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Oltre ad i concorsi di danza più o meno “leciti” , titolati o interessanti, e condivido una frase da FB “ci sono più concorsi che ballerini”, iniziano a moltiplicarsi in Italia call, bandi, residenze dedicate ai giovani coreografi, alla giovane danza d’autore, alla ricerca ed alla sperimentazione. E questo è un bene. Grazie al  Ministero dei Beni e delle Attività Culturali dal 2015 si è iniziata a focalizzare meglio l’attenzione, tra gli argomenti di rilevanza nazionale, al ricambio generazionale, alla circolazione degli artisti ed al riequilibrio territoriale, problemi che affliggono tutto il sistema produttivo e di ricerca del nostro paese ed in tutti gli ambiti. E finalmente! E si, perchè l’attuale generazione di coreografi e creativi italiani intorno ai 40 e più , o un pò meno, non ha goduto di tanta lungimiranza e quindi, purtroppo, potrebbe rimanere soffocata per sempre tra la prima generazione dei coreografi italiani e i giovani talenti (che per il Ministero arrivano fino ai 35 anni).

Può succedere che anche le migliori intenzioni possano iniziare a mostrare le prime incrinature, a suscitare le prime perplessità, proprio come è successo alla maggior parte dei concorsi di danza che affollano il nostro paese, come al mar di ferragosto. Di vincitori che non hanno vinto perchè non sarebbero proprio dovuti essere ammessi al bando, e sostituiti in sordina. O di vincitori che doppiano, triplicano il traguardo della vittoria sempre nella stessa rete, sempre nello stesso bando. A conferma che non siamo un popolo di eroi e di grandi inventori e che non discendiamo dagli antichi romani, se a vincere sono sempre gli stessi.

E quindi ,probabilmente, dovremmo iniziare a farci delle domande. Se certamente è giusto che “vinca il migliore” , bisognerebbe anche porsi il problema di quale sia l’obiettivo di questi bandi, di queste reti e se sia necessario, per un reale impulso al sistema danza italiano, dare spazio al numero più ampio di giovani talenti garantendo alternanza ed avvicendamento (d’altro canto sono proprio la mancanza di alternanza ed avvicendamento che ostacolano da sempre il ricambio generazionale, e che facciamo? un bando per la ricerca di nuovi talenti non tiene conto dei parametri di base per attuare la sua mission?) . Ci sarebbe inoltre da chiedersi se sia la residenza anagrafica o piuttosto la disseminazione delle proprie energie creative, a definire l’appartenenza ad un territorio. In tanti, che giustamente hanno scelto di essere attivi e creare fuori dall’Italia perchè qui non c’è lavoro, partecipano a bandi e reti con vocazione territoriale, e quindi pur non avendo più un reale legame con il proprio territorio, poi finiscono per  rappresentarlo. Se non siano necessari regolamenti più attenti, capaci di inquadrare un fenomeno in crescita e sempre più ampio e che potrebbe perdere di vista l’obiettivo per cui è nato. Oppure si corre il rischio che diventi anche questo un sistema, proprio come quello per cui queste reti sono nate e di cui vogliono rappresentare l’alternativa. E poi a forza di partecipare a questi bandi i giovani non diventeranno “vecchi” anche loro? Oppure sono “condannati ” a restare giovani ed a partecipare ai bandi perchè non ci sono alternative? Purtroppo c’è da dire che dopo i bandi molte volte c’è il vuoto. Il vuoto della programmazione, il vuoto della distribuzione. Il vuoto di chi non vuole rischiare e preferisce proporre i ” soliti noti”. Quante volte nello stesso Festival, nello stesso teatro vediamo riproporre sempre le stesse compagnie? Le vuole il pubblico? Oppure è solo più comodo, più semplice? Continuiamo a fare a gomitate, giovani, vecchi italiani e residenti all’esterno, secondo il famoso motto mors tua vita mea .Ed è forse su questo che dovremmo riflettere e lavorare di più.Tutti.

Chi scrive , non è senza peccato. Anche Movimento Danza è impegnato in azioni per il ricambio generazionale, di circolazione degli artisti, azioni di scouting, concorsi (anatema!) da molti anni. Se sul ricambio generazionale e sulla circolazione degli artisti stiamo dando il nostro contributo alla danza italiana e continueremo a farlo, sul riequilibrio territoriale, siamo onesti , siamo riusciti a fare poco fino ad oggi, ma non demordiamo. Per riequilibrare il Sud con il Nord dell’Italia ci vorrebbe una volontà politica che ancora oggi non c’è. La famosa Questione Meridionale di cui parlò per la prima volta nel 1873 il deputato radicale lombardo (!) Antonio Billia è ancora irrisoltaCome potrebbe riuscirci un bando o una call?  Continuo ad assistere alla fuga di gambe e cervelli o all’insoddisfazione di chi resta, condannato ad essere considerato di serie B, perchè se vali te ne vai, mica sei scemo che resti.

A volte il nuovo ripercorre le stesse metodologie del vecchio. Insomma non vi pare che la seconda Repubblica abbia attuato le stesse metodologie della prima , abbia ricostruito lo stesso sistema lucidandolo solo un pò e presentandolo come nuovo? La questione è aperta.

Gabriella Stazio

Immagine di copertina da Diapason Consortium

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