Ancora una compagnia di danza che rischia di sciogliersi a causa dei tagli alla cultura. Questa volta il sipario potrebbe calare per sempre, a breve, per una realtà nazionale storica. E’ l’associazione Balletto Classico Cosi-Stefanescu, che unisce la compagnia teatrale e la scuola di danza. Se le istituzioni ed il mondo dell’imprenditoria non faranno alcun passo per salvare l’associazione, tra marzo e giugno cesseranno entrambe le attività. La decisione della chiusura è già stata ufficializzata da un incontro in Provincia tra i titolari dell’associazione e i sindacati. Per la precisione il 31 marzo, al termine degli spettacoli in cartellone, potrebbe chiudere la compagnia teatrale, mentre a seguire, il 30 giugno, la scuola di balletto classico, frequentata da una settantina di allievi italiani e stranieri, molti dei quali alloggiano nel convitto annesso alla scuola. Questo comporterebbe la perdita di 25 posti di lavoro (in gran parte insegnanti e danzatori della compagnia). Il punto di non ritorno è stato determinato da una situazione debitoria non più sostenibile, un buco da un milione accumulato negli anni. Una soluzione potrebbe arrivare dall’acquisto della sede che gestisce l’associazione, ovvero un capannone attrezzato, a Mancasale, di 2000 metri quadrati con cinque sale. I sindacati hanno chiesto l’impegno delle istituzioni. Giorgio Uriti della Fistel Cisl fa sapere: “Trovando un acquirente è possibile colmare i debiti e con l’aiuto da parte di enti locali, istituzioni e privati si potrebbe salvare di sicuro la scuola e forse la compagnia”. Certo è che ora è cominciata una vera e propria corsa contro il tempo per tentare di non dover rinunciare ad un’altra eccellenza italiana. Da un lato c’è la scuola, nata nel 1977 grazie all’incontro, negli anni Settanta, tra le due étoile internazionali Liliana Cosi e Marinel Stefanescu, che è stata fino ad oggi un importante centro di formazione per i giovanissimi. Dall’altro la compagnia, che vanta oltre 2mila esibizioni in 530 città diverse, di cui 60 fuori dall’Italia, con tournée in Medio Oriente, Cina, Giappone ma anche Europa, Stati Uniti e Brasile.
Scrivo di questa notizia con tanto amaro in bocca. Solo pochi mesi fa, nell’aprile dell’anno appena trascorso, Campadidanza intervistava Liliana Cosi. Mi aveva parlato apertamente delle difficoltà: “Noi facciamo molta fatica ad andare avanti. Non abbiamo una vita facile da nessun punto di vista, soprattutto finanziario”. E ancora, a proposito del futuro della compagnia diceva: “Io spero di poter continuare, ho fiducia nel messaggio che noi portiamo”. Insomma, dalle sue parole avvertivo la preoccupazione, l’incertezza, ma anche una grande voglia di continuare a diffondere la danza di qualità ed anche la danza intesa come strumento di elevazione, di crescita e di socializzazione. Interrompere questo cammino di trentotto anni sarebbe una grande sconfitta. Sia chiaro, una sconfitta non per i fondatori ed i lavoratori dell’associazione, che hanno fatto il possibile per fronteggiare e resistere ai tagli, ma per la nostra cultura, che sarebbe privata di un altro tassello importante.