Alberto Testa non è più!! Questa notte ci ha lasciato e, dopo  97 anni, il mondo della danza italiano è più povero. Non più solo, perché il suo denso lavoro di storico, critico e divulgatore resterà nelle numerosissime pagine da lui scritte sia come autore, sia come critico di danza per il quotidiano La Repubblica. Ma più povero si! Perché con lui si perde l’eleganza e la classe di un irripetibile uomo di altri tempi, sempre contenuto, sereno e sorridente. Intere generazioni di coreografi,  ballerini e maestri hanno seguito le sue lezioni negli oltre trenta anni di docenza di Storia della danza all’Accademia Nazionale di Roma ricche di aneddoti, ricordi e acute osservazioni. Artisti e talenti da tutto il mondo sono stati segnalati e premiati a Positano dal 1969 grazie al prestigioso Premio per l’Arte della danza, divenuto poi  Léonide Massine, da Testa ideato e diretto per lunghissimi anni. La sua immensa memoria, ricordata ed esaltata in un servizio di “Ulisse” dal suo amico Piero Angela, è conservata in numerosi libretti in cui annotava tutto ciò che di rilevante gli accadeva e animava il mondo della danza. Ricordava di aver visto ballare, bambino, Anna Pavlova nella Morte del cigno e di aver subito lì, in quella occasione, la sua iniziazione al mondo della danza[1].

Si era laureato in Lettere a Torino, sua città natale, con una tesi sulla danza ed aveva studiato arti coreutiche con  Grazioso Cecchetti, figlio di Enrico e con Susanna Egri. La sua esperienza di danzatore lo aveva portato ad incontrare e conoscere importanti coreografi e registi quali Léonide Massine, Margarete Wallmann, Aurel Millos, Serge Lifar, Nives Poli, Jannine Charrat, ed aveva partecipato a numerosi festival come quelli del Maggio Musicale Fiorentino, del Festival di Salisburgoo e collaborato con il Teatro San Carlo di Napoli ed il Comunale di Bologna. Era orgoglioso della sua attività di coreografo esercitata nella creazione di molte parti danzate delle principali opere del repertorio ottocentesco  ma ricordava con entusiasmo le sue coreografie per il film  Il Gattopardo di Luchino Visconti e per numerosi film di Franco Zeffirelli: Romeo e Giulietta (1967), Gesù di Nazareth (1976), La Taviata (1982), Otello (1986), Il giovane Toscanini (1988).

Ha curato importanti mostre tra cui quella sui  Ballets Russes: Ricordo di Serge Diaghilev 1872-1929 al Teatro alla Scala di Milano e al teatro La Fenice di Venezia nel 1972, su Maurice Ravel sempre alla Scala, sui coniugi Sakharoff a La Versiliana e sulla documentazione sulla danza al Teatro regio di Torino.

AIRDanza, l’associazione di studi e ricerca sulla danza, ha dedicato a Testa il primo numero della sua collana, pubblicato da Massimiliano Piretti Editore,  dal titolo Il libretto di ballo. Riflessioni storiche e teoriche in omaggio ad Alberto Testa, curato da Patrizia Veroli in cui, tra l’altro, è segnalato l’indice dei libretti di ballo contenuti nella collezione Testa curato anche da Mattia Scarpulla. Il volume è il frutto di una Giornata di Studi organizzata nel 2012 all’Accademia Nazionale di Danza su suggerimento di Flavia Pappacena, allieva e poi collega di Testa, per celebrare i novanta anni del Maestro.

 Testa ha organizzato numerosi Concerti di danza e, soprattutto, ha curato la Maratona di danza del Festival dei Due Mondi di Spoleto dal 1977 al 1988 proponendo artisti e coreografi spesso ancora sconosciuti per il pubblico italiano. In questa attività è stato a lungo affiancato da Vittoria Ottolenghi, collega in quanto critico di danza, dalla personalità diversa e, a tratti, antitetica alla sua molto compassata e solare, ma alla quale era legato da reciproca stima ed amicizia. Tante volte hanno scherzato insieme sul fatto che, per la memoria storica della danza italiana, rappresentavano il Victoria and Albert Museum. Ora, nuovamente riuniti, dall’Empireo della Danza ci osservano con occhio critico ma certamente benevolo!

Roberta Albano


[1] Il ricordo è precisamente segnalato nel libro Alberto Testa, Sulla danza. Memorie, riflessioni, Bologna, Massimiliano Piretti Editore, 2013