Il palcoscenico del teatro di San Carlo martedì 14 novembre, con replica lunedì 20,  si è riempito di ben 218 allievi della scuola di ballo che si sono esibiti mostrando tutto il loro entusiasmo, dai più piccoli, ai più grandi. Rispetto ai 150 alunni dello scorso anno, la scuola è aumentata di un terzo e ci si chiede come si possa seguire con attenzione ciascuno di loro, così come è richiesto da una preparazione professionale. Il colpo d’occhio d’insieme è di vero impatto, ma sui particolari, ovviamente, non tutto è  esemplare. Lo spettacolo proposto è un pot-pourri sia musicale che stilistico, dominato dall’unico filo conduttore del bianco semplice e abbagliante dei costumi. Da estratti da Le Conservatoire  di August Bournonville, si è passato ad una fantasia sulla musica di Johann Sebastian Bach, resa immortale dal Concerto Barocco di George Balanchine, che sta al balletto del Novecento così come Giselle sta al balletto dell’Ottocento. Si è poi arrivati alle atmosfere esotiche delle odalische della Bayadère di Marius Petipa. Al  terzo anno di conduzione della scuola è evidente l’obiettivo del direttore Stéphane Fournial, quello di aumentare il tasso tecnico degli allievi variando anche il numero degli insegnanti che, però,  sembra ancora insufficiente se paragonato, per esempio, a quello di una scuola come l’Accademia Vaganova di san Pietroburgo dove, per quattrocento allievi, ci sono circa cinquanta insegnanti. Altra contraddizione, rispetto all’obiettivo di una scuola professionale, è la mancanza dello studio di tecniche integrative quali la danza di carattere o la danza contemporanea, indispensabile per la preparazione di un danzatore versatile, come è oggi richiesto dal mercato del lavoro. Una scuola antica e prestigiosa come quella del San Carlo, deve porsi obiettivi alti e qualitativamente capaci di confrontarsi con le eccellenze internazionali. Non si può vivere di solo talento. Ballerini si nasce e lo dimostra la giovane allieva del V corso che ha interpretato Odette nel II atto del Lago dei cigni che  costituisce la seconda parte dello spettacolo. Speriamo che la giovane e talentuosa ragazza non perda di vista l’umiltà necessaria e il grande impegno che sottende la formazione tecnica di chi, dalla natura, ha avuto tutto ciò che serve per diventare una prima ballerina: bellezza, espressività e personalità.

foto F. Squeglia

Il terzo appuntamento di un Autunno Danza, decisamente sottotono per aver ospitato l’opera Kunqu, spettacolo fuori luogo per un cartellone di danza, e gli allievi della scuola, spettacolo da proporre al di fuori della programmazione stabile,  è finalmente dedicato alla compagnia di ballo del teatro di San Carlo diretta da Giuseppe Picone.  Si tratta di  una prima assoluta: Pulcinella, su musica di Igor Stravinsky, nella nuova versione proposta da Francesco Nappa che andrà in scena sabato 18 novembre alle 20 e domenica 19 alle 17.

La prima versione, con la coreografia di Leonide Massine, andò in scena a Parigi nel 1920, ma si avvaleva delle ricerche operate da Diaghilev, Massine stesso e Stravinsky quando, nel 1917, vennero a Napoli per una serie di spettacoli di beneficenza organizzate dalla Croce Rossa al San Carlo per le vittime e i feriti della Prima Guerra mondiale. Quel soggiorno, se pur non arrecò alla compagnia dei Ballet Russes un gran successo di pubblico, fossilizzatosi nell’unica programmazione di oltre ottanta repliche dell’Excelsior di Manzotti, fornì  agli artisti della compagnia importanti stimoli culturali sia con le visite agli scavi di Pompei, sia con ricerche in Biblioteca Nazionale. In quell’occasione furono studiati  i manoscritti della raccolta Casamarciano in cui sono contenuti 176 scenari della commedia dell’Arte. Fu scelto proprio i Quattro pollicinelli simili per dare vita al balletto di Lèonide  Massine, con scene di Pablo Picasso, ennesimo omaggio alla città di Napoli, la città più rappresentata nel balletto classico. A Stravinsky, Diaghilev affidò brani inediti di musicisti napoletani del Settecento,  erroneamente attribuiti al solo Pergolesi,  che, rielaborati dal genio russo, hanno dato vita ad una delle pagine di musica più belle di tutta la danza. Francesco Nappa, le installazioni di Lello Esposito, e i giovani interpreti della compagnia, Carlo De Martino (Pulcinella) e Claudia D’Antonio (Pimpinella) hanno quindi un compito davvero arduo, far vivere una Napoli moderna,  piena di contraddizioni e di vitalità in sovrapposizione ad un precedente storico davvero esemplare.

 

Roberta Albano