Lo scorso martedi, 24 giugno 2014, Daniele e Gabriele Russo, direttori artistici del Teatro Bellini di Napoli, hanno presentato nel corso della conferenza stampa, alla presenza di una rosa di celebri ospiti, la prossima stagione teatrale 2014/2015, con un unico cartellone tra Bellini e Piccolo Bellini.
Tra le numerose e poliedriche produzioni teatrali proposte, la stagione si aprirà con una regia teatrale di Peter Greenaway, Goltzius and The Pelican Company (dal 7 al 12 ottobre), e proseguirà fino a maggio includendo una importante finestra sulla danza con un respiro internazionale e d’avanguardia locale.

Il Bellini ospiterà dal 26 al 28 dicembre 2014 il Balletto del Sud di Fredy Franzutti con una rivisitazione dalle tinte calde della terra salentina de
La bella addormentata di Charles Perrault, con le musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij; mentre dal 10 al 15 febbraio 2015 ci sarà Alchemy, della compagnia statunitense Momix, regia e coreografia di Moses Pendleton, suggestione visiva di danza e media che viaggia tra elementi primordiali come acqua, terra, fuoco, aria, e le dimensioni al confine tra umano e divinità dell’alchemia e del sogno.

Il Piccolo Bellini, lo spazio dedicato alle produzioni più innovative, aprirà le danze intorno alla metà di gennaio 2015, proseguendo ininterrottamente fino alla fine di maggio.
Qui la stagione tersicorea inizia con An attempt to fail at ground breaking theatre with Pina Arcade Smith (21e 22 gennaio) regia di Antony Rizzi, con Irene Klein e Rizzi stesso, una performance che mira ad essere una “lettura del teatro”, attraverso il ricordo di Penny Arcade e Pina Bausch, indagando il ruolo del pubblico all’interno di uno spettacolo.
Prosegue con un lavoro del collettivo IF0021 Il cerchio primo (24 e 25 gennaio), coreografia di Emma Cianchi, con Giuseppe Brancaccio (performer) e Raffaele Sorrentino (al violoncello), dialogo in scena tra musica, performance e tecnologie.
A febbraio la Compagnia DANZA KÖRPER presenta Aestethica (14-15 febbraio), coreografia di Gennaro Cimmino e Gennaro Maione, parte del progetto pluriennale della Compagnia inteso a dar voce alla creatività dei giovani.
Si prosegue a marzo con Vapore corporeo (21e 22 marzo), della Compagnia BTT, coreografia di Antonello Tudisco, dove il corpo, vestito, usato, nudo, in azione, bloccato, in una parola materico, attraverso il vapore, da vita ad affreschi spaziali che riconducono all’aria, in un dialogo costante tra fisicità e spirito.
A maggio la compagnia Danza Flux presenta La natura delle cose ama nascondersi (2 maggio),coreografia di Fabrizio Varriale e Compagnia Danza Flux, con Chiara Alborino, Giulia Ferrato, Lia Guseyn-Zade, una danza di corpi che si concentrano sul dialogo tra dentro e fuori per portare alla luce l’elemento intangibile in essi custodito; e Corpo a tre ali (3 maggio) con Fabrizio Varriale, Teri Jeanette Weikel, un’improvvisazione per due danzatori e un musicista che viaggia lungo la ricerca del silenzio visivo e sonoro per raggiungere l’incontro.
Nello stesso mese la stagione di danza si conclude con altri due importanti progetti di respiro internazionale, con alcuni danzatori provenienti dal mondo del Wuppertal Tanztheater. Chi tene ‘o mare (7 maggio) di Damiano Ottavio Bigi, Alessandra Paoletti e Antonello Tudisco, progetto incentrato sul Mediterraneo come luogo fisico e spirituale di incontro creativo tra attori, danzatori e performer; e Samuel (9 e 10 maggio) del Trio CDT, progetto e coreografie di Pascal Merighi, in collaborazione e con Clementine Deluy, Thusnelda Mercy, Damiano Ottavio Bigi.

Dunque una grande conquista per tutto il mondo della danza partenopea e per NEO | RETE DELLA DANZA CONTEMPORANEA CAMPANIA, coordinata da Artgarage, Danza Flux, Collettivo NaDa/Interno5, Körper, che dallo scorso aprile riunisce registi, coreografi, danzatori e tecnici legati al mondo della danza per affermare in maniera sempre più corposa e organizzata una danza a Napoli solida e visibile.

