Una voce dimenticata, che viene da lontano e che vuole di nuovo essere ascoltata, parla e fa un discorso da brividi. L’Europa, dice, ha dimenticato il suo narratore e con lui i suoi miti, le storie che l’hanno fondata e accompagnata. Così si apre “Non solo Medea” di Emio Greco e Pieter C: Scholten, in scena al teatro Grande di Pompei per Pompeii Theatrum Mundi. In sette passi il narratore ci guiderà, attraverso l’oscurità, al cuore dell’Europa.

Il prologo che ascoltiamo, “Verso l’oscurità”, è di Florian Hellwig, liberamente ispirato a Fort Europa di Tom Lanoye. Accompagnati dal narratore riattraversiamo alcuni miti classici: Medea, l’esiliata, la donna che non vuole soccombere al suo destino, Antigone, la ribelle, Edipo, che non sa chi è, che preferisce le menzogne alla verità, Ifigenia, la vittima sacrificale. “Siamo nati ciechi”, dice la voce, “e appena abbiamo ricominciato a vedere siamo di nuovo ridiventati ciechi”.

Il percorso è diviso in sette parti- rimpiangere, domare, accettare, ribellarsi, negare, realizzare, esodo- in cui i diciassette danzatori del Ballet National de Marseille interagiscono con l’attrice che è di volta n volta Antigone, Medea, Edipo, Ifigenia, l’uomo di oggi che non sa più dove e cosa è l’Europa. In questo spettacolo la danza, la musica dal vivo della percussionista Flora Duverger, i video di Ruben Van Leer, la recitazione di Manuela Mandracchia concorrono ciascuno come parte viva dell’azione teatrale che si mette in scena, nutrendosi l’uno dell’altro, senza sovrapposizioni e senza perdite di senso. Cosa possibile grazie al mirabile lavoro sinergico del coreografo Emio Greco e del regista Pieter C. Scholten, che hanno unito i loro talenti fin dagli anni 90, facendo della loro duplice firma un’avventura coreografica e creando un nuovo termine per descrivere il loro lavoro: extremalism, cioè rigore della ricerca e forza dell’immaginazione. I due artisti fin dagli inizi della loro collaborazione hanno sviluppato un linguaggio originale, che mette insieme tensione e sincronicità, attingendo sia alla tradizione classica sia alla danza postmoderna. Dopo la fondazione della loro compagnia EG I PC a Amsterdam e del centro internazionale d’arte coreografica ICK, nel 2014 sono stati nominati direttori del Ballet National de Marseille, continuando il loro lavoro sul “corpo in rivolta”, alla ricerca di una nuova forma di balletto contemporaneo.

La coreografia di Greco è innovativa, riattraversa gli schemi classici e li mescola alle figurazioni postmoderne, come del resto aveva già fatto nei precedenti lavori, creando un movimento di alta qualità, preciso ed emozionante.

Il tema affrontato in “Non solo Medea” è forte e di dolorosa attualità. Serve forse ricordare che Europa è il nome con cui i Greci chiamavano tutte le terre a nord di Creta e viene dal mito della bella fenicia, Europa appunto, rapita da Zeus. L’Europa nasce con l’attraversamento delle acque del Mediterraneo e in quest’opera l’acqua non a caso è un tema fondante, dai suoni creati dalle mani di Flora Duverger che si agitano in una bacinella  che danno inizio allo spettacolo, alle immagini dei migranti, dei naufragi, delle montagne di plastica con cui riempiamo gli oceani, alle grandi ciotole piene d’acqua poste sulle scalinate del teatro che i danzatori schiaffeggiano. L’Europa di cui si parla non è un territorio geografico o una realtà politica ( ma forse a qualche spettatore si sarebbe dovuto spiegare), è la nostra storia, la nostra identità, che appare frammentata e persa.

Anche le musiche provengono sia dal repertorio classico che dal moderno e quali più rappresentativi di Beethoven e Mahler da una parte e i Pink Floyd, con il loro sound elettronico, dall’altra? Solo che l’Inno alla Gioia viene cantato dai danzatori come fossero un gruppo di scolaretti e i Pink Floyd, presenti fin dall’inizio, chiudono in bellezza: l’homme nouveau, l’europeo che ha attraversato e superato le crisi è ridotto a un essere stanco e incerto, bloccato nei movimenti, ma i danzatori, sul ritmo ossessivo della musica elettronica, sembrano dire che l’energia vitale è ancora tutta lì.

Mara Fortuna

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