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Con Giuseppe Picone un programma di pura danza al Teatro San Carlo di Napoli

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NAPOLI – La nuova stagione di balletto del Teatro di San Carlo inaugura con Gran Pas Classique un programma di pura danza classica che, ancora una volta, esalta il livello smagliante dei più giovani ballerini della compagnia guidati dall’abilità del direttore Giuseppe Picone. Il pubblico ha apprezzato l’esibizione di puro virtuosismo che si è alternata passando dal Pas de quatre di Paquita, al passo a due del Pas Classique di Auber, alla suite ungherese da Raymonda che hanno composto il programma, più una nuova creazione di Picone su musica di Ĉajkovskij. Solo un po’ di perplessità ha pervaso alcuni degli abbonati per il cambiamento del programma previsto dalla presentazione della stagione 2018- 2019 che vedeva la creazione di Mauro Bigonzetti, Rossini cards, come contributo coreutico alle celebrazioni per il 150° anniversario della morte del musicista pesarese che scrisse per i teatri di Napoli le sue opere più celebri. Problemi economici o di organizzazione hanno portato alla cancellazione del lavoro di Bigonzetti, coreografo romano che, dopo aver diretto l’Aterballetto, il Teatro alla Scala di Milano, continua la sua attività di coreografo free lance per le più grandi compagnie internazionali.

Un filo logico e tematico ha collegato i brani presentati rivelando una sensibilità storica nel seguire le orme del filone estetico del balletto classico che, alla fine dell’Ottocento, ha visto prevalere il virtuosismo e la pura danza, con tenui legami tematici, e che grazie allo stile Neoclassico di George Balanchine, ha portato a pieno titolo nel Novecento il balletto classico. . Il Pas de Trois da Paquita su musica di Ludwig Minkus e coreografia di Marius Petipa, è uno dei banchi di prova per le capacità tecniche dei ballerini di una compagnia e Giovanna Sorrentino, Luana Damiano e Carlo De Martino hanno ben assolto il compito. Ĉajkovskij Pas Classique è la nuova creazione di Giuseppe Picone, a cui il 20 ottobre è stato conferito il Premio Stefano Francia nel corso della seconda edizione dell’International Dance Award. Hanno danzato Danilo Notaro, Sara Sancamillo, Martina Affaticato, Ferdinando de Riso ed Ertu Gjoni, a cui nella seconda serata si sono alternati anche Annalisa Casillo e Giuseppe Ciccarelli. Il linguaggio coreico esplicitamente adottato da Picone è quello di George Balanchine, con passé con port de bras en dedans ( in dentro), passaggi in seconda posizione e combinazioni di salti veloci e dinamici nello spazio, così come si incontrano nelle sue coreografie concertanti, peccato che il crescendo finale della musica non ha trovato corrispondenza con il crescendo del numero dei ballerini così come accade nei modelli a cui Picone si è ispirato. Grand Pas Classique, tratto musicalmente da Le Dieu et la Bayadère, opéra ballet di Daniel Auber, è un brano virtuosistico coreografato da Victor Gsovsky, ballerino e coreografo nato a San Pietroburgo nel 1902, che fu creato nel 1949 per Yvette Chauviré e Vladimir Skouratov, e che da allora è un fiore all’occhiello per tutte le serate di Gala del balletto classico. La coppia composta da Claudia D’Antonio e Salvatore Manzo ha risposto con eleganza e precisione alle difficoltà di esecuzione richieste, confermando ancora una volta il talento di questi due giovani ballerini della compagnia.                                                                                                                La serata si è chiusa con il Grand Pas Hungroise da Raymonda, che rappresenta il divertissement finale conclusivo della vicenda della giovane protagonista del titolo che deve difendersi dal tentativo di seduzione da parte del capo saraceno Abderachman che cerca di conquistarla mentre il fidanzato, il cavaliere Jean de Brienne, combatte alle Crociate. Il brano, pura danza astratta con raffinate evocazioni stilistiche tratte dalle danze ungheresi per i movimenti delle braccia, è il più celebre di Raymonda, balletto che  è l’ultima creazione a serata intera di Marius Petipa del 1898, autore che Balanchine ha sempre avuto come modello. Si tratta di una suite in cui sei coppie, in simbiosi con la coppia principale interpretata da Anna Chiara Amirante e Alessandro Staiano, danzano con estrema dignità, eleganza e musicalità sulle note di Aleksandr Galzunov , accompagnati dal resto del corpo di ballo del San Carlo.  E’ bello constatare la nuova sensibilità per le proprie vicende storiche legate alla danza, mostrata in questa occasione dal  Teatro di San Carlo, nell’aver finalmente attribuito, nelle note di programma che ricostruiscono  la fondazione del teatro e gli antichi spettacoli, il giusto merito al coreografo Francesco Aquilanti, il primo autore dei balli nella serata inaugurale del 4 novembre 1737.

Roberta Albano

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