Aesthetica - Esercizio n°1
Aesthetica – Esercizio n°1

Il corpo. Amato, odiato, esaltato, sfruttato, omologato, ironizzato, ostentato, strumento potente e primario di ogni manifestazione umana, emotiva o fisica che sia. Elemento attraverso il quale stringiamo un rapporto tutto nostro col mondo che ci circonda. Materia prima di ogni rappresentazione danzata, non può non incuriosire, ogni volta, l’uso (o l’abuso) che se ne fa in uno spettacolo teatrale.

“Aesthetica, esercizio n°1”- con le musiche originali di Vito Pizzo, il disegno luci di Gianni Netti e i costumi di Mario Strino- è il nuovo progetto a cura di Gennaro Cimmino che ne ha curato anche la regia, i costumi ed in parte la coreografia, cofirmata con Gennaro Maione, andato in scena con successo al ridotto del Teatro Bellini.

“Quando ho iniziato a pensare alla possibilità di mettere in scena uno spettacolo che tenesse conto dell’uso del corpo in questa contemporaneità, ho subito pensato al suo rapporto con il web, soprattutto con i social network – spiega Gennaro Cimmino- salta agli occhi che lo sviluppo della tecnologia nella comunicazione di massa ha cambiato il modo di sentire, di pensare, di incontrare e di amarsi. Nella società dell’immagine si vive sottoposti ad un casting continuo. Quello che emerge è che la cultura del corpo è diventata fondamentale per esprimere la propria identità.”

Sei danzatori, rigorosamente uomini, rigorosamente bravi, hanno tenuto alta l’attenzione sull’azione scenica, scandita in forma di quadri da sequenze scorrevoli, piene di energia, con movimenti volutamente ripetitivi e a tratti ossessionanti, decisamente impegnativi dal punto di vista fisico.

Un accenno a Jiři Kyliàn – le quinte ‘nascoste’ nel fondale da cui entrano ed escono i danzatori, ed uno vago ad Hans van Manen nella lunga gonna/pantalone nera utilizzata nell’intensa sequenza che conclude lo spettacolo. Belli i corpi esibiti dai sei interpreti: Gennaro Maione, Flavio Ferruzzi, Sabatino Ercole, Nello Giglio, Giovanni Imbroglia, Antonio Nicastro, molto affiatati tra loro e omogenei nel rendimento in un lavoro pulito e strutturato dove l’ironia, che spesso diventa sarcasmo, ha avuto la meglio.

Ci si aspettava un po’di più da alcune sequenze coreografiche che nel loro insieme hanno però esaltato i momenti di gruppo, in uno spettacolo che ci fa riflettere su quanto la tecnologia possa sconvolgere il nostro quotidiano, entrando con violenza nelle nostre manifestazioni più interiori.

“Si perdono quotidianamente i punti di riferimento perché ne nascono continuamente di nuovi, da cui si viene completamente colonizzati- aggiunge Gennaro Cimmino- un fenomeno chiamato qualche anno fa “vetrinizzazione sociale” nel senso che mette in vetrina ciò che è più privato.”

Sta a noi decidere se rendere pubblico ciò che potrebbe tranquillamente non esserlo.

L’anima – almeno idealmente- è ‘protetta’ dal corpo.

Elisabetta Testa