Ci sono già tante esperienze importanti nel curriculum del giovane Alessandro Cascioli. Romano, diplomatosi alla scuola di danza del Teatro dell’Opera, è attualmente uno dei danzatori del corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo. Nel mezzo, tra la capitale e la Sicilia, ci sono molte tappe fatte di studio, lavoro, riconoscimenti, emozioni e sacrifici, che Alessandro ripercorre per Campadidanza.

Alessandro, cosa l’ha fatta innamorare della danza?

Credo che  l’amore per la danza sia stato un continuo crescendo sin da piccolissimo. Mia madre mi racconta di quanto scalciassi nel pancione quando ascoltava musica classica. Sarà un caso? Probabilmente…ma durante la mia crescita ho dimostrato di avere delle forti attitudini, non solo fisiche e perché mi muovevo naturalmente accompagnando la musica, ma perché ero profondamente affascinato da sfere artistiche differenti quali – oltre alla danza – il canto e la recitazione. Ricordo ancora la mia grande passione per il poliedrico artista Gigi Proietti, la mia  creatività e  la mia immaginazione nel gioco .

Si è diplomato alla Scuola di danza del Teatro dell’Opera di Roma. Che ricordi ha degli anni di studio?

Quelli della scuola sono stati anni molto belli ma allo stesso tempi difficili. Sono entrato alla scuola  del Teatro dell’Opera di Roma, sotto la direzione di Paola Jorio, tramite audizione, all’età di 11 anni, senza aver mai avuto prima un approccio amatoriale alla danza classica. Sin da subito disciplina, rispetto e costanza nello studio sono stati i punti cardine che hanno caratterizzato il mio percorso di formazione e che tutt’oggi riscontro nel mio approccio quotidiano al lavoro. Non posso negare di aver passato dei periodi molto pesanti fisicamente e psicologicamente a causa di premature critiche che stroncavano la mia danza sul nascere, ma la mia forza individuale e il supporto fondamentale della mia famiglia mi hanno aiutato ad arrivare dove sono arrivato oggi.

Qual è l’emozione ancora viva del giorno del suo diploma?

L’emozione più bella l’ho vissuta in un abbraccio con Carla Fracci alla consegna del diploma. Allo stesso tempo mi ha commosso vedere la soddisfazione negli occhi dei maestri che mi hanno visto crescere.

Ricorda la prima volta che ha calcato il palcoscenico come professionista?

La fortuna grande è stata quella di poter calcare il palcoscenico dal primo corso della scuola di ballo. La mia primissima volta  da professionista è stata nella Sylvia di Ashton al Teatro dell’Opera di Roma, mi ero appena diplomato ma in teatro avevano bisogno di ballerini e così, tramite la direttrice della scuola Paola Jorio,  mi sono  unito al corpo di ballo insieme ad altri miei compagni di corso. Un’esperienza molto costruttiva e che ricordo ancora oggi come la prima prova di maturità.

Quali sono i maestri a cui è indirizzata la sua gratitudine?

Sono tre, che considero decisamente i più importanti. Bella Ratchinskaja, che ha segnato il passaggio tra la conoscenza  delle basi della danza e l’inizio dello studio intensificato della tecnica russa, alla quale devo tutta la mia qualità. Pablo Moret, il mio grande maestro. È lui che mi ha seguito per ben 5 anni e che ha sempre creduto in me, lottando per il mio  lavoro. E infine Ofelia Gonzalez, sua moglie, fonte di ispirazione artistica per me. Da lei ho appreso moltissimo la cura nei dettagli.

Lei ha lavorato al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Cosa pensa in merito alla chiusura del Maggio Danza?

Un orrore. Una città come Firenze, ricca d’arte, priva del corpo di ballo…E stiamo parlando di una grandissima compagnia! Provo solo tanta tristezza. Avrei messo la firma sul mio futuro a Firenze ma purtroppo l’ignoranza del nostro Paese ha portato a questo. Sono vicino ai miei tantissimi colleghi che ora sono in mezzo ad una strada e allo stesso tempo vicino a quelli che hanno trovato la forza, come l’ho trovata io, di ricominciare e si sa che quando si viene da un ambiente meraviglioso è molto difficile adattarsi nuovamente.

Ha lavorato anche all’Opéra National de Bordeaux. Come ha vissuto la danza in Francia? Ha notato sostanziali differenze rispetto al nostro Paese?

