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Sabato  11 novembre è andata in scena al San Carlo una serata di opera tradizionale cinese, stile Kunqu, dedicata alla memoria di Annamaria Palermo. Donna energica, colta e raffinata che ha fatto della sua vita e professione, in quanto sinologa dell’università Orientale, un atto d’amore verso il grande continente asiatico.  Alla sua ideazione è dovuta la nascita del festival MilleunaCina.  I linguaggi della contemporaneità, organizzato dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” che è alla base di questa collaborazione con il massimo teatro cittadino. Lo spettacolo segna le celebrazioni per il 10° anniversario della fondazione dell’Istituto Confucio a Napoli, ardentemente voluto dalla professoressa Palermo.

La sala era dunque gremita di autorità, cittadine e universitarie, di colleghi ed amici di Annamaria Palermo, di ospiti asiatici ed anche di un ignaro pubblico venuto ad assistere ad una serata di danza del cartellone Autunno Danza. Scrivo ignaro perché dopo una ventina di minuti dall’inizio dello spettacolo, una parte non trascurabile della platea è uscita dalla sala con un certo disappunto, dovuto, ne siamo certi, ad un equivoco di fondo: non era uno spettacolo da presentare in un cartellone dedicato alla danza.  Lo stile Kunqu è il più antico e nasce nella seconda metà del quattordicesimo secolo a Kunshan, nel sud della Cina. E’ noto che la musica cinese, come molte forme musicali tradizionali studiate dall’etnomusicologia, è di tipo pentatonale; per semplificare, si suona con i tasti neri del pianoforte. Tutto ciò rende le sonorità della musica e del canto alquanto particolari, eterei e vaganti nello spazio, con uno scarso senso ritmico, in particolare nello stile Kunqu. I testi sono lirici e malinconici, dipingono una condizione femminile di isolamento ed attesa, sublimata nella scrittura poetica ed in una gestualità rituale minimalista. Le scene sono assenti e l’interprete è quasi sempre relegata in una poltrona – scatola che esprime tutta la sua solitudine. In una delle quattro sezioni proposte,  Scrivere poesie, c’è un interessante discorso metaletterario in cui  la protagonista, una concubina cacciata di casa dal marito, su istigazione della prima moglie, ha come unico passatempo la lettura ed immagina di essere la protagonista del Padiglione delle peonie, l’opera più rappresentata del repertorio Kunqu. Due brani tratti dal suddetto testo, costituiscono il finale dello spettacolo. Come unica variante dello stile lirico e monotono dello spettacolo, è stato proposto Stivali in prestito, brano appartenente all’opera popolare Shiju, in cui la rappresentazione è più realistica ed assomiglia alla nostra commedia dell’Arte con una mimica universale che diverte anche senza l’eventuale lettura del testo. I tre attori interpretano i tipi del personaggio spaccone e prepotente, Fratello Zhang, interpretato da Li Hongliang, capo della Compagnia,  quello avaro e timoroso, Fratello Liu, e il servo scaltro e dispettoso, che appartengono al mondo universale del teatro popolare.  Lo spettacolo è stato accompagnato da un gruppo di cinque musicisti   che suonano il flauto di bambù, il liuto a tre corde, l’organo a fiato del bambù, il pipa, liuto cinese. Nel 2001 il teatro d’Opera Kun è stato ufficialmente riconosciuto dall’Unesco come patrimonio orale e immateriale dell’umanità.

Una proposta  che ha il pregio di arricchire scambi culturali con il mondo cinese che, speriamo, sia sempre  interessato a ricevere i nostri  antichi e prestigiosi prodotti culturali. Ciò che ci sembra fuori luogo è la programmazione, senza un approfondimento preventivo, su un genere così  particolare,  all’interno di un cartellone di danza; sarebbe stato più idoneo come serata extra o addirittura, all’interno della programmazione operistica. Non si trattava di uno spettacolo come il Butoh giapponese, per esempio, in cui, nonostante il minimalismo gestuale, il corpo e la fisicità sono mezzo espressivo prevalente. Se la direzione artistica organizza la programmazione in base ad una divisione di generi, cosa che potrebbe anche essere discutibile, questa scelta è sembrata  un atto di mancanza di rispetto verso quel pubblico pagante che si aspettava uno di quegli spettacoli completi, variegati ed esuberanti del teatro cinese, in cui danza, musica e recitazione si fondono in un mix davvero entusiasmante.

Per gli appassionati del genere coreico, dunque, Autunno Danza riserva solo due altri titoli Al di là di un sogno, spettacolo di repertorio classico tratto da La Bayadère  e da Il lago dei cigni,  messo in scena martedì 14 alle ore 19 da Stéphane Fournial e i docenti della Scuola di ballo del teatro di San Carlo, per i 218 allievi e diplomati della più antica scuola italiana da cui si è poi irradiato il grande ballo italiano ottocentesco. Il secondo titolo è il Pulcinella su musiche di Igor Stravinsky nella nuova interpretazione di Francesco Nappa, con allestimento scenico  creato e scolpito da Lello Esposito e danzato dalla Compagnia di ballo del teatro di San Carlo, diretta da Giuseppe Picone. Una prima assoluta che andrà in scena sabato 18 novembre alle 20 e che catalizzerà tutte le aspettative di chi ama la danza all’interno della programmazione  del teatro di San Carlo.

 

Roberta Albano

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