Il prossimo 31 marzo andrà in scena al Teatro di San  Carlo “Coppelia”, balletto su musiche di Leo Delibes nella interpretazione  coreografica di Roland Petit. Il balletto ha debuttato nella sua prima versione  a Parigi il 25 maggio del 1870 con le coreografie di Arthur Saint-Léon e il libretto di Charles Nuitter, con le musiche di Leo Delibes, la prima interprete fu la sedicenne Giuseppina Bozzacchi, molto apprezzata per la freschezza e vivacità della sua interpretazione.

L’argomento di Coppelia, balletto  di scuola francese considerato  ”comedie” in opposizione alla drammatica Giselle, è tratto da un racconto  di E. T.  A. Hoffmann  Der Sandmann del 1815.  Per chi avesse curiosità di leggerlo si trovano in Italiano varie traduzioni dal titolo L’uomo della sabbia o anche Il signor sabbiolino.  Hoffmann è anche l’autore del racconto da cui è tratto l’argomento di un altro famosissimo balletto: il capolavoro di Tchiaikovsky  Lo Schiaccianoci.

L’uomo della sabbia è  un racconto inquietante in cui,  in un crescendo di incubi e allucinazioni,  un giovane studente universitario , Nathanael,  si trova coinvolto e sedotto da una fanciulla misteriosa, Olimpia,  che si rivelerà essere un automa. Tale ossessione lo porterà alla follia e al suicidio nonostante l’affetto genuino della sua fidanzata Clara. Il racconto è suddiviso in due parti: la prima, in forma epistolare, in cui il protagonista ricorda in una lettera all’amico Lotario, fratello di  Clara, le  storie spaventose raccontate dalla mamma che parlavano dell’uomo della sabbia, un mostro che avrebbe cavato gli occhi ai bambini che si rifiutavano di dormire. La storia lo spaventa a tal punto che il piccolo Nathanael è convinto di riconoscere il mostro  nell’avvocato Coppelius, amico di famiglia che incontra segretamente il padre per misteriosi esperimenti. In una di queste notti il padre morirà e Coppelius sparirà dalle loro vite. Ora che  Nathanael studia all’università di una città lontano da casa ha avuto la sensazione di rivedere Coppelius nelle fattezze dell’ottico piemontese Giuseppe Coppola.

Nella seconda parte del racconto, narrato in terza persona, Nathanael si innamora di una fanciulla, Olimpia, che in realtà è un automa che verrà rapita da Coppelius/Coppola. Il giovane impazzisce e viene ricoverato in manicomio e, dopo un’apparente guarigione, si lancerà dall’alto di un campanile da cui ha la convinzione di aver rivisto, tra la folla, Coppelius.

Fin dalla prima versione del balletto a Parigi nel 1870  non c’è nessuna contiguità con l’atmosfera surreale e sinistra del racconto  di Hoffmann, né con il tragico finale,  ma anzi c’è una sdrammatizzazione della misteriosa bambola e del suo creatore, Coppelius, considerato un giocattolaio un po’ pazzo che cerca di costruire una perfetta  bambola automa. La vera protagonista è il personaggio femminile, Swanilda, giovane e vivace ragazza di un paesino del centro Europa, innamorata di Franz. Il ragazzo ricambia il suo affetto ma nel I atto del balletto,  è attratto da una misteriosa ragazza che intravede da una finestra, Coppelia, figlia del fabbricante di giocattoli, Coppelius. La gelosia di Swanilda la spingerà  nel II atto a curiosare nella casa di Coppelius e scoprire che Coppelia è una bambola, sostituirsi ad essa e ridicolizzare prima Franz e poi lo stesso costruttore della bambola che resterà tristemente disilluso con la sua creatura a pezzi. Il  balletto si conclude con il divertissement  del matrimonio tra Franz e Swanilda preceduto dalla danza delle ore  di dodici ragazze che simboleggiano il tempo che passa e la variazione della Preghiera, per benedire gli sposi.

