Alessandra Celentano è l’insegnante più temuta di “Amici”, la paladina del collo del piede, colei che dal mezzo mediatico più seguito ha avuto il coraggio e l’onestà di lanciare il messaggio “La danza è di tutti ma non è per tutti”. Una frase forte per le orecchie della stragrande maggioranza del pubblico seduto in divano, a cui piace ascoltare parole ben più rassicuranti. Ma poco importa alla coreografa e professoressa del talent show di Canale 5 che, anche sotto il vigile occhio delle telecamere, parla con schiettezza ai suoi allievi, continuando a lavorare sodo come in teatro (è stata maître de ballet nei principali enti lirici italiani), con competenza e serietà.
I tuoi primi passi nel mondo della danza: come hai iniziato?
“Mia madre, a casa, mi vedeva fare sempre spaccate, ballare e muovermi non appena sentivo la musica. Siccome mia mamma ha studiato danza classica, ed era una cantante lirica, ha capito subito che era il caso di portarmi a lezione di danza. Così sono partita, arrivando man mano al professionismo”.
Una tappa molto importante per la tua carriera è stata l’Aterballetto. Tutto quello che vuoi dirci su questa esperienza.
“Direi che l’Aterballetto è stata la mia esperienza più importante, anzitutto perché ho avuto grandi possibilità, sono stata sfruttata al meglio. Poi ho avuto l’opportunità di lavorare e conoscere i più grandi maestri e coreografi, di ballare un repertorio vastissimo, cosa che è molto importante perché ti forma sotto tanti punti di vista. Conoscere stili diversi è fondamentale, ti rende versatile anche in seguito, quando intraprendi la carriera di maestro o coreografo. Per non parlare del mio direttore, Amedeo Amodio, con il quale ho sempre avuto un bellissimo rapporto, anche di fiducia. Inoltre con la compagnia ho girato il mondo, visto tanti teatri, e nel mentre sono passati da noi i più grandi ballerini: Elisabetta Terabust, Gheorghe Iancu, Vladimir Derevianko, Alessandra Ferri. Dall’Aterballetto ho avuto tutto quello che uno può volere da una professione. E’ stata, quindi, un’esperienza veramente importante e completa”.
Oggi da spettatrice quali compagnie ami vedere in scena?
“Mi piace vedere un po’ tutto per avere il quadro generale di quello che succede nel mondo a livello di spettacoli. Posso seguire la grande compagnia come può essere l’Opera di Parigi piuttosto che il musical, amo spaziare. Forse, pensando ad un nome, l’unica compagnia per cui ho una predilezione è quella di Jiri Kiliàn perché lui è un grande genio”.
Il tuo balletto del cuore.
“E’ un balletto di Alvin Ailey, Night Creature, che ho ballato per tanti anni nel ruolo principale”.
Quando hai capito che la tua strada sarebbe stata l’insegnamento?
“L’ho capito molto presto, quando ancora ballavo, perché mi rendevo conto che ero portata, mi piaceva, ero molto curiosa, non mi fermavo al passo. E poi anche quando montavo le coreografie con i vari coreografi, anche con Amodio, se c’era da ricordarsi un balletto ero quella che si ricordava tutto. Ho intuito che questa sarebbe stata la mia strada quasi da subito e questo è molto importante, perché non è detto che se sei un bravo ballerino sei un bravo maestro e viceversa”.

Anbeta Toromani ed Alessandro Macario in un’intervista recente che ci hanno rilasciato alla domanda “Qual è l’incontro che ti ha segnato?” hanno risposto facendo il tuo nome. Per te è un’ulteriore conferma che svolgi al meglio il tuo lavoro…
“Che carini…Assolutamente sì. Loro sono due persone che stimo molto sia da un punto di vista personale che artistico”.
E invece qual è stato per te l’incontro che ti ha segnata professionalmente?
“Sicuramente gli incontri con Amedeo Amodio, Elisabetta Terabust e Gheorghe Iancu. Sono state tre persone che hanno fatto parte della mia vita artistica e anche personale, perché quando lavori a stretto contatto con qualcuno incidono molto il grande rispetto la grande stima, sotto tutti i punti di vista. Senza dubbio questi sono tre nomi che mi hanno non solo segnata ma mi hanno formata”.

