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Anna Pavlova, l’Incomparabile

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La casa editrice Gremese di Roma, una delle poche che da anni è costante nel pubblicare libri sulla danza, ha da poco dato alle stampe la traduzione dal francese della biografia di Anna Pavlova scritta da Martine Planells, Anna Pavlova, l’Incomparabile. Si tratta della prima biografia in italiano della grande ballerina che incarnò il primo fenomeno divistico del Novecento . La vita di Anna Pavlova, nata a San Pietroburgo nel 1881, coincide con la nascita e lo sviluppo di fotografia e cinema, mezzi di comunicazione che la ballerina dimostrò di saper utilizzare nel diffondere e fermare con le immagini la propria incomparabile danza. Il libro, a dire il vero, parte da un dipinto, il ritratto realizzato dal pittore russo Aleksandr Yakovlev, uno degli uomini importanti della sua vita, per raccontare un personaggio ricco e complesso che ha sfaccettature ben più articolate della personalità presentata nella prima biografia, Anna Pavlova in Art and Life, scritta un anno dopo la sua morte nel 1932, da quello che era stato considerato il compagno ufficiale della ballerina e suo impresario, Victor Dandré. Nel racconto della Planells appare subito evidente come Anna, nonostante le difficoltà della sua epoca, combattesse per conquistare un’autonomia personale ed artistica, difficilmente concessa alle donne di teatro. Grazie al legame con Dandré, che non le impedì di vivere appassionate storie d’amore con il partner Mikhail Mordkin o con il già citato Yakovlev, Anna ebbe la possibilità di danzare in tutto il mondo, creando una propria compagnia e diffondendo il balletto classico fin nelle più sperdute latitudini. Fu la prima a portare il balletto in maniera capillare in tutto il Sud America, in Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Sud Africa. Conquistò ovviamente il pubblico e la critica di tutta Europa e del Nord America. Fu lanciata da Marius Petipa negli ultimi anni della sua carriera, condivise con Fokine la riforma del balletto di inizio Novecento, riuscì a collaborare, senza esserne fagocitata, con Sergej Diaghilev e la sua compagnia dei Balletti Russi. Incontrò sovrani, artisti e musicisti che furono tutti soggiogati dal suo fascino e dalla sua bravura. Il suo fisico, sinuoso e sottile, creò un modello estetico moderno rispetto alle ballerine delle generazioni precedenti. Grazie alla sua compagnia, in cui per anni insegnò il suo adorato maestro italiano, Enrico Cecchetti, creò una generazione di ballerini che diffusero la danza classica nel mondo. Anna Pavlova è celebre per l’assolo del cigno morente che Mikhail Fokine creò per lei sulla musica di Camille Saint-Saëns, un brano non difficile tecnicamente ma che riusciva ad esaltare la sua sensuale bellezza e la grande espressività. Il fenomeno divistico di Pavlova, definita “incomparabile” già ai suoi tempi, ha condizionato numerosi grandi artisti degli anni successivi, da Frederick Ashton, padre del balletto inglese, al nostro Alberto Testa, che la videro danzare da bambini. La sua vita ha incrociato eventi storici stravolgenti quali la Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione Sovietica che condizionarono e segnarono per sempre la sua carriera professionale e gli sviluppi della sua personalità. Il libro di Martine Planells, tradotto in italiano da Fiammetta Paolantonio, ha il merito di essere godibile, di facile lettura, con immagini provenienti dal Fondo Pavlova presso la Bibliothèque-musée del’Opéra di Parigi, e ci mostra un modello divistico, con le irrequietudini di un’artista capace di schiaffeggiare in scena i propri partner , che fu d’esempio ad un altro divo della danza Rudolf Nureyev che, avendola vista solo attraverso le immagini dei film, la considerava un’artista sublime e “incomparabile”.

Roberta Albano

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