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Insignita del Premio Roma Jia Ruskaja come ‘Migliore Accademia’, la Scuola di Ballo del Teatro San Carlo, la più antica d’Italia (1812) continua il suo percorso costellato di successi. Il merito è tutto della direttrice, Anna Razzi, che da venticinque anni è un punto di riferimento solido in un mondo, quello della danza, che sembra sempre più alla deriva per mancanza di disciplina, serietà, professionalità, educazione.

Prima ballerina e poi étoile al Teatro alla Scala fino al 1985, Anna Razzi ha danzato con i più grandi protagonisti della scena internazionale, uno fra tutti Rudolf Nureyev. Oggi, dopo un lungo percorso, continua ad insegnare ai suoi allievi tutti i segreti dell’arte della danza, mantenendo viva una tradizione che ripropone i grandi classici ma non smette di produrre nuove creazioni, entrate ormai nel repertorio della scuola.

Tantissimi i giovani ballerini entrati nelle migliori compagnie, in giro per il mondo. Una bella soddisfazione che Anna Razzi vive, giustamente, con orgoglio.

L’inaugurazione del festival ‘Autunno Danza’ dedicato all’arte coreutica, giunto ormai alla quinta edizione, non poteva iniziare meglio.

In scena tutti gli allievi più grandi della Scuola di Ballo per un gala composto da tre titoli: Suite Barocca, La Bayadère/ Atto delle ombre – Pas de deux, La Bella Addormentata nel bosco- terzo atto.

Scorrevole e ben articolata, la coreografia di Dino Verga su musica di Friedrich Händel, ha puntato sulla semplicità e la bellezza delle linee che come in un prisma dalle infinite possibilità – in un trionfo di bianco, simbolo di purezza – ha riempito lo spazio scenico alternando momenti dinamici e coinvolgenti a passaggi decisamente più lenti e statici. In Suite barocca, interpretata dagli allievi dei corsi più grandi, ha vinto certamente la coralità, esaltando il lavoro d’insieme, un lavoro pulito e ben eseguito. Subito dopo, il passo a due del celebre Atto delle ombre tratto da Bayadère, uno dei capolavori del repertorio classico, balletto ricco di intensità ed atmosfera rarefatta. In scena due ballerini affermati, che proprio al San Carlo hanno cominciato lo studio della danza, proseguendo il loro percorso fino al diploma: Alessandro Macario, primo ballerino ospite del lirico napoletano, presenza fissa di numerosi gala internazionali, beniamino del pubblico napoletano e di recente protagonista al Teatro dell’Opera di Roma in più di una produzione, e Alessandra Amato, prima ballerina del Teatro dell’Opera di Roma. Una bella emozione vederli insieme, soprattutto nello sfoggio di una tecnica pulita e sicura arricchita da un’intensità emotiva che sempre più spesso viene meno a vantaggio del virtuosismo. Aveva solo sedici anni Alessandra Amato quando anni fa si diplomò proprio con Bayadère danzando in maniera impeccabile, con l’esperienza aggiunta di anni e anni di lavoro la sua esecuzione non poteva che essere ancora più convincente. Gran finale con il terzo atto de La Bella addormentata, caposaldo della tecnica classica accademica, punto di arrivo per ogni artista, nella ripresa coreografica di Anna Razzi da Marius Petipa. Il ruolo di Aurora, così come tutti gli altri ruoli, dalle fate ai personaggi del divertissement finale, al celebre passo a due spesso rappresentato col titolo Le nozze di Aurora, equivale ad un ricamo finissimo, una cesellatura particolare in cui ogni minimo dettaglio rilevante e compone lo scintillio finale.gala2014_ph Francesco Squeglia_5391

Grande impegno da parte dei ragazzi, alle prese con difficoltà enormi e passaggi coreografici veramente difficili, ma il risultato finale è stato positivo. Dalle fila del corpo di ballo, compatto e ben curato anche nella mimica, pian piano si sono avvicendati tutti i diplomati, su tutti Francesco Lorusso, elegante, grintoso, solare, nel difficile ruolo del principe e Danilo Notaro, in quello dell’uccello blu. Tra i giovani, occhi puntati su Luigi Crispino, bello, bravo e pieno di talento.

Al di là di qualunque opinione relativa al giudizio tecnico, c’è da sottolineare la stima per Anna Razzi, signora della danza, che ha fatto tanto per la Scuola di Ballo, dedicandosi per venticinque anni con passione infinita, tanto da ampliarne i confini. Suo è il merito di aver ripristinato il passo d’addio per i diplomati, di aver istituito un repertorio per la scuola, di aver moltiplicato il numero degli allievi, prodotto nuove creazioni, e di avere educato tanti ragazzi alla disciplina e all’amore per la danza. E non è poco.

Elisabetta Testa