Pioniera della danza contemporanea in Campania, in quasi quarant’anni di attività, Gabriella Stazio è sempre andata avanti per la sua strada, fatta di creatività, qualità, serietà ma anche di un encomiabile obiettivo puntato sui giovani, la vera forza del futuro. Ha formato generazioni di danzatori, coreografi, insegnanti, artisti, ormai grandi, affermati, in giro per il mondo.

Nato nel 2004, con partecipazioni prestigiose tra cui la RAI- Radio Televisione Italiana, il Maggio dei Monumenti, la Giornata Mondiale della Danza ed Eventi al Museo Archeologico di Napoli, il Performing Art Group – Compagnia Giovani di Movimento Danza,  ha inaugurato la rassegna Campania Danza Felix organizzata in collaborazione con il CDTM, Circuito Campano della Danza, in scena al Teatro Nuovo fino a domenica.

Due i titoli in programma nello spettacolo che si svolge nell’ambito del progetto CUNAE, Nuove generazioni di artisti – Pratiche e processi per il ricambio generazionale dei giovani talenti: “Blu” di Sonia di Gennaro e “Vent (pecché aggia sfugà)” di Alessandro Schiattarella.

Ma partiamo da “Chiocciach’io”, che sta a significare “Chioccia chi io?” e sottolinea il passaggio di ruolo da maestro ad allievo che a sua volta diventa maestro di un allievo più giovane e così via.

E si perché se Gabriella Stazio è stata la maestra di Sonia di Gennaro, lei a sua volta lo è stata di Alessandro Schiattarella, sarà poi il tempo a disegnare i confini di un albero genealogico che ci auguriamo sarà a dir poco longevo.

“Blu”, con Valeria D’Antonio, Maria Paone e Simona Perrella, che indossavano costumi ad effetto di Sabina Albano, è una coreografia di Sonia Di Gennaro che rappresenta la punta di diamante del lavoro di Gabriella Stazio. Una lunga carriera alle spalle, già nel 1987 danzava nella Compagnia Movimento danza, ha ancora tanta energia creativa per nuovi progetti da sviluppare.

Schiva, riservata, timida nella vita di tutti i giorni, Sonia Di Gennaro tira fuori tutta la sua grinta e la sua profonda esperienza e conoscenza quando si tratta di lavorare, nel doppio ruolo di docente e coreografa (il suo “Pinball” ha vinto la selezione per E45 Napoli Fringe Festival 2015- Napoli Teatro Festival). Sulle musiche di Brian Eno e Aphex Twin prende corpo pian piano una coreografia molto delicata ed elegante ricca di elementi, di accenti, di gesti evocativi, in una costruzione sapiente che come un’onda, si rigenera da se stessa, ogni volta con un’energia diversa. “Simbolo dell’armonia, il colore blu ha il potere di riportare equilibrio nella sfera emotiva. E’ il colore del mare, del cielo, del silenzio.E’ associato alla forma geometrica del cerchio simbolo dell’eterno moto dello spirito in un chiaroscuro tra quiete e dinamicità”, leggere il testo del programma e guardare la coreografia è una cosa sola, segno di forte coerenza che non sempre nella danza contemporanea si manifesta, o per lo meno si percepisce. “Blu” è un moto perpetuo, un unico movimento che ha mille sfumature diverse e che il lavoro pulito delle tre interpreti sottolinea perfettamente.

Diverso lo scenario di “Vent (pecché aggia sfugà)” del giovane Alessandro Schiattarella che vanta un curriculum di tutto rispetto, dagli inizi a Movimento Danza al Teatro alla Scala per studiare danza classica e poi il Rudra Béjart Lausanne fino ad entrare nella compagnia del grande coreografo marsigliese dove ha lavorato per vari anni prima di diventare free lance.

Interpretato da Valeria D’Antonio, Simona Perrella, Francesca Pascazio e Fabio De Rosa- giovane talento promettente, pronto a spiccare il volo- “Vent” si ispira al verbo sfogare. Lontano da ogni controllo, lasciare libero sfogo al sentimento necessario per ricominciare: la ribellione.

Una forte spinta interiore che attraversa i nostri stati d’animo annientandoli per farli pian piano rinascere, magari in maniera diversa, forse migliore. In un’atmosfera buia, cupa, i corpi dei danzatori si toccano, si intersecano, si aggrovigliano fino ad allontanarsi pian piano l’uno dall’altro come a simboleggiare delle diverse identità, qualcuna resterà un’ombra, una controfigura, una presenza-assenza, qualcun’altra sarà più dominante. Una coreografia che, sotto il ritmo incessante della pioggia, segna tutto il tormento che solo i sentimenti umani sono in grado di farci provare e che in termini di danza si traduce con movimenti ossessivi, ripetitivi dai quali ogni tanto nascono nuovi gesti, non meno inquietanti ed incisivi.

Impossibile non lasciarsi attraversare dalla vita, l’importante è ritrovare la calma per ricominciare.

Elisabetta Testa