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Da Modugno, il paesino in provincia di Bari dov’è nato, Alessio Rezza è arrivato all’Opéra Garnier di Parigi. Ma non è solo il talento ad averlo portato dalla Puglia al tempio francese del balletto. Come ci racconta in questa intervista, solo la tenacia e lo studio hanno fatto il resto, determinandone l’ammissione a 15 anni all’Accademia Nazionale di Danza di Roma e a 16 alla scuola di ballo del teatro Alla Scala di Milano. Oggi Alessio è uno dei danzatori di punta dell’Opera di Roma, dove sarà impegnato dal 31 marzo nella serata Robbins/Preljocaj/Ekma. “Danzerò in The Concert, un capolavoro di Jerome Robbins” anticipa il ballerino barese. “Poi partiremo per una tournée al Teatro la Fenice di Venezia per portare in scena La Bella Addormentata di Jean Guillaume Bart”.

Alessio, ci racconta il suo primo incontro con la danza? 

Avevo 6 anni quando mia madre mi portò in una scuola di danza del mio paese. La prima volta che entrai nella scuola mi affacciai subito alla porta della sala, dove stavano studiando danza classica. Fui affascinato dall’atmosfera. Il parquet, il profumo, i colori di quella sala li ho ancora ben impressi nella mente. Avevo voglia di far parte di quel gruppo.

A quindici anni è stato ammesso all’Accademia Nazionale di Danza di Roma. Chi la incoraggiò a provarci e cosa ricorda dell’audizione? 

Ad uno stage di danza mi chiesero se poteva piacermi l’idea di frequentare una grande scuola di danza, un’accademia. Mi dissero di provare a fare un’audizione alla scuola del Teatro alla Scala. Non riuscivo ad immaginare come potesse essere e neanche quanto poi sarebbe stato bello ed importante. Passai la prima audizione ma non il successivo mese di prova, che serviva ad essere ammessi all’anno scolastico. Ero disperato perché passare un mese in quella scuola mi aveva fatto definitivamente innamorare di quest’arte. Allora il Maestro Tuccio Rigano, che insegnava all’Accademia Nazionale di Danza a Roma e mi conosceva perché talvolta era insegnante ospite nella mia scuola privata, mi disse di venire a Roma per sostenere un’audizione. E questa volta andò bene. Io però ero testardo e volevo tornare alla Scuola della Scala e mi preparai tanto per l’audizione dell’anno successivo. È stata una delle mie più grandi soddisfazioni riuscire a passare il mese di prova e ad essere ammesso l’anno seguente.

Ed infatti si è poi diplomato al Teatro alla Scala. Che ricordi ha di quel periodo?

È stata una bella sfida. Ho dato tutto me stesso in quella scuola ed ho dei ricordi meravigliosi. Sono stato lì tre anni e sono cresciuto molto. È una scuola che ti forma non solo artisticamente ma anche umanamente. È stata una mia seconda casa ed i miei maestri una seconda famiglia.

Nella stagione 2009/2010 è entrato nel corpo di ballo dell’Opéra di Parigi, dove ha danzato nei balletti Lo schiaccianoci e Cenerentola. Com’è stata l’esperienza in Francia? 

Lavorare tutti i giorni in sala ballo con i grandi della danza di livello mondiale è stata una bellissima esperienza di ulteriore crescita.

Dal 2010 è al teatro dell’Opera di Roma: un bilancio di questi anni. Inoltre, com’è cambiato il lavoro del corpo di ballo con il passaggio della direzione da Carla Fracci a Micha van Hoecke fino ad Eleonora Abbagnato?

Negli ultimi anni ho davvero assaporato quest’arte. Dopo lunghi ed intensi anni di studio ho finalmente iniziato a fare quello per cui io ed i miei genitori abbiamo fatto sacrifici. Ho avuto l’onore di danzare molti ruoli che avevo sempre sognato. Il lavoro del corpo di ballo è diventato all’avanguardia con la direzione Abbagnato che segue molto l’ideologia della sua casa madre, l’Opéra di Parigi, il che non può che essere un bene. Sin da subito ha portato un grande entusiasmo e la voglia di portare la compagnia ad un livello internazionale. Ha introdotto balletti di coreografi internazionali come ad esempio Preljocaj, Forsythe, Nureyev e di coreografi attualissimi ma già più che affermati quali Wheeldon o Ekman. Questa direzione e noi tutti stiamo facendo il massimo nonostante la difficile situazione che gli enti lirici vivono ormai da anni affinché questa meravigliosa arte torni ad essere considerata fondamentale e ad essere valorizzata quanto merita.

A suo avviso quale dote non deve mancare ad un danzatore?

Ad un danzatore al giorno d’oggi si richiede una gran quantità di doti che riguardano la fisicità e non. Io però metterei al primo posto come dote la “testa”. L’intelligenza. Questa ti permette di crescere e migliorare nel miglior modo. Serve a restare umili e lavorare sodo per raggiungere i propri obiettivi.

Qual è il ruolo che maggiormente le è piaciuto interpretare? E quello che sogna di poter fare?

Albrecht in Giselle. Non mi sono mai sentito così estasiato ed onorato nell’interpretare un ruolo. È stato un periodo intenso e di grande responsabilità. La testa pensa al ruolo ed al balletto anche quando non sei in sala prove e ti ritrovi a pensare a un piccolo gesto nelle mura di casa. Ho avuto la fortuna di studiarlo con Patricia Ruanne che ha danzato per moltissimi anni con Rudolf Nureyev e più di una volta mi è capitato di avere la pelle d’oca mentre la ascoltavo. Sogno di danzare Romeo, ne sono sempre stato affascinato. Un altro ruolo che ti trascina completamente grazie alle molte emozioni che richiede l’interpretazione di esso, uno dei più completi.

C’è qualche aspetto della sua personalità che la danza aiuta a far emergere?

Generalmente sono abbastanza preciso e organizzato e probabilmente il rigore e la minuziosità che richiede la danza li porto con me anche nella vita di tutti i giorni.

Con quali coreografi le piacerebbe lavorare?

Mi piacerebbe danzare in una creazione di Wayne McGregor e magari anche William Forsythe. Ne sarei onorato.

Che cosa rappresenta per lei la danza e qual è la sua magia più grande?

La danza è ormai parte di me, parte della mia vita. Ho vissuto un numero indefinibile di emozioni grazie ad essa e mi ha fatto diventare la persona che sono. La magia più grande la vedo quando sono io a sedermi in platea per guardare uno spettacolo e i danzatori riescono a trasportarti con loro attraverso l’amore e la passione che provano per quello che stanno facendo.

Quali sono le sue passioni oltre la danza?

La musica in primis, quasi di ogni genere. Rock, blues e pop degli anni Sessanta e Ottanta soprattutto. E poi mi piacciono il cinema e la cucina.

 

Crediti fotografici: Yasuko Kageyama, Teatro dell’Opera di Roma – Corrado Falsini

 

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