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Inauguriamo una nuova sezione di Basement, HUMAN MOVEMENT. Uno spazio di approfondimento per quanti amano, praticano, seguono la danza, professionisti ed amatori, e non solo, per focalizzare questa arte da un diverso punto di vista, quello del nostro mediatore universale : il corpo. 

Gabriella Stazio

Il gesto è un movimento del corpo umano che viene compiuto dalle mani, dalle braccia, dalla testa, insieme alle espressioni del viso ed allo sguardo, che sottolinea uno stato emotivo. Differisce e si differenzia dal movimento proprio per l’alto contenuto espressivo di cui è portatore. Pensiamo ai mudra gesti simbolici usati in diverse religioni orientali, nello yoga come nella danza indiana, fino alla gestualità che accompagna la comunicazione verbale e non di ogni persona, gli elementi cinesici sono parte integrante della comunicazione volontaria o involontaria dell’uomo.

Una gestualità marcata è certamente un tratto caratteristico degli italiani, che varia da dialetto a dialetto e da regione a regione, ed è italiana la recente ricerca per studiare i meccanismi neurali che supportano la comprensione della gestualità spontanea negli udenti. L’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio Nazionale delle ricerche di Segrate (Ibfm-Cnr) e il Cognitive Electrophysiology lab dell’Università di Milano-Bicocca hanno pubblicato nel 2015 lo studio Semantic brain areas are involved in gesture comprehension: An electrical neuroimaging study, che Alice Mado Proverbio, docente dell’Università di Milano-Bicocca e coordinatrice dello studio così riassume.

 “I risultati dello studio indicano l‘esistenza di un complesso sistema neurale per la comprensione della lingua dei segni spontanea, che potremmo ipotizzare a metà strada tra un linguaggio formale dei segni, come quello utilizzato dai non-udenti, e un linguaggio del corpo emozionale (emotional body language). Ciò permette di supporre che vi sia stata una transizione filogenetica tra il sistema di comunicazione linguistica esclusivamente gestuale e quello più propriamente uditivo-verbale. La coesistenza di un sistema avanzato di comunicazione gestuale e di capacità imitative spiccate potrebbe aver reso possibile, negli ominidi, la nascita di protosegni con chiari significati semantici, dotati di specifiche regole d’uso e utilizzati in assenza del referente, caratteristica tipica del linguaggio verbale moderno”. (*)

Cambiando completamente punto di vista, pensiamo al tutorial realizzato nel gennaio 2014 dai modelli di Dolce & Gabbana sulle note di Funiculì Funiculà, Learn italian gestures with dolce&gabbana models , secondo cui per parlare bene la nostra lingua le parole devono essere accompagnate dalla corretta gestualità, senza cui l’italiano risulterebbe una lingua incompleta.

Il gesto quindi è un elemento costitutivo della Comunicazione Non Verbale – CNV , ed è il mezzo più efficace per esprimere idee complesse e astratte, sentimenti, stati emotivi, atteggiamenti, che vengono immediatamente percepiti dall’interlocutore: la rapidità, la molteplicità e la combinazione dei segnali non verbali permettono, infatti, una comunicazione affettiva di grande ricchezza, per lo meno se l’interlocutore è abbastanza aperto a questo tipo di linguaggio. I comportamenti gestuali sono, inoltre, più autentici, in quanto è molto difficile la falsificazione del contenuto affettivo attraverso i gesti, mentre la parola sembra essere un mezzo privilegiato della menzogna. (**)

Il gesto e la gestualità  in quanto comunicazione, sono parte integrante della danza , antropologica o teatrale che sia, basti pensare al Tanztheater di Pina Bausch come al balletto classico.

L’espressionismo tedesco di Laban, Wigman, Jooss prima , ed il teatrodanza degli anni ’80 e ’90 poi, recuperano la dimensione primordiale del gesto, nel suo rapporto tra gesto e azione e tra gesto e parola, come aveva già messo in luce Delsarte, in una terra di confine tra danza antropologica,  danza teatrale e la gestualità di ogni individuo. Lontano dalla pantomima, dalla descrittività, come dal facile stereotipo. In particolare con Pina Bausch il gesto nella sua dimensione quotidiana,  e come profondo significato della comunicazione umana, diviene materia coreografica grazie ad un processo quasi maieutico in cui ogni danzatore elabora il proprio vissuto, le proprie emozioni, in cui la gestualità non è imposta dal coreografo , ma nasce, emerge da ogni danzatore, dalla loro memoria, ricordi, immaginazioni.