 

Antonello Tudisco e Emma Cianchi, coreografi e danzatori partenopei, nonché tra i promotori della rete NEO, ci raccontano un po’, in una breve chiacchierata telefonica, dei loro spettacoli in programma al Bellini.

 

Antonello, molti gruppi della rete NEO sono in cartellone al Bellini, cosa ne pensi?
La progettualità della rete iniziata l’anno scorso sta finalmente producendo risultati, uno di questi è appunto la stagione prossima del Bellini. Ci tengo a precisare che l’ampliamento del cartellone è il punto di arrivo di una serie di rapporti che ciascuno ha coltivato personalmente e ha poi deciso di condividere nella rete, il che è un dato molto positivo. Daniele e Gabriele Russo, direttori del Teatro, ad esempio, mi avevano già proposto l’anno scorso di occuparmi della stagione di danza, la mia scelta si è orientata quest’anno verso la condivisione con NEO. La rete ha risposto molto bene all’invito, tant’è vero che abbiamo avuto moltissime e interessanti proposte di spettacolo. Poi per questioni organizzative e di date abbiamo dovuto operare una selezione ed ecco il cartellone presentato martedi.
È una selezione di ampio respiro internazionale.
Tony Rizzi,che aprirà la stagione, ha lavorato molto con William Forsythe, e tuttora collabora con Bob Wilson, Jan Fabre, Marina Abramovic. Il suo sarà uno spettacolo molto teatrale, una sorta di happening di danza durante il quale interpreterà questi due grandi personaggi-guida della sua carriera, Penny Arcade e Pina Bausch, Tony è ancora oggi maître presso la compagnia di Wuppertal.
Proprio dal Wuppertal vengono Damiano Ottavio Bigi, Thusnelda Mercy (figlia del grande Dominique) e Clementine Deluy che presenteranno a maggio uno spettacolo che per certi versi è un po’ una dichiarazione di indipendenza dalla danza di Pina verso una nuova ricerca sviluppata dal trio, “Samuel”. A maggio poi ci saranno Teri Jeanette Weikel, dagli Stati Uniti, in coppia con Fabrizio Varriale, e Lia Guseyn-Zade, dalla Russia, con Chiara Alborino e Giulia Ferrato. Torno un attimo indietro: a gennaio ci sarà anche lo spettacolo di Emma Cianchi che ha vinto il Fringe l’anno scorso e che vede una importantissima collaborazione all’interno del collettivo IF0021, Gilles Dubroca, regista e montatore che ha lavorato con Carolyn Carlson.

Parliamo un po’ dei progetti nei quali sei coinvolto in prima persona “Vapore Corporeo” e “Chi tene ‘o mare”…
“Vapore corporeo” è un progetto prodotto da BTT/Lavanderia a Vapore e co-prodotto dal Teatro Bellini e da Interno5/Collettivo NaDa, e si tratta di una collaborazione piuttosto particolare siccome si fonda su un progetto di danza contemporanea, terreno meno esplorato dalla compagnia del Balletto Teatro di Torino.
“Vapore”, in piena fase di creazione, è un lavoro che trae ispirazione dalla Lavanderia a Vapore di Torino, un edificio dell’Ottocento che nel tempo attraverso le azioni dell’uomo si è trasformata da lavanderia, a manicomio, per diventare poi Centro d’Eccellenza per la Danza. Partendo da qui ho riflettuto sulle trasformazioni che l’uomo, e quindi il danzatore, realizza attraverso il lavoro del suo corpo, della sua mente, attraverso il sudore, e dunque vapore.
Come ci insegna la fisica, il vapore è qualcosa di appena percepibile ma di assolutamente materico. Mi sembra una metafora poeticamente e semanticamente interessante per esprimere la condizione umana e rispondere all’eterna domanda, cos’è la danza. 

“Chi tene ‘o mare” è invece un progetto più legato a Napoli e al Mediterraneo. Lo spettacolo, che andrà in scena a maggio al Bellini, sarà piuttosto una finestra su un lavoro ben più ampio e ambizioso che vorrebbe coinvolgere attori e danzatori di tutti i Paesi (europei e non), coast to coast, che si affacciano sul Mediterraneo nell’idea di fondare una nuova geografia legata al mare e alla gente che il mare lo porta dentro di sé.
Insieme a Damiano Ottavio Bigi e ad Alessandra Paoletti, che ha realizzato un’interessante produzione teatrale allo Stabile di Istambul l’anno scorso, abbiamo ideato il progetto individuando un elemento di base che guiderà la sua espressione, e comune a tutte le genti che abitano le sponde del mare, l’instabilità, intesa non come precarietà dell’esistenza, ma piuttosto come una filosofia di vita legata al movimento e al cambiamento, esattamente come è il mare. 