Sicuramente gli artisti sono tutelati e la passione per la danza e l’arte in genere sono vivissime tra la gente. È stata la mia prima esperienza fuori casa, l’impatto è stato forte soprattutto per la difficoltà nel comunicare, ma poi il periodo  è volato via in un attimo lasciandomi tantissimi ricordi meravigliosi. Un  momento  vivo e ricco d’arte.

Ha interpretato ruoli solistici in coreografie di Ventriglia, Foniadakis, Kylian, Balanchine, Chalmer, Linke, Forsythe, Bournonville, Polyakov, De Candia, Mohovich, Amodio ed altri. In quale ruolo si è sentito più vicino per affinità elettiva?

Lavorare con il maestro Amodio è sempre fantastico. Lui è un genio, un artista, una persona di spessore e con tantissimo da raccontare attraverso i suoi balletti. È stato il primo a notare in me, oltre alla qualità del movimento, un’anima bisognosa di esprimersi. Di Firenze ricordo il grande coreografo Kylián, che ha lasciato una forte impronta nella mia danza, e il nuovo talento coreografico emergente  Andonis Foniadakis con le sue creazioni forti e molto danzate. Ma sicuramente è grazie a Massimo Moricone e al suo Romeo e Giulietta che ho potuto interpretare il ruolo che più sento mio: Mercuzio, un personaggio dalle mille sfumature ed emozioni.

Si è cimentato nella coreografia partecipando alle produzioni per giovani coreografi Short Time I e Short Time II. Come nascono le sue coreografie?

Le mie coreografie nascono con la musica, la prima fonte di ispirazione. Amo creare i passi cercando di rievocare  l’emozione che gli strumenti suscitano nell’ascoltatore. Quella di Short Time è stata la mia prima esperienza coreografica professionale e ad oggi molte cose sono cambiate nel mio modo di creare. I grandi coreografi che si incontrano influenzano molto il modo di vedere la danza. Ci tengo a ringraziare tantissimo il mio ex direttore Francesco Ventriglia per il lavoro svolto insieme a lui e perché mi ha veramente offerto  tantissime opportunità al Maggiodanza, tra le quali appunto una vetrina coreografica.

Nel 2013 è entrato a far parte del corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo. Ci racconta di questa esperienza in compagnia?

Città meravigliosa, teatro di un’imponenza strabiliante. Ho avuto l’opportunità di danzare ruoli fantastici e di entrare in contatto con compagnie prestigiose come la Martha Graham Dance Company. Il tasto dolente, come in altre parti d’Italia,  è il numero di produzioni. Sarebbe bello riuscire a lavorare tutto l’anno come fanno nel resto del mondo, io continuo a danzare con la speranza sempre viva che questo accada.

Quali sono i suoi punti di forza come danzatore?

La mia capacità di dare sentimento al movimento e la continua ricerca della qualità quale espressione della mia danza.

Ha qualche rituale prima di entrare in scena?

Un rituale ben preciso no, ma non mi fermo un secondo e continuo a saltellare qua e là per scaldarmi, magari canticchiando qualcosa di allegro per smorzare la tensione.

Quali altre passioni coltiva oltre alla danza?

Il canto e la recitazione. A Firenze, per il Maggio bimbi, Francesco Ventriglia mi ha dato la possibilità di interpretare personaggi delle storie più amate dai bambini quali il gatto di Pinocchio, Peter Pan e Willy Wonka per degli spettacoli “musical” dove danzavo, cantavo e recitavo. Ho lavorato anche per il musical Rent con una compagnia fiorentina. Insomma, amo l’arte a 360 gradi .

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Come danzatore mi piacerebbe allargare i miei orizzonti fuori dall’Italia, anche se amo il mio Paese e non lo cambierei con nessuno al mondo, ma purtroppo constato tutti i giorni come  i talenti  italiani siano costretti ad emigrare per trovare fortuna. Come coreografo mi piacerebbe creare uno spettacolo tutto mio, sia astratto, per sperimentare un linguaggio che mi rappresenti, sia un titolo classico in una mia versione.

Ha un sogno nel cassetto che le va di confidarci ?

Un sogno sarebbe riuscire a far splendere la danza in Italia per come meriterebbe, ma probabilmente se non cambiano le cose nel nostro Paese questo non accadrà mai. Un sogno invece più personale è quello di riuscire ad afferrarmi nella mia poliedricità e per affermarmi intendo trovare un ambiente dove poter conciliare tutte le mie capacità artistiche.

Angela Lonardo

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