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Ho appena finito di leggere Unveiling motion and emotion di Anabella Lenzu, direttrice artistica dell’Anabella Lenzu Dance Drama.
Un libro dal quale traspare tutta la passione per la danza dell’autrice, la quale racconta le sue esperienze, le letture, i luoghi e le persone che hanno influenzato il suo cammino. Un percorso che non avrebbe potuto essere diverso da quello che è stato e che continua a essere, una vita di danza per la danza. Dove la danza non è solo tecnica, ma il modo in cui prendere coscienza di sé, il modo in cui esprimersi ed entrare in contatto con le persone. Un libro sincero, nel quale ritrovo l’insegnante, la coreografa, la persona conosciuta quando danzavo nel Performing Arts Group di Gabriella Stazio.
unnamed Il Performing, come noi lo chiamavamo, è la Compagnia Giovani di Movimento Danza, storica Associazione artistica e culturale, Compagnia e scuola di danza, nonché Ente Stabile di Promozione Nazionale con sede a Napoli.
All’epoca Gabriella, oltre che con il corpo docente di Movimento Danza, ci faceva studiare con i più grandi maestri e coreografi di danza classica e contemporanea.
Basti pensare a Victor Litvinov e Ugo Ranieri per la danza classica (talvolta venivano anche Fabio Gison e i ragazzi del San Carlo per le lezioni di pas de deux), Joseph Fontano, Rachele Caputo e Bruce Michelson per la danza contemporanea, e tantissimi altri artisti di fama internazionale che, seppure non regolarmente, erano invitati per degli stage(s) o per montare una coreografia ad hoc per il Performing.

Anabella Lenzu, danzatrice, insegnante e coreografa argentina, formatasi presso il Teatro Colòn in Buenos Aires e perfezionatasi nella tecnica Humphrey/Limón a New York, fu invitata da Gabriella affinché, a seguito di uno stage, montasse una coreografia per il Performing Arts Group.

unnamed-3 L’esperienza fu una di quelle che lasciano il segno.
Anabella è travolgente, passionale, entusiasta, sorridente e amichevole, ma anche precisa, esigente e caparbia.
Durante il tempo trascorso insieme, rivoluzionò la nostra routine. La lezione di danza classica si studiava sul pavimento e quella di contemporanea alla sbarra. Voleva che facessimo i tandú l’uno di fronte all’altro al centro della sala, “cinguettando come uccellini” ci diceva. Cercava in tutti i modi di far allentare le tensioni e le contratture del corpo per far allungare i movimenti e donare fluidità a ogni passo.
Le sue lezioni erano caratterizzate da una ricerca profonda di sincera espressività. A danzare doveva essere tutto il corpo, sguardo compreso.

9742_150430 Ricordo che c’era un passaggio di “Dicembre 2001”, il pezzo che montò per noi, in cui il movimento partiva dalle dita della mano, poi passava al polso, al gomito, alla spalla per poi tirar su tutto il corpo in un lentissimo relevé che quasi non doveva essere percepito da chi guardava. L’attenzione era sui volti!
La coreografia era sugli scontri del 20 e 21 dicembre 2001 a Plaza de Mayo in Buenos Aires. Per danzarla, dovevamo sentire la stessa rabbia, la stessa disperazione che portò la popolazione civile a scontrarsi con la polizia per la terribile crisi economica che mise in ginocchio l’Argentina alla fine degli anni ‘90.
Dopo aver imparato i passi, Anabella ci sottopose a un training per noi insolito.
Ci fece stendere sul pavimento ad ascoltare ripetutamente la musica ripassando a mente la coreografia, poi ci fece mettere dei tappi nelle orecchie e a uno ad uno ci fece esibire senza poter sentire la musica, e poi ancora ci fece urlare (impresa che mi risultò impossibile) e ancora danzare tutti insieme.
Dovevamo correre, stendere le braccia come a voler tirare sassi, saltare e lottare per qualcosa di vitale, per la dignità di un popolo, per combattere la corruzione e i sistemi forti. Ognuno di noi lo fece per qualcosa di diverso, ma tutti insieme per dare forza e vita a quella pagina di storia che stavamo danzando.
Fu un lavoro coinvolgente che abbiamo portato in diversi teatri a Napoli, a Caserta e a Roma.
Anche se Anabella non c’era, sapevamo esattamente che cosa avrebbe voluto e cosa ci avrebbe detto. Non si era limitata a montarci una coreografia, ma ci aveva insegnato a sentirla e a trovarla dentro di noi ogni volta.

A distanza di anni, leggere il suo libro è stata una gioia, un tuffo nel passato ma anche la speranza di una futura collaborazione.

Nicola Campanelli

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