 

Emma, e il tuo spettacolo? Parlacene un po’…
Il cerchio primo” è uno spettacolo-installazione che nasce dalla curiosità e dalla creatività legata alle tecnologie del nostro collettivo, IF0021, composto da Gilles, Dario e la sottoscritta
Le tecnologie in generale sono molto costose, noi abbiamo iniziato a lavorarci assieme dal 2009, e devo dire, da allora siamo stati molto fortunati a trovare il supporto di amici e conoscenti su questo fronte. Credo che ancora oggi in Italia sia difficile trovare spettacoli che utilizzano la tecnologia soprattutto per motivi economici. Oggi la tecnologia è diventata una caratteristica dei lavori del nostro collettivo, sia performativi, sia d’istallazione, ed è anche quello che ci ha permesso di vincere il Fringe.

Cosa vedremo in scena al Bellini? Puoi anticiparmi qualcosa della costruzione de “Il cerchio primo”?
Ci saranno alcuni elementi, per così dire, “naturali”, come un albero, un danzatore e un musicista in scena che esprimeranno il loro dialogo attraverso elementi più strettamente artificiali e tecnologici.
La linea drammaturgica sarà condotta dal legame che il danzatore creerà, non appena sarà in scena, con l’albero capovolto, dando letteralmente suono ai suoi movimenti attraverso un complicato sistema elettronico di cattura e rielaborazione in diretta del suono. L’albero, l’interlocutore del danzatore, esprimerà invece il suo filo narrativo anche per immagini attraverso video mapping.
Lo spettacolo è un omaggio alla scienza e in particolare alla Città della Scienza di Napoli, come poi si vedrà 
nell’epilogo, ed è una riflessione/rivelazione della magia che si nasconde dietro la tecnologia e che può entrare in dialogo diretto con i linguaggi, che sappiamo essere permeati di magia, dell’uomo e della Natura.

Qual è la maggiore sfida all’interno di un progetto come il tuo?
Rendere le tecnologie uno strato invisibile, un film, che agisce, appunto, magicamente sulla narrazione e la relazione dell’uomo/danzatore con la natura/albero.
Il progetto sarà inoltre presentato ad ottobre a Napoli come installazione all’interno di uno spazio museale, quale ancora non so precisare, senza la parte performativa del danzatore e del musicista, parte che sarà affidata al visitatore che guidato in un’area limitata, potrà entrare in relazione diretta con l’albero.
Come collettivo direi che la tecnologia non ci affascina, piuttosto ci rapisce e ci porta ad una continua sperimentazione. La tecnologia fa ormai parte della nostra quotidianità, all’arte quindi il compito di svelare gli aspetti più interessanti e creativi di questa realtà.

Come ha già in qualche modo spiegato Antonello, la stagione di danza del Bellini quest’anno è particolarmente ricca di spettacoli innovativi e di una potente ventata internazionale. Tu stessa collabori nel collettivo con Gilles Dubroca, che proviene da un contesto internazionale e ha lavorato con Carolyn Carlson…
È molto bello lavorare con Gilles, è una persona ricca di idee e con un enorme bagaglio di esperienze. L’ho conosciuto proprio attraverso un’amica legata a Carolyn Carlson e dal 2009, quando abbiamo creato assieme “Memoria Divisa”, performance installazione incentrata sul tema delle Foibe, con un particolare utilizzo del suono in Surround System (l’installazione era anche per non vedenti), si è formato assieme anche a Dario, appunto, il collettivo IF0021. Quindi è stata la volta de “Il caos del cinque”, nel 2010, prodotto dalla Fondazione Campanie dei Festival e Città della Scienza e in cartellone al Napoli Teatro Festival , fino ad arrivare a “Il cerchio primo”.
Il nuovo cartellone del Bellini è assolutamente interessante ed è sicuramente una buona risposta della rete NEO per diffondere e rendere visibile finalmente a Napoli una danza di qualità e di ampie vedute. Assieme agli altri componenti della rete, come Antonello, stiamo mirando ad allargare le maglie e a coinvolgere altre regioni, per ora abbiamo collaborazioni stabili con l’Abruzzo, la Sicilia e il Piemonte.
C’è la percezione che nasca qualcosa di diverso e nuovo. La sfida maggiore è rimanere saldi e trasparenti.

 

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