Il balletto ebbe subito successo anche per l’apprezzatissima interpretazione della protagonista, l’italiana Giuseppina Bozzacchi. Ma il periodo fu funestato dall’assedio di Parigi per la guerra Franco-Prussiana, dalla morte per vaiolo della giovanissima ballerina e da quella dello stesso coreografo, Arthur Saint Léon, due giorni dopo la diciottesima ed ultima rappresentazione.  Il balletto fu ripreso un anno dopo da Léontine Beaugrand.

Dal 1870 Coppelia ha girato in Francia e in tutta Europa arrivando nel 1882 a Mosca e nel 1887  al Metropolitan di New York. Nei vari riallestimenti ha mantenuto invariato l’argomento in cui i giovani innamorati sono protagonisti e Coppelius, più o meno inquietante, è un vecchio solitario e geloso delle sue creazioni.

Nel parlare di Coppelia non si può tralasciare  di parlare dell’importanza della musica di Leo Delibes che tratteggia, in una maniera già avviata in Giselle da Adam, ma con una forza più decisa, i caratteri dei personaggi con sottolineature musicali esplicite: la leggerezza e briosità di Swanilda nei suoi assoli da una parte e la legnosità dei movimenti della bambola Coppelia/Swanilda dall’altra, sono evidenti nella musica  e furono un chiaro esempio seguito in seguito da Tchaikovsky che più volte segnalò Delibes come modello a cui ispirarsi nella composizione di una partitura per balletto.

Coppelia è un balletto piacevole e divertente, ricco di danza folkloriche come si amava fare nell’Ottocento, ma che oggi, nel suo allestimento originale, può risultare un po’ lento soprattutto nel divertissement finale. Ecco allora che un genio della danza francese della seconda metà del novecento, Roland Petit, nel 1975, ne fa una versione più compatta negli atti, solo due, e più vicina alla sensibilità contemporanea. Il protagonista ora è Coppelius, interpretato nei primi anni magistralmente dallo stesso Roland Petit, che è un anziano viveur affascinante ed elegante che si muove quasi nello stile del migliore Fred Astaire. Il suo amore per la bella Swanilda gli fa costruire una bambola con le sue fattezze, nell’illusione di poter tenere tra le braccia la giovane e bella ragazza innamorata invece di Franz. In realtà, dopo essere stato sbeffeggiato dalla brillante Swanilda, resterà con la disillusione di una passione ormai  impossibile. In un primo momento Coppelia era stata pensata per la moglie e musa ispiratrice Zizi Jeanmaire, ed avrebbe dovuto avere le sue fattezze, invece per un infortunio Zizi non l’ha mai danzata. Creata per il Ballet National de Marseille, diretta dallo stesso Petit, il balletto arrivò per la prima volta a Napoli nel 1977 e l’interpretazione di Petit, affiancato dalla delicata Mirelle Burgeois  (Swanilda) e dal prestante Rudy Bryans (Franz),  fu impareggiabile  e colpì anche me, allora bambina. Successivamente, nel 1998, la compagnia di balletto del Teatro di San Carlo è stata la prima alla quale Roland Petit ha concesso la possibilità di riprodurre la sua coreografia ed allora i ballerini del primo cast furono la splendida Viviana Durante, il nostro Ugo Ranieri e Luigi Bonino, braccio destro di Petit, ed ancora oggi, dopo la morte del Maestro avvenuta nel 2011, l’unico  autorizzato a riprodurre le sue opere.

Anche nella versione per la compagnia del Teatro di San Carlo che debutterà il 31 marzo prossimo, Luigi Bonino sarà Coppelius, Swanilda sarà Anbeta Toromani e Alessandro Macario, Franz, le scene come sempre di Ezio Frigerio nell’allestimento del  Teatro dell’Opera di Roma. Non resta che correre al botteghino con la promessa di una serata entusiasmante!!

Roberta Albano