Solo dancing does not exist: the dancer dances with the floor: add another dancer and you have a quartet: each dance with the other and each with the floor.” Steve Paxton

La Contact Improvisation – CI è un sistema di movimento evolutivo ed in evoluzione creato da un gruppo di danzatori guidati dal coreografo statunitense Steve Paxton che già nel 1972 mette in scena Magnesium, la prima coreografia presentata con questo nuovo codice di movimento. Sperimentatore irriducibile Steve Paxton ha dedicato oltre 50 anni all’osservazione del corpo e del movimento,impegnato in una ricerca artistica e sociale, basata sulla percezione del corpo e sulla libertà dai modelli estetici precostituiti sia nella danza che nella quotidianità. Ed è certamente questo uno dei motivi per cui la CI rappresenta una delle tecniche della post-modern dance tra le più diffuse e rivoluzionarie.

La CI è  una forma di danza che si basa essenzialmente sul contatto fisico e sensoriale, sulla comunicazione di due o più corpi in movimento in rapporto alle leggi fisiche che lo regolano : gravità, momentum o quantità di moto, slancio, leve, equilibrio, e di cui è necessario prendere coscienza e conoscenza.  Si fonda sulla fiducia reciproca, sull’ascolto epidermico, sul flusso, sulla complessità del contatto, sul rapporto con il suolo che diviene un ulteriore partner del danzatore, sulla fisica del peso e sugli spostamenti di peso, sulla dinamica, la resistenza, l’inerzia ed ha come denominatore comune la fluidità. I suoi contenuti e la sua estetica hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi a distanza di decenni, una novità assoluta nella storia della danza.

Probabilmente è il contatto permanente tra i due corpi dei danzatori quello che definisce meglio la CI e che la rende così diversa ed innovativa rispetto alle tecniche di danza contemporanea conosciute fino a quel momento. Lo stesso Paxton parla di peso, touch, comunicazione. Secondo l’antropologo inglese Ashley Montagu il tatto è ” la madre dei sensi ” ed è attraverso il contatto corporeo con la madre, fonte primaria di benessere, sicurezza, calore, che il bambino stabilisce le prime relazioni con il mondo esterno e viene coinvolto in una nuova dimensione di esperienza che lo predispone poi ad esperienze sempre nuove. Toccare, accarezzare, cullare, sostenere, sollevare,manipolare, massaggiare sono le azioni che la madre rivolge al suo bambino. Così come avviene nel Contact tra i partner che si alternano nella loro funzionalità di dare/ricevere. Con questa nuova prospettiva Paxton colma un vuoto metodologico nell’allenamento tradizionale del danzatore, annullando lo spazio che tradizionalmente separa i danzatori durante la lezione e mettendoli a stretto contatto fisico ed emotivo. Liberandoli dalle costrizioni della forma, del movimento precostituito, del movimento artefatto e provato in ogni minimo dettaglio.

Ispirata al movimento libero, la CI è una tecnica che porta ad una elevata preparazione, ed è inoltre una pratica aperta, un metodo che potenzia la capacità di relazione e la percezione sensoriale, che diviene il punto di partenza per l’esplorazione del corpo, proprio e degli altri, ed alla cui base si trova l‘improvvisazione. Il contatto fisico tra i corpi mette in gioco in ogni danzatore un contatto globale con sé stessi, grazie alla propriocezione auditiva, cinetica, percettivo/energetica, affettiva, e con gli altri corpi ed il mondo esterno: il suolo, lo spazio/tempo, la forza di gravità.

Grazie a questa pratica, che parte dall’ascolto del respiro, dall’individuazione della colonna vertebrale, dal peso, il corpo impara a rilasciare le tensioni e ad abbandonarsi a sperimentare il flusso naturale del movimento. Rotolare, cadere, ribaltarsi, lavorare a testa in giù, orizzontalmente al pavimento, sollevare, seguirsi grazie ad un punto di contatto fisico, dare e ricevere peso dal partner anche nelle transizioni, questi sono alcuni degli elementi fondamentali di questa tecnica. L’improvvisazione inoltre genera contatti e dialoghi fisici spontanei con un ampio spettro di possibilità che va dalla quiete ad un livello energetico molto elevato a volte selvaggio ed atletico, ma sempre fondato sulla fluidità dei corpi e del movimento. Oltre ad una ampia gamma di possibilità di contatto, la cui qualità, intensità, direzione, focus ed intenzione sono alla base della comunicazione e comprensione tra i partner. Poiché tutto avviene nel momento.

