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Valorizzare e promuovere la danza d’autore italiana. E’ con questo obiettivo che nel 1960, dal sodalizio tra Franca Bartolomei e Walter Zappolini, nasce il Balletto di Roma. Solido punto di riferimento per tutto il territorio nazionale, nel suo mezzo secolo di vita la compagnia si è contraddistinta per il grande rispetto nei confronti della tradizione del balletto e l’attenzione verso la crescita di nuovi talenti coreografici. Lo scorso anno il cambiamento epocale: dopo 55 anni il maestro Zappolini ha lasciato la direzione artistica dello storico gruppo; il manager Luciano Carratoni ha affidato la guida della compagnia romana a Roberto Casarotto, figura artistica tra le più interessanti sull’attuale scena nazionale e internazionale della danza contemporanea. E’ con lui che cerchiamo di capire cosa ha comportato questo cambiamento al vertice.

Casarotto: “Con me il Balletto di Roma sarà al centro del Ventunesimo secolo”

Non è stato solo il Balletto di Roma ad affrontare un vero e proprio cambio di rotta con la nomina di Casarotto, ma lo stesso neo-direttore artistico: “Entrare in una compagnia storica che ha un linguaggio di tradizione è stato un passo in un mondo per me nuovo, molto lontano da quello in cui ho lavorato negli ultimi anni”. Circa il suo ingresso nella consolidata realtà professionale capitolina dice: “Ho trovato una compagnia molto attiva, dinamica, un direttore esecutivo per certi versi geniale, un contesto in cui poter intraprendere un percorso di esplorazione. Ho riscontrato grande decisione e volontà nelle persone che lavorano qui, danzatori in primis. C’è una grande serietà professionale ed il desiderio di continuare a crescere, di sviluppare potenziali ancora inesplorati, sia nella compagnia che nella scuola”. Il suo arrivo è chiaramente da vedersi come un passaggio generazionale necessario in vista dei nuovi obiettivi, primo fra tutti quello di veicolare i contenuti e i valori di una contemporaneità in costante movimento coerentemente con un indirizzo internazionale e moderno. E di questi obiettivi ne dà lui stesso conferma parlando del lavoro già intrapreso e di quello ancora da svolgere: “La prima cosa che ho cercato di fare è di aprire dialoghi con delle compagnie con una realtà simile. Per questo è nata una collaborazione con il Cullberg Ballet di Stoccolma. Ora risulta prioritario cercare un nuovo pubblico ma soprattutto far sì che il Balletto di Roma diventi un riferimento internazionale per la formazione, creazione e ricerca con una serie di percorsi con alcune delle maggiori realtà europee. Mi impegnerò per portarlo al centro del Ventunesimo secolo”. Questo avverrà anche grazie al supporto dei tre coreografi associati che condividono il suo percorso di direzione artistica. Sono Fabrizio Monteverde, Paolo Mangiola e Alessandro Sciarroni. “Volevo si creasse un team di artisti che portassero una diversità tra le proposte che andremo a sviluppare nei prossimi anni. Monteverde e Mangiola avevano già una storia con il Balletto di Roma, e quando sono arrivato li ho trovati già attivi. Sciarroni, con cui lavoro da tanti anni, l’ho ho voluto affiancare a questi due autori perché porta un’altra voce, un altro approccio e modalità di creazione”.

Sciarroni: “Porterò un nuovo punto di vista”

Per quei pochi che ancora non lo conoscessero, Alessandro Sciarroni è uno degli artisti italiani più ricercati e conosciuti all’estero. Lo raggiungiamo telefonicamente mentre si appresta a raggiungere la sede della compagnia per un laboratorio, e non nasconde la soddisfazione per il recente incarico: “Per me che non vengo da un contesto classico, ma dalle arti performative contemporanee, questa nomina è un onore, oltre che per il nome della compagnia, per la fiducia e per lo spirito, perché oggi come oggi la loro è una scelta interessante ma anche rischiosa. Quindi sono onorato, lusingato e anche molto emozionato”. Il coreografo ha finora incontrato i danzatori una sola volta, ma tanto gli è bastato per capire che “oltre ad essere molto formati a livello tecnico sono degli artisti, e non è detto che questo accada sempre. Perché ciò avvenga è necessario che le persone siano disposte a mettersi in gioco sotto il profilo intellettuale”. Quanto al lavoro da sviluppare, Sciarroni si prefigge di portare un nuovo punto di vista e, più nello specifico, di portare avanti la sua pratica dell’ipersensibilizzazione del corpo che “oltre alla vista, al tatto e all’udito, cerca di aprirsi ad un altro tipo di sensibilità, a 360 gradi, traducendola in energia”. E’ evidente che questo rinnovamento messo in atto dal Balletto di Roma non debba essere letto come un radicale taglio con il passato, bensì come il desiderio di approcciarsi ad altri linguaggi artistici, di non essere prevenuti o tralasciare l’evoluzione della danza, senza snaturare la propria vocazione e le proprie origini. Per Sciarroni la giusta sintesi tra tradizione e contemporaneità consiste nel “non perdere di vista il fatto che ci sia uno scambio energetico tra ciò che avviene sul palco e chi è seduto in sala”. E sul suo modo di creare aggiunge: “Quando realizzo un lavoro nuovo non penso di dover piacere al pubblico, ma cerco di pormi come primo spettatore di un’opera, in maniera onesta rispetto a ciò che vedo e sperando che ci siano tante persone che vedranno quello che vedo io”.

I prossimi impegni

Ad agosto e settembre potremo seguire la compagnia in giro per l’Italia con alcune delle sue produzioni di successo: Contemporary Tango, Il Lago dei Cigni ovvero il Canto, Futura. A settembre partirà un progetto triennale di formazione per il contemporaneo ed un tour internazionale. Mentre tra i nuovi spettacoli c’è Symphony of Sorrowful Songs, in programma l’8 dicembre al il MAXXI per il Romaeuropa Festival 2015. Si tratta del primo frutto della collaborazione tra la compagnia e Sciarroni, che anticipa: “Questo lavoro fa parte di una ricerca più ampia che si chiama Turning; cercheremo di imparare la tecnica per imparare a girare intorno al proprio corpo in maniera costante e di creare un evento ipnotico per il pubblico”.

Angela Lonardo