Il mio angelo - coreografie Luc Bouy - musiche di P.Glass, A.Berg - Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo, primo ballerino ospite Alessandro Macario Teatro di San Carlo - Il mio angelo - coreografie Luc Bouy - musiche di P.Glass, A.Berg - Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo - nella foto: Corona Paone Sabato 13 novembre 2010, ore 20.30Domenica 14 novembre 2010, ore 18.00Martedì 16 novembre 2010, ore 20.30Mercoledì 17 novembre 2010, ore 20.30 Martedì 16 novembre 2010, ore 20.30 Mercoledì 17 novembre 2010, ore 20.30
Corona Paone
Corona Paone

Nella sua lunga carriera al Teatro San Carlo, in qualità di Prima Ballerina, ha interpretato tanti ruoli del repertorio classico ma non ha mai nascosto la sua forte predilezione per la danza contemporanea. Madre di due figli – Aniello e Rita – Corona Paone ha un corpo esile e longilineo, e con grande versatilità ha costruito un percorso artistico ad ampio raggio.

Come ha cominciato?

Da piccola non stavo ferma un momento, sapevo a memoria tutte le coreografie di Raffaella Carrà, mio padre era un grande appassionato dei musicals americani e mia madre decise, quando avevo quattro anni e mezzo, di farmi studiare danza, vista la mia grande passione. Da Salerno, mia città natale, mi sono trasferita all’Accademia Nazionale di Danza a Roma, dove mi sono diplomata. Avevo solo tredici anni quando ho lasciato la mia famiglia per inseguire il mio sogno.

Che cosa è stato difficile?

Le difficoltà, quando si parla di scelte legate ad una strada così impervia come quella artistica, ci sono sempre, i sacrifici sono all’ordine del giorno ma la passione fa passare tutto in secondo piano. Il segreto per non abbattersi mai è nella forza e nella fiducia. Il mondo della danza è fatto di tanti incontri, di momenti in cui non sempre si è capiti o valutati per ciò che si è realmente ma se lavori con costanza e abnegazione i risultati prima o poi arrivano, e le soddisfazioni non mancano. Non posso fare a meno di ricordare il maestro Prebil, che nella mia formazione ha inciso tantissimo, sia dal punto di vista tecnico che artistico. Al Teatro San Carlo ho avuto la fortuna di lavorare con Rudolf Nureyev, Carla Fracci, Ekaterina Maximova e Vladimir Vasiliev, Luciana Savignano, Roland Petit…insomma, i grandi nomi della danza. Ciascuno di loro mi ha insegnato tanto.

Lei è entrata giovanissima nel Corpo di ballo del Teatro San Carlo…

Avevo diciannove anni e sono stata molto fortunata, al Teatro San Carlo devo tutto. Essere scelti per interpretare ruoli da protagonista significa avere la possibilità di esprimersi artisticamente e vivere ogni volta un’emozione diversa.

La sua formazione è stata prettamente classica?

Si, anche se fin da piccola ho studiato le varie tecniche contemporanee da Graham a Limon, pur avendo un corpo con delle linee classiche, dentro di me ho sempre sentito una maggiore libertà espressiva in tutto ciò che è neoclassico o contemporaneo. Lo sento più naturale, più vicino alla mia indole. Uno dei ruoli che ho amato di più è sicuramente quello di Carmen nella versione coreografica di Roland Petit, anche Le jeune homme et la mort è stato un momento magico, oppure Giulietta nella versione di John Cranko, che ho ballato con Cyril Pierre. Sono personaggi che danno la possibilità di crescere e maturare, pieni di sfumature e nello stesso tempo di tinte forti.

Quanto è stato difficile essere una mamma-ballerina?

Tanto! Ma l’amore è una forma di energia che dà la forza per andare avanti, nella famiglia come nel lavoro.

Ha un sogno nel cassetto, un desiderio da realizzare?

Devo dire che mi sento abbastanza appagata. Ho interpretato tanti ruoli in un lungo arco di tempo. In passato il Teatro San Carlo ha scelto una politica di economia, con produzioni numericamente non impegnative per non gravare sui costi, noi ballerini ce l’abbiamo messa tutta ma è chiaro che servivano elementi giovani per andare avanti, per rinverdire il repertorio in programma riconquistando più titoli in calendario e qualche tournée. La Scuola di Ballo ogni anno diploma ragazzi bravissimi ma che futuro avranno se la compagnia non può assorbirli tutti o in gran parte? Molte volte abbiamo lavorato anche nelle opere ma dopo tanto impegno ci aspettavamo un ritorno da parte del teatro, che avrebbe dovuto salvaguardare il nostro futuro. A pensarci bene abbiamo vissuto uno strano periodo. La danza piace, viene seguita da un folto pubblico, si tratta di capire se chi ci guida ha voglia di dare una mano ad andare avanti in maniera continuativa e non a tratti.

Che cos’è la danza per lei?

Amore allo stato puro.

Elisabetta Testa