e delle cose,un unico punto di vista che viaggia sulla superficie dei conflitti e dei personaggi ,è l’unico mondo/modo possibile che i danzatori modern trovano davanti ai loro occhi.

Fondali dipinti privi di tridimensionalità,costumi ricchi e sontuosi,musiche di servizio,luci tremolanti non fanno altro che aumentare quella sensazione di estraneità, di distacco ,di non appartenenza.

Un mondo irreale quindi ,mai visto,mai vissuto,”finto”.

(prima parte – vai al link per la seconda parte)

Gabriella Stazio

 

Limon Dance Company – in copertina

Mary Wigman – Monte Verità

Doris Humphrey – foto di Nickolas Muray

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