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Quest’anno al festival internazionale di video-danza di Hong Kong, 6th Jumping Frames International Dance Video Festival, c’è spazio anche per la Video Danza italiana.

Antonello Matarazzo presenterà un video realizzato insieme alla danzatrice Simona Lisi, marchigiana di origine ma napoletana di adozione, che sarà proiettato presso la City Contemporary Dance Company – Hong Kong dall’11 al 17 Settembre 2014.

Il video è un lavoro sperimentale sull’animalità come una delle tante possibilità inerenti alla vita ed all’essere dell’uomo, concetto vicino a quello buddista dei “dieci mondi”, ovvero dieci stati vitali che l’uomo attraversa ogni istante. Il titolo, infatti, rievoca subito il buddismo, YOUR BODY IS YOUR BUDDHA, ma vuole essere soltanto la sperimentazione in danza di uno stato fisico e soprattutto della metamorfosi che quello stato comporta.

Antonello Matarazzo è pittore, regista e video artista, esponente del Medialismo, (movimento che postula l’integrazione dei vari media), dal 1990 è impegnato nella ricerca nel campo delle arti visive, affiancando o integrando il video alla produzione di opere pittoriche, realizzando workshop, video installazioni e proiezioni in università, gallerie, musei e festival in Italia e all’estero.

Simona Lisi è attrice, danzatrice e coreografa, ha studiato in Italia, Belgio ed Inghilterra. E’ laureata in Filosofia e specializzata in Antropologia Filosofica. Ha conseguito il Postgraduate Degree in Contemporary Dance alla London Contemporary Dance School di Londra ed ha lavorato nel cinema con registi come Pippo del Bono, Paolo Sorrentino, Cristina Comenici, Marco Bellocchio.

Spinta dalla curiosità, ho rivolto alcune domande proprio a Simona Lisi.

Come e quando è nato questo progetto, il titolo, ed il tuo rapporto con Antonello Matarazzo?

Cominciamo dal titolo: il titolo è mio, si ed è nato insieme all’idea del progetto in cui ho poi coinvolto il regista e videoartista Antonello Matarazzo. Nasce da un lavoro gestuale e interpretativo sulla metamorfosi immateriale che ho sviluppato da sola e poi con il regista Fabrizio Crisafulli in diversi spettacoli. Era una ricerca che però avevo voglia di approfondire ancora e possibilmente con uno sguardo più analitico, quindi attraverso il video. Da qui la mia voglia di approfondire questo tema della metamorfosi, che se vedrai il video ti accorgerai essere piuttosto immaginifica. Ovvero non c’è una ricerca mimetica sulla gestualità dell’animale ma piuttosto una immedesimazione con uno spirito ferino che può essere riferito a un animale vero o immaginario.

Il titolo si riferisce alla capacità dell’essere umano di contenere tutte le le possibilità, quindi anche un seme di animalitá, a livello profondo. L’incontro con Antonello Matarazzo ha reso possibile questa trasformazione in opera video che ovviamente ha trasformato completamente il mio lavoro, lavorare in teatro o con la telecamera è molto diverso. Avevo conosciuto il lavoro di Antonello e le sue magiche trasformazioni mai banali, per me il suo lavoro registico e autoriale è molto profondo. Pensavo che la sua capacità di metamorfosi dell’immagine insieme al mio lavoro sulla metamorfosi gestuale fossero perfette per questo progetto.

Ne abbiamo discusso tanto e lavorato anche molto per capire come far coincidere le nostre sensibilità. È ovvio che con un autore come lui le cose prendono un avvio diverso da quello immaginato. Antonello Matarazzo ha poi pensato di avere questo richiamo alle immagini in movimento di Muybridge che creano un forte impatto cinematografico.

Qual è il tuo rapporto con il Buddismo e con le tendenze kamiche?

Per quanto riguarda il Buddismo sono simpatizzante ma non praticante. Accolgo la visione buddista di non pensare a Dio come un’entità esterna ma come una scintilla divina presente in noi. Per questo la compassione dovrebbe essere un sentimento essenziale perché inserito nel nostro DNA che tutto contiene.

Quali sono i “sottotesti” che avete scelto?

Per quanto riguarda i sotto testi, non ci sono, ma siccome il pezzo è nato da più di dieci anni si è stratificato nel mio corpo. È più uno “stato” in cui cerco di entrare senza voler esprimere un significato ma rendendomi totalmente strumento di una qualità animale che vuole emergere. Difatti, tranne alcuni, gli animali cambiano spesso. 

Siete gli unici italiani selezionati per il Festival?

Credo che siamo gli unici italiani, ma dovrei verificare!

Come vivi la situazione della danza in Italia ed a Napoli in particolare?

 Premetto che io sono arrivata a Napoli attirata dalla tradizione teatrale e non di danza, di cui conoscevo poche cose. Questa esigenza rispecchia una mia ricerca interpretativa come “interprete totale” che mi corrisponde da ormai molti anni. Non amo i recinti tra una disciplina e l’altra e se devo dire una cosa della danza a Napoli è che la trovo stranamente molto distaccata dal teatro, proprio nel luogo in cui il teatro è di matrice fortemente corporea anche molto verbale. Quindi diciamo che trovo la danza napoletana forse un po’ chiusa in se stessa e poco dialogante con le altre discipline, musica e teatro, che qua sono molto più forti. Per questo forse ho dato vita da quattro anni al festival “A piedi nudi nel parco” insieme a Mariagrazia Sarandrea, che vuole proprio stimolare in modo immediato la popolazione alla visione e fruizione della danza contemporanee ed etnica, senza intellettualismi e forzature. Devo dire che funziona, le persone partecipano e vengono molto coinvolte ma devono essere chiamate ad essere parte attiva in qualche modo.

 

 

 

Tratto da “Your body is your Buddha”:

“La comprensione del mondo si esprime anche attraverso il corpo il quale conserva in sé le informazioni del processo karmico. Le coreografie di Simona Lisi realizzate per questo video sono intese ad indagare, attraverso un processo di immedesimazione, le innumerevoli possibilità di metamorfosi biologica prendendo spunto dalle prime sperimentazioni cronofotografiche che E. Muybridge e È. J. Marey realizzarono servendosi delle più svariate specie faunistiche”.