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Berlino, al Tanz im August omaggio a Cunningham, tutti bravi ma manca l’energia del Maestro

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Laurent Philipp

Nella trentunesima edizione del Tanz im August ci sono tre serate dedicate al grande coreografo e artista Merce Cunningham.

Il Centre Chorégraphique National – Ballet de Lorraine, in occasione del centenario dalla nascita del padre della danza post moderna, porta in scena presso il Volksbühne Berlin due famose coreografie del maestro statunitense: RainForest (1968) e Sounddance (1975).

Il titolo RainForest deriva dai ricordi d’infanzia di Cunningham della foresta pluviale di Hoh all’interno dell’Olympic National Park nello stato di Washington.

Per rievocare questi ricordi, Cunningham, capace di combinare e avvalersi di molteplici e differenti elementi artistici nelle sue creazioni, si avvalse dei costumi color carne disegnati da Jasper Johns, dell’installazione Silver Clouds di Andy Warhol (palloni a forma di cuscino che galleggiano nell’aria) e dei suoni elettronici di David Tudor che riproducono l’atmosfera di una foresta tropicale, abitata da uccelli e animali selvatici.

Per il titolo della seconda coreografia, Cunningham si è ispirato al libro Finnegans wake di James Joyce, il quale, giocando con un verso della Bibbia, scrive: “All’inizio c’è il vuoto, nella confusione c’è il sounddance (suono della danza) e da lì in poi torni ad essere poco giudizioso”.

Eseguita davanti a un fondale rivestito di tessuto drappeggiato color oro e accompagnata dalla colonna sonora elettronica di David Tudor, questa coreografia è di una formidabile e straordinaria complessità.

Il CCN – Ballet de Lorraine si confronta con entrambi i pezzi facendo del suo meglio.

Lodevole il lavoro dei danzatori della compagnia, soprattutto in Soundance, dove molteplici azioni coreografiche esplodono contemporaneamente sul palco, secondo una complessa geometria che impegna tutte le direzioni e tutto lo spazio in scena.

Nonostante la bravura dei performer, è evidente, almeno per chi ha visto danzare la compagnia di Cunningham, che l’esibizione, seppur precisa e brillantemente eseguita, non abbia la medesima qualità e caratteristica della performance originale.

Il movimento, nella tecnica Cunningham, non ha eco, il gesto finisce lì dove il movimento si ferma per prendere un’altra direzione, per cambiare velocità o per assumere una forma diversa e i danzatori sono veri e propri strumenti a disposizione della coreografia come la musica o le luci.

Il Ballet de Lorraine, seppure in grado di portare in scena due lavori complessi e di difficile esecuzione, è troppo espressivo e non completamente dentro questo stile.

A chiudere la serata, Dance on Ensemble si è esibito in Berlin Story A re-imagination of Merce Cunningham’s STORY.

Partendo dalla coreografia Story del 1963, la compagnia di ultra quarantenni Dance on Ensemble, insieme a Daniel Squire – esperto di Cunningham -, porta in scena un pezzo che combina materiale di movimento originale e nuovo. John Bock ha ricreato la scenografia che nel 1963 era stata curata da Robert Rauschenberg mentre Rabih Mroué, Tobias Weber e Mattef Kuhlmey eseguono la musica originale di Toshi Ichiyanagi.

La performance in sé non è gran cosa (siamo ben lontani dalla precisione del Ballet de Lorraine), ma è molto interessante il lavoro di ricostruzione dal quale si può comprendere il processo creativo alla base di Story.

La serata, nel complesso, è davvero emozionante. Rivedere in scena i lavori di Cunningham, veri e propri capolavori che hanno influenzato intere generazioni di coreografi e danzatori dando una precisa direzione alla danza contemporanea, è un’esperienza da non perdere.

Laurent Philipp

In Tanz im August 31st edition, at the Volksbühne Berlin there were three evenings dedicated to the great choreographer and artist Merce Cunningham.

The Center Chorégraphique National – Ballet de Lorraine, on the occasion of the centenary of the birth of the post modern dance father, performed two famous works by the American Maestro: RainForest (1968) and Sounddance (1975).

The title for RainForest came from Cunningham’s childhood memories of the Hoh rainforest within the Olympic National Park in Washington state.

To evoke these memories, Cunningham, able to combine of multiple and different artistic elements in his creations, used the flesh-colored costumes designed by Jasper Johns, the installation Silver Clouds by Andy Warhol (pillow-shaped balloons floating in the air) and the electronic sounds by David Tudor that reproduce the atmosphere of a tropical forest inhabited by the presence of birds and wild animals.

For the title of the second piece, Cunningham was inspired by the book Finnegans Wake by James Joyce, who in playing with a verse from the Bible, wrote: “In the buginning is the woid, in the muddle is the sounddance and thereinofter you’re in the unbewised again”. Performed in front of a backdrop covered with gold-colored draped fabric and accompanied by an electronic soundtrack by David Tudor, this choreography is incredibly complex.

The CCN – Ballet de Lorraine did its best in performing both pieces.

The work of the company’s dancers is commendable, especially in Soundance, where multiple choreographic actions simultaneously explode on the stage according to a complex geometry that engages all directions and available space of the stage.

Despite the skill of the performers, it is evident, at least for those who have seen the Cunningham company dancing, that the performance, although precise and brilliantly executed, does not have the same quality and characteristic of the original. Movement in the Cunningham technique has no echo; a gesture ends at the point where the movement stops in order to take another direction, change speed or take on a different shape-the dancers are real instruments serving the choreography, the same as music or lights.

The Ballet de Lorraine, although capable of staging two complex and difficult-to-perform works, is too expressive and does not completely match this style.

To close the evening, Berlin Story- A re-imagination of Merce Cunningham’s STORY by Dance on Ensemble was on.

Starting from the choreography Story from 1963, the company Dance on Ensemble, whose members are ‘over forty’, together with Daniel Squire – an expert on Cunningham – enacted a piece that combines original and new movement material. John Bock recreated the set that was curated by Robert Rauschenberg in 1963 while Rabih Mroué, Tobias Weber and Mattef Kuhlmey performed the original music by Toshi Ichiyanagi.

The performance itself was not a big thing (we are far from the precision of the Ballet de Lorraine), but the reconstruction work, from which we can understand the creative process behind Story, is very interesting.

The evening, overall, was really exciting. To catch again dancers performing Cunningham’s works, true masterpieces that have influenced entire generations of choreographers and dancers and have given a precise direction to contemporary dance, is an experience not to be missed.

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