alessandra celentano due
Passare dal mondo del teatro a quello della televisione è stato difficile?
“E’ stato difficile per una questione di tempi in quanto i tempi televisivi sono molto veloci, mentre quelli teatrali sono più consoni al nostro lavoro. Ma per il resto non ho incontrato alcuna difficoltà, ho continuato a fare il mio lavoro allo stesso modo. In tv non ho dovuto sottovalutare o trascurare qualche aspetto, ma ho continuato a lavorare con la stessa intenzione e serietà di sempre. Ed avendo a che fare con ragazzi giovani c’è anche una responsabilità maggiore”.
Senti o ha mai sentito pregiudizi da parte di chi lavora in teatro verso un programma come Amici?
“No, nessun pregiudizio. Credo che il pregiudizio ci sia quando non fai un lavoro di qualità o non sai fare il tuo lavoro. Quando, invece, le persone sanno chi sei e cosa fai, qual è stato il tuo percorso, hanno un grande rispetto, che è quello che io ho sempre sentito”.
Quali doti maggiormente apprezzi in un danzatore?
“La completezza, perché per essere un ballerino la grande difficoltà non è avere solo le doti, solo la tecnica, solo il talento, solo la musicalità o solo la coordinazione. C’è bisogno di una sinergia: ci vogliono tante cose messe insieme per fare un ballerino di un certo tipo”.
Mentre quali sono le caratteristiche che deve avere un buon insegnante?
“Oltre al sapere, che è fondamentale, credo che un insegnante debba aver ballato per trasferire al giovane non solo la sensazione ma tutta la sua esperienza. Molto importante è anche l’aspetto psicologico, ovvero riuscire a capire come fare a tirar fuori il meglio da un allievo”.
Qualche anno fa, in una puntata di Amici, ti abbiamo vista esibirti. Oggi fai ancora la sbarra e, magari, c’è qualche possibilità di vederti nuovamente ballare?
“Purtroppo no, non faccio più la sbarra poiché ho un grosso problema ai piedi: non ho più la cartilagine, un piede l’ho già operato, l’altro lo devo operare. Quindi non tornerò più come prima e vedermi ballare è assolutamente impossibile. Poi ormai ho una certa età, bisogna dare spazio ai giovani. L’esibizione ad Amici è stata una cosa sporadica, che è capitata per caso, ero più giovane, stavo benino, ero allenata. Credo che, al di là della mia problematica, sia giusto sapersi mettere in disparte e la cosa fondamentale è essere molto generosi. Ecco, questa è un’altra cosa importante per chi insegna: cercare di trasferire tutto quello che hai imparato nel corso della tua carriera”.

Da quando hai iniziato a studiare com’è cambiato il mondo della danza?
“C’è stata una grande evoluzione, com’è giusto che sia. Se vai a vedere un repertorio classico, anche un Lago dei cigni, ti rendi conto che una versione di quarant’anni fa e una di oggi, anche se i passi sono gli stessi, sono fatte in maniera diversa. Pure l’immagine della ballerina è cambiata: una volta la danzatrice era piccola, adesso si cercano ballerine più alte, longilinee”.
La tua definizione di talento.
“Il talento non è tangibile, è una cosa che tu hai ed esce in maniera naturale e istintiva, non tocchi con mano ma avverti. Ed anche il pubblico avverte un talento che non ha niente a che fare con lo studio, la tecnica, la dote fisica. E’ perciò quel qualcosa in più che ti distingue dagli altri”.
Quando la danza non assorbe tutte le tue energie cosa ti piace fare?
“Mi piace dedicarmi totalmente ai miei bambini pelosi, i miei quattro cagnolini che per me sono come dei figli. Amo gli animali, tutti. E poi amo il mare”.
Un altro traguardo professionale che vorresti raggiungere?
“Ho avuto tante soddisfazioni sia come ballerina che come insegnante e coreografa, non mi posso proprio lamentare, sono appagata e non ho particolari desideri. Forse, una cosa che non ho avuto e non mi dispiacerebbe è avere una mia piccola compagnia da dirigere”.
Quale consiglio ti senti di dare ad un nostro giovane lettore che sta pensando di presentarsi ai prossimi casting di Amici?
“Il consiglio che do ai giovani che vengono è di essere consapevoli delle loro reali possibilità. Sicuramente Amici è un’esperienza molto bella, formativa ed utile. Si può scegliere di fare questa esperienza anche per capire qual è il proprio potenziale, ma essere coscienti è molto importante”.