L’improvvisazione produce uno stato di allerta, di vigilanza tra i danzatori, di energia attiva, fluida, variabile, attenta, basata sull’ascolto di sé stessi e degli altri, e che mette in gioco l’istinto di sopravvivenza di ognuno. Mantenendo sempre il contatto fisico con l’altro, si cerca di risolvere ogni dinamica, azione, movimento con passaggi semplici e continui. Un gioco tra equilibrio e disequilibrio, che rafforza i movimenti e le dinamiche corrette e corregge quelle infruttuose o sbagliate, che porta alla ricerca di una verità fisica ed emotiva che fa sentire i partecipanti vivi e vitali, centrati, emotivamente attivi.

Le esperienze di Paxton come danzatore delle Compagnie di Josè Limon e di Merce Cunningham ed il suo background nelle arti marziali, in particolare dell’Aikido, confluiscono nella Contact Improvisation , a cui non è estraneo il TaiChi, la meditazione, la ginnastica . Inoltre la CI si arricchisce del contributo dei performer, danzatori e coreografi del Judson Dance Theater della New York della metà degli anni ’60 e poi del collettivo della Grand Union (1971-76) sempre a New York, di cui hanno fatto parte Yvonne Rainer, Barbara Lloyd (Dilley), Nancy Lewis, David Gordon, Douglas Dunn, Trisha Brown.

Questa tecnica per le sue stesse caratteristiche di movimento informale e di improvvisazione è adatta a tutti: adulti, anziani, giovani, professionisti, neofiti. Ed i suoi stessi presupposti, che impediscono di prevedere, formalizzare e di giudicare l’esito finale del movimento, ne hanno fatto una delle tecniche di danza più diffuse ed utilizzate in tutto il mondo. Allo stesso tempo in un incontro condotto dal critico de “Il Messaggero” Donatella Bertozzi del dicembre del 2006 a Firenze durante la rassegna Danze d’ Inverno organizzata da Company Blu, Paxton ebbe modo di dire come talvolta non era in grado di riconoscere quello in cui si stava trasformando la sua tecnica, poichè la direzione analitica da lui intrapresa ed auspicata sembrava essere stata messa da parte. Senza quindi negare i fondamenti della CI, dal 1986 Paxton intraprende nuovi approfondimenti e ricerche personali che hanno avuto come risultato una nuova tecnica più precisa e più duttile, anche se meno democratica, Material For the Spine – MFS , con cui mette l’accento sull’uso cosciente e consapevole della colonna vertebrale e di quanto una buona forma del movimento possa essere ottenuta solo con una buona percezione di quello che la colonna vertebrale deve fare in quell’istante e nei momenti successivi.

(continua)

Gabriella Stazio

 

 

Fonti

Annuario della danza 2006/2007 –Gremese

Sally Banes – Tersicore in scarpe da tennis –

Grazioso Cecchetti- Manuale completo di danza classica – vol. 1° . A cura di Flavia Pappacena – 2002 -Gremese

Dance Theatre Journal – SpinalTrialogue : Charlie Morrissey, Steve Paxton, Scott Smith – Sping 2005

wwww.contactquaterly.com

www.spazionu.com

www.exploringcontactimprovisation.blogs.lincoln.ac.uk

www.contactimpro.org

Renata Savo – La contactimprovisation: dalla vita quotidiana come danza alla danza come progetto di vita quotidiana – www. accademia.edu

www.spettacolo.mam-e.it

Milano Teatro Suola paolohttp://exploringcontactimprovisation.blogs.lincoln.ac.uk/ Grassi – Teacher-traning& co-teaching – Masterclass di ContactImprovisation  a cura di Roberto Lun – aprile 2011

ContactImprovisation: An Introduction to a Vitalizing Dance Form

Di Cheryl Pallant

 

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 Foto

In copertina Steve Paxton. Photo Credit Jordi Bover

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