ROMA – Il 26 e il 27 maggio 2018 nello Spazio del San Lo’ di Roma si terrà una Jam session di Contact Improvisation – “Visioni in contatto” dove le arti si incontrano per creare una fusione tra la musica dal vivo, la contact improvisation e la fotografia.

Abbiamo intervistato Marco Ubaldi per Campadidanza Dance Magazine

Durante il tuo percorso di formazione hai spaziato dallo sport, allo yoga, passando per il teatro danza, fino ad arrivare all’insegnamento della Contact Improvisation come è avvenuta questa scelta e perché?

Arrivare a scegliere la Contact Improvisation e’ stato per istinto, quella sensazione interiore che ti suggerisce di approfondire in quella direzione. Si tratta di un modo di fare danza che dà la possibilità, attraverso le jam, di praticare e di incontrare altre persone con cui praticare. L’ aspetto sociale della danza contemporanea che crea spazi oltre lo studio, la performance e lo spettacolo. Questo aspetto mi ha molto fatto riflettere sulla necessita’ delle persone di trovare spazi di pratica avendo esperienze molto diverse nella danza o altro. Un modo di stare assieme a prescindere la diversita’ in una societa’ moderna.

Come nasce il tuo progetto “Contact improvisation – Visioni in contatto”?

L’idea del progetto nasce per dare visibilità’ e condividere il nostro interesse per la Contact Improvisation. Aver invitato persone interessate a fare foto durante la jam, ma non necessariamente professionisti della fotografia, non bastava. Un giorno Simona Verrusio mi disse “si potrebbe fare una mostra fotografica con jam”. A me l’ idea e’ molto piaciuta e ci siamo imbattuti in questa avventura.Un processo che sta dando la possibilità a chi ha fotografato di esporre delle foto, ai musicisti di creare musica durante una jam e a noi di essere parte organizzativa. Un work in progress che non vuol essere una classica mostra fotografica o una classica jam. Un esperimento che possa darci suggerimenti per il futuro ed esperienze di ascolto e sensoriali nel presente.

L’evento si svolge con la cooperazione dell’Associazione “Piedi Nudi” diretta da Simona Verrusio, quando e perché è iniziata la collaborazione?

La collaborazione con Simona Verrusio, con cui ho un legame sentimentale, e’ iniziata dopo che Simona ha espresso l’idea di fare una mostra con jam. Provare assieme a costruire un evento e’ come poter lavorare alle nostre passioni tra l’arte, e l’ arte di organizzare. Una nuova possibilità di tempo e di scambio vissuti in un modo nuovo.

Raccontaci il perché della fusione tra contact, fotografia e musica dal vivo.

La fusione tra le arti ci è sempre interessata e come questo possa arricchire. La fotografia perché ferma il tempo ed attraverso l’immagine si può rivedere, risentire, rivivere il vissuto. La musica per trovare nuovi dialoghi con musicisti che non conoscevano la Contact Improvisation.
La Contact come canale che mette sulla stessa frequenza o almeno sperimenta questa possibilità di accordare i corpi all’ascolto. Una possibilità di sperimentare grazie alla generosita’ delle persone che hanno partecipato tra fotografi e musicisti. L’ improvvisazione non sapendo con esattezza cosa possa succedere ad ogni jam. Un insieme di ingredienti che collaborando possono rinnovare e rinnovarsi.

Un’ultima domanda: “Che cos’è per te la danza? A chi vorresti dedicare i tuoi successi professionali?”

La conoscenza del corpo e del piacere che ne possiamo ricavare, oltre che la salute, per me e’ la danza. Poi c’e’ l’ aspetto della creazione che ci da la possibilita’ di esprimere e dare forma al nostro sentire, alla nostra relazione e visione del mondo. Nell’insegnamento della Contact imporvisation la lezione per me è un’opera d’arte, una creazione in ascolto con le esigenze del presente. Non e’ facile dire quali siano i “successi” nella mia professione. Per ora faccio fatica a vivere di questa professione nonostante lavoro tantissimo a promuoverla. Non faccio questo lavoro prima di tutto per i soldi ma per passione, ma e’ giusto che sia anche un lavoro per guadagnare da vivere, riconosciuto, come tutti gli altri lavori. Vorrei vivere di quello che mi piace e fa star bene ed ho studiato e continuo a farlo per essere un professionista. Forse il successo più grande e’ aver avuto la possibilità di incontrare bravi maestri che prima di me hanno fatto un percorso con la danza e la vita. E’ a loro che dedico il mio successo, la mia crescita.
Anche ai miei genitori e al loro lavoro che mi ha dato la possibilità di arrivare fino a qui oggi. Un’ altra cosa che mi viene in mente come successo, e’ avere degli allievi che hanno voglia di studiare, fare un percorso frequentando il corso tutto l’ anno. E poi questo evento Visioni in Contatto può essere visto come un altro passo in avanti, un successo, una possibilità nuova per esplorarci.

 

Angela Alvino

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