Il balletto classico, la forma teatrale di danza occidentale più formalizzata, è capace di narrare con gesti convenzionali e l’arte della pantomima la drammaturgia dell’opera che viene messa in scena. Ed è solo grazie a questi gesti che la narrazione procede all’interno della partitura coreografica, poiché la danza per sua natura non narra, la danza sublima, simbolizza, comunica in maniera empatica. Come per la gestualità quotidiana di una cultura, questi gesti sono stati tramandati per via orale, come un codice di Comunicazione Non Verbale appartenente ad un gruppo sociale. Noemi Massari nel saggio Gesti convenzionali e arte mimica nell’Ottocento italiano arriva alla conclusione che  possiamo immaginare che l’insegnamento della gestualità pantomimica  ( in Italia) fosse strutturato con l’apprendimento nel corso base di un vocabolario di gesti, articolati all’interno di un “discorso” e di una scena di ballo nel corso di perfezionamento. Quindi si potrebbe supporre che lo studio della pantomima fosse basato sull’applicazione del metodo “normale”  d’insegnamento che Blasis introduce nell’accademia scaligera e sulla ripetizione di noti passaggi pantomimici . L’esame dei documenti, da me consultati, lascia aperta una domanda: perché non sia stato redatto o conservato un vocabolario di gesti per ballerini, compilato da un maestro di ballo o da un coreografo. Questo fa supporre che la tradizione gestuale mimica italiana fosse una tradizione prettamente orale, almeno fino a Blasis, che tenta una razionalizzazione dell’insegnamento. (***)

Allo stesso tempo Alberto Testa nel suo saggio su Giselle afferma che In Giselle tranne brevi momenti in  cui la pantomima interviene nei cosiddetti recitativi, quando si tratta di spiegare i fatti, sono le arie di danza a prevalere, a commuoverci, a renderci partecipi del dramma, ad esaltarci proprio perché assistiamo a quell’incontro pantomima-danza, a quell’espressività del gesto danzato, in cui il pas ricopriva degnamente il ruolo della parola scritta nel raccontare una storia e realizzava ciò che settanta anni prima Noverre aveva auspicato per il suo ballet d’action. (****) restituendo quindi ai passi della danza classica la capacità di narrare una storia
Il gesto ibrido
Così la «sciamana» Ikeda unisce le culture tra Butoh, espressionismo e modern dance. Se fin dall’età della pietra la storia dell’uomo si è impressa nella storia stessa del corpo e del gesto, la recente globalizzazione ha incalzato la danza verso nuove frontiere in una perenne migrazione artistica. La supremazia dell’Occidente sublimata dal balletto classico nell’Ottocento e processata dal Tanztheater nella seconda metà del Novecento, si è sciolta in rivoli ai piedi del nuovo Oriente, l’impero di Cindia, in un melting pot dove tradizione e innovazione si incontrano e diventano forme di danza «altra», contaminata, in cui il gesto si fa denso e ibrido. (*****)

Gabriella Stazio

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Fonti

Il Tempo – 15 luglio 2015 -Parlare con le mani : svelato come il cervello decifra un gesto. (*)

Gestualità e comportamento di Gilberto Gobbi – Treccani – Universo del corpo. (**)

Noemi Massari – Gesti convenzionali e arte mimica nell’Ottocento italiano – “Danza e Ricerca. Laboratorio di studi, scritture, visioni”, anno VII, numero 6, 2015 (***)

Giselle :leggenda,simbolo, realta’ – Alberto Testa – Teatro dell’Opera di Roma – 1994 No (****)

Corriere.it – Valeria Crippa – 25 luglio 2012 (*****)

Foto

Mudra – dariamascotto.blogspot.it – ph. Claudio Comito

Giselle – Svetlana Zakharova e Roberto Bolle – ph Brescia e Amisano – Teatro alla Scala

Pina Bausch’s 1980 © Francis Loney

Carla Fracci – Giselle – ph. Alessio Buccafusca

